No, il Concordato non si può abolire

No, il Concordato non si può abolire

Il dibattito intorno al DDL Zan, infiammato dalle dichiarazioni di Fedez per il concerto del 1 maggio, ha coinvolto anche lo stato del Vaticano.

Secondo la Santa Sede, rappresentata da Paul Richard Gallagher, capo della diplomazia, il DDL sull’omotransfobia andrebbe rivisto (non eliminato) per sanare violazioni circa la libertà della Chiesa Cattolica, all’articolo 2, commi 1-3 di: ”liberta di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale” e garanzie “ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”

Vediamo di capire meglio di cosa stiamo parlando.

La genesi dei Patti Lateranensi

Il Concordato è il documento ufficiale che regola i rapporti fra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, aggiornato l’ultima volta nel 1984.

L’accordo fra Italia e Stato Vaticano era già presente nei Patti Lateranensi, eponimi del palazzo dove vennero sottoscritti nel febbraio 1929, fra Benito Mussolini  e dall’allora segretario di Stato vaticano, il Cardinale Pietro Gasparri.

Furono accordi molto importanti, perché misero fine a 60 anni di disputa Stato-Chiesa, iniziati con la breccia di Porta Pia del 1870, a seguito della quale Roma  diventò capitale del Regno d’Italia.

Prima di quegli accordi, non esistevano rapporti ufficiali fra le due entità; il Papa era considerato un prigioniero politico dei Savoia, privato dei suoi possedimenti in tutto il Centro Italia, con i cattolici che fino al 1913 (Patto Gentiloni) erano inibiti alla partecipazioni politica.

Quello che il regime fascista chiedeva era di ridurre pesantemente l’autonomia delle organizzazioni cattoliche, potenziali minacce per il regime; in cambio, Città del Vaticano era riconosciuta come Stato libero e indipendente, assieme ad esenzioni fiscali e posizione di preminenza della religione cattolica nella società italiana. Pensiamo ad esempio all’obbligatorietà del crocifisso negli spazi pubblici e l’insegnamento della religione cattolica. A sua volta, il Papa riconobbe la sovranità del Regno, con Roma legittima capitale.

Alla fine, Mussolini raggiunse i suoi obiettivi: le organizzazioni giovanili cattoliche furono  soppresse o videro comunque una forte riduzione delle loro attività.

I Patti del 1929 sono un curioso ibrido fra un trattato internazionale e un accordo politico-religioso, come altri stipulati dai Papi fin dai tempi di Napoleone.

Avanti veloce al 1984

Nella Costituzione repubblicana, entrata in vigore il 1 gennaio 1948, i patti furono riconosciuti dall’articolo 7, nel pieno dei principi fondamentali dello Stato. L’articolo prevedeva che una modifica reciprocamente accettata non avesse bisogno di revisione costituzionale. Questo articolo fu reso possibile anche dalla lungimirante mediazione di Palmiro Togliatti.

In base a questo principio, nel febbraio 1984 il governo guidato da Bettino Craxi si accordò per una serie di modifiche. Il Vecchio Concordato di 45 articoli fu sostituito da uno più snello, di appena 14. L’interfaccia dello Stato italiano, in questa occasione, fu principalmente la Conferenza Episcopale Italiana (CEI).

Una delle modifiche più importanti fu la rimozione dello status di religione di Stato alla religione cattolica, rendendo facoltativa l’ora di religione nelle scuole. Anche sul fronte del matrimonio ci furono modifiche importanti: il Concordato del 1929 rendeva l’unione canonica un vincolo indissolubile, quello del 1984 (venuto dopo il referendum sul divorzio) ne riconosce gli effetti civili, a patto che siano trascritti su appositi registro. Nel 1984 fu poi introdotto anche l’8 per mille.

Nonostante all’epoca abbia rappresentato una novità sicuramente notevole, molte persone ritengono oggi anacronistico il Concordato degli Anni ’80, dato che le leggi moderne prevedono moltissime tutele per le minoranze, religiose e non, e che questi accordi vengano utilizzati dal Vaticano per ingerenze nei dibattiti nazionali.

La guerra del DDL Zan

La richiesta della diplomazia vaticana di rivedere il disegno di legge ha suscitato polemiche da tutti i fronti. A partire da Fedez (passato da canzoni dove derideva Tiziano Ferro ad alfiere indefesso dei diritti delle minoranze), passando per la cantante Elodie fino al deputato di +Europa (a quanto pare esiste ancora) Riccardo Magi che ha proposto la radicale abolizione del Concordato.

Come abbiamo visto, questo è materialmente impossibile, a meno di non orchestrare un golpe. Anche se viviamo nell’epoca dell’istantaneità e dell’emotività, dove la diffusione di opinioni semplicistiche ad opera di chi ha tanti followers sta producendo enormi danni, fa specie che un’uscita del genere provenga da un rappresentate delle istituzioni.

Il Vaticano, poi, ha meramente esplicitato quanto già sottolineato dalla CEI per bocca del suo presidente, il cardinale Bassetti, che non ha chiuso unilateralmente al DDL Zan, ma ha invitato ad un dialogo, suscitando l’apertura del segretario del PD, Enrico Letta.

Ogni dibattito social sulla recessione unilaterale del Concordato che regola i rapporti con la principale confessione religiosa del paese e le relazioni diplomatiche con uno Stato sovrano è semplicemente fuorviante.

Sappiamo, però, che Oltretevere sanno ponderare le decisioni; in fondo, se hanno resistito a 2000 anni di guerre, dittature, pestilenze, carestie, re e imperatori, sopravvivranno anche agli hashtag di qualche influencer nato ieri.

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

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