I no vax che devono tutto ai sì vax

I no vax che devono tutto ai sì vax

Il popolo dei così detti no vax, da ormai 13 settimane consecutive(3 mesi circa) scende in piazza con manifestazioni più o meno autorizzate, picchetti e slogan di vario genere.

Slogan che hanno anche scomodato paragoni importanti, come le leggi razziali del 1938, il fascismo e l’attentato alla Costituzione.

Un popolo fortemente eterogeneo al suo interno, per ideologia politiche, situazione socioeconomica e provenienza geografica, ma accomunati da alcuni sentimenti: la paura verso i vaccini, in particolare quelli anti Covid 19, la rabbia verso le restrizioni imposte dalla pandemia, in primis la compressione delle libertà individuali e la “dittatura sanitaria”.

A fronte di questa minoranza rumorosa, citando Richard Nixon, si contrappone però una maggioranza silenziosa, quantitativamente soverchiante.

La matematica non è un’opinione

Sono quasi 44 milioni gli italiani che hanno completato il ciclo vaccinale, cifra che sale a 46 milioni se si considerano gli immunizzati con almeno 1 dose: quasi l’80% della popolazione complessa, includendo gli under 12 che,almeno per ora, non possono sottoporsi all’inoculazione.

Numeri che non lasciano spazio a contestazioni, considerando che in alcune regioni leader come la Lombardia si sfiora il 90% di vaccinazione: una immunità di gregge pressochè totale.

Psicologia o psicodramma collettivo

Analizzare la psicologia di una platea così vasta e trasversale come quella dei no vax è impresa ardua. Possiamo però notare come, dall’arrivo in Italia del coronavirus, si siano succedute delle tendenze di massa.

Il primo momento è quello della primavera 2020, quando il Belpaese e praticamente tutto il mondo erano agli arresti domiciliari per contenere il contagioso virus cinese. I cori e gli inni intonati con i vicini di balcone risultarono una utile terapia collettiva per affrontare quel drammatico momento(che molti hanno paragonato ad una guerra, per esorcizzare la paura della morte e dell’ignoto di quel morbo.

Quando il numero dei decessi quotidiani si avvicina alla terrificante soglia di mille(non ce ne vogliano Orietta Berti, Fedez e Achille Lauro)  ci si interrogava quando e se sarebbe arrivato un vaccino efficace.

La velocità è stata incredibile: se fino a 12 mesi fa non c’erano, oggi quasi la metà della popolazione mondiale ha ricevuto almeno una dose.

All’arrivo dei primi vaccini non si levarono proteste, se non per qualche giornalista quarantenne o politico settantenne che saltava la fila per ricevere l’ambito farmaco prima degli altri.

Quando luna diffusione abbastanza estesa delle vaccinazioni ha ridotto sensibilmente morti e ricoveri, si è iniziato a “filosofeggiare” sui vaccini, arrivando ad organizzarsi in movimenti fondati su toni da guerra civile.

Sono decine di migliaia le persone che, lo scorso weekend, hanno sfilato per le varie città italiane contro il green pass, ritenuto uno strumento da regime totalitario.

Fa però riflettere il fatto che, ad ottobre dello scorso anno, molte di quello persone scivolarono in uno stato di profonda angoscia e depressione, man mano che il governo Conte II con i suoi famigerati DPCM varava una infinita serie di restrizioni.

Niente feste o cene al ristorante, mascherine obbligatorie all’aperto, sport vietati, oltre alla colorazione delle Regioni in base al rischio del contagio. Oggi fortunatamente tutta l’Italia è in zona bianca e le limitazioni sono stato drasticamente ridotte rispetto allo scorso autunno. Una simile rimozione di memoria collettiva è sconcertante.

Citazioni famose(e utili)

All’indomani della vittoria nella Battaglia d’Inghilterra, un gigante della storia come Winston Churchill  tributò queste parole agli eroici piloti della RAF: Mai, nella storia dell’umanità, così tanti hanno dovuto così tanto a così pochi”.

Oggi, 80 anni dopo, il principio vale all’inverso: mai così pochi devono così tanto a così tanti. Paradossalmente, anche chi protesta contro il green pass e le mascherine può farlo grazie a coloro che si sono vaccinati.

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

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