La pandemia sta finendo?

La pandemia sta finendo?

E se la pandemia da Covid-19 stesse finendo?

Lo so, potrebbe sembrare una provocazione oltraggiosa, data l’attuale situazione in Italia. Si vocifera di un nuovo lockdown, gli ospedali stracolmi e gli scienziati che parlano una “terza ondata” imminente e devastante.

Tuttavia, dagli Stati Uniti arrivano segnali incoraggianti. La superpotenza è una di quelle nazioni, assieme ad Israele e Regno Unito, che stanno procedendo a velocità supersonica nella campagna vaccinale, mentre l’Unione Europea si trova in enorme difficoltà.

Nello specifico però, queste indicazioni potenzialmente positive non arrivano dai bollettini sanitari, ma dai mercati finanziari.

Nyse,Nasdaq, Dow Jones. Facciamo ordine.

La principale Borsa valori statunitense è la New York Stock Exchange(NYSE). Ha sede nella famosissima “via del muro” cioè Wall Street dal 1817. Nel 1971 è nato un altro mercato borsistico sempre nella Grande Mela: si tratta del Nasdaq, dove si quotarono le aziende dell’allora  nascente settore elettronico.

Il Nasdaq conobbe uno sviluppo significativo nella seconda metà degli Anni 90, con la nascita del fenomeno Internet. L’anno di riferimento è il 1995: nonostante il World Wide Web fosse nato ufficialmente nel 1991, è nel 1995 che la Microsoft lancia il mitologico Windows 95, programma operativo rivoluzionario per l’epoca. Il 2000 però è l’anno di scoppio della dot-com bubble, che porterà ad un crollo degli indici azionari, che recupereranno solo a cavallo fra il 2002 ed il 2003.

La rivoluzione tecnologica dell’ultimo decennioha determinato una crescita a dir poco portentosa del Nasdaq. Vi si sono quotate aziende come Apple, società a maggior capitalizzazione del pianeta, seguita dai soliti noti: Google. Facebook, Amazon.

Per avere un’idea degli andamenti borsistici, si usano gli indici:si prende un”paniere” di titoli e si fa una media delle loro variazioni. Al NYSE il riferimento è lo S&P 500, cioè i 500 titoli più capitalizzati. L’indice sicuramente più famoso è il Dow Jones creato da Charles Dow, fondatore del Wall Street Journal, ed Edward Jones, statistico. Esso soppesa il prezzo dei primi 30 titoli a Wall Street, quindi una platea molto limitata.

L’iniziale obiettivo di questo indice era monitorare solo il comparto industriale( il nome completo è Dow Jones Industrial). Le 30 blue chips ormai sono molto noti, e comprendono vari settori. Il comparto petrolifero con Chevron, quello aerospaziale con Boeing, il bancario con Jp Morgan e Goldman Sachs, quello alimentare con Mcdonald’s e Coca Cola, Walt Disney per l’intrattenimento e Nike per l’abbigliamento.

Negli ultimi anni si sono quotati al Dow Jones anche titoli in precedenza al Nasdaq. Fra essi:Apple, Microsoft, Intel,Cisco e Wallgreens, guidata dall’italiano Stefano Pessina.

A sua volta, anche il Nasdaq si suddivide in due tronconi: il Composite, che contiene tutti i titoli, ed il Nasdaq 100, con i titoli a più alta capitalizzazione.

Quindi, a New York ci sono  borse: il Nyse ed il Nasdaq. Nella prima sono quotati i comparti più tradizionali, nella seconda i tecnologici.

Dalle stalle alle stelle e ritorno

Il mercato finanziario americano ha registrato perdite terribili a seguite della crisi subprime del 2008. Nel marzo 2009 il Dow toccò il minimo storico a 6547 punti. Da allora però è partita un lunghissima ripresa, durante la quale sono stati frantumati innumerevoli record. Fino alla pandemia.

Dopo il primo caso riportato a Codogno, sui mercati finanziari si scatena il panic selling: azioni, obbligazioni, titoli di Stato ed addirittura l’oro vengono (s)venduti. Il 23 marzo 2020 è il giorno peggiore per Dow e Nasdaq, rispettivamente con 18.591 e 6860 punti. Già nei giorni successivi, tuttavia, le perdite vengono gradualmente recuperate e poi si cominciano a registrare nuovi guadagni da capogiro.

Al 12 febbraio 2021, il Dow guadagna il 69% ed il Nasdaq addirittura il 105%(!!). Questo perché i titoli tecnologici non solo non hanno subiti danni dalla pandemia, ma si sono rafforzati. La gente chiusa in casa si trova ad acquistare su Amazon, guardare film su Netflix, leggere notizie su Google ed ascoltare la musica su Apple.

L’inversione

La scelta del 12 febbraio non è casuale. Da quel giorno, il Nasdaq ha iniziato a scendere, anche fisiologicamente. Il 22 febbraio si registra però un fenomeno insolito: una serie di vendite dei titoli tecnologici per acquistare quelli quotati al Nyse.Questo fenomeno si è ripetuto anche nei giorni successivi portando a perdite per Google, Apple o Netflix anche del 4%.

È plausibile che i ruoli si siano invertiti. I titoli che maggiormente sono stati colpiti dalla pandemia ( compagnie aeree e turismo ad esempio) potrebbero essere i primi a beneficiarne. Anche se la pandemia non è sconfitta, va ricordato che gli andamenti borsistici tendono a prevedere correttamente quelli dell’economia reale e della società. Speriamo anche questo sia il caso.

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

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