Momento storico o Memento Mori?

Momento storico o Memento Mori?

“E’ finita Beppe, andiamo a Berlino”. Celebre è la frase del famoso cronista Fabio Caressa quando l’Italia vinse per 2 a 0 contro la Germania di Jürgen Klinsmann al Westfalenstadion di Dortmund e volò a conquistarsi poi la Coppa del Mondo contro la Francia del poco apprezzato Raymond Domenech. Pur da fervido seguace del pallone, questo ricordo serve a scuotere le memorie degli italiani, che tanto amano il calcio, strumento potente di coesione nazionale. Questa partita giocata, però, ha un valore ben più ampio, profondo, incisivo. Non è un match di Champions, ma non può dirsi che i livelli di tensione, nervosismo, agonismo non fossero elevati. Il Presidente del Consiglio Charles Michel poco dopo le 6 annuncia su twitter: “Deal”. Il ’90 è stato fischiato. Tutti sotto le docce. Ludibrio, gaudio, è un momento storico. Ne siamo sicuri? Non è forse un “Memento Mori”?

E’ ora di una dormita

Quello che parla dinanzi ai giornalisti è un Conte visibilmente stanco. E’ stato uno dei Consigli Europei più lunghi mai verificatisi nella storia. Uno dei più difficili? Sicuramente non rientra tra i più semplici considerando che il nostro Presidente del Consiglio viene da mesi di difficile gestione del Covid-19 in Italia e di complicazioni economiche, sociali e politiche che ne son conseguite. Aggiungiamoci una buona dose di pressione sul collo legata per lo più al rischio di tornare a mani vuote (o con risultati scadenti) che avrebbe segnato la sua fine politica. Affrontare questi momenti con tale pressione sicuramente non semplifica il lavoro.

Il Re di Denari: La Germania

Giuseppe Conte, Angela Merkel e Mark Rutte a dialogo

C’è da dire che Giuseppe Conte non ha giocato questa partita da solo. Dietro di sé (o accanto, per meglio dire) la lista di alleati si è via via incrementata. Agli alleati della prima ora, che sottoscrissero la sua famosa lettera aperta per richiedere gli eurobond (tra cui risultavano già Francia e Spagna), si è aggiunto il vero asso nella manica, la Germania. In queste trattative la Germania corrisponde, per chi è pratico di carte, al “Re di Denari” a 7 e mezzo. E’ quella carta che, eccetto sorprese, ti consente di arrivare a 7 o 7 e mezzo. Insomma, male che va, non ti fa vincere, ma non ti fa nemmeno perdere. Ancora una volta Angela Merkel tira via le castagne dal fuoco. Merito suo? Sicuramente hanno inciso notevolmente, sia la Confindustria tedesca, che dipende dalla manifattura italiana in settori fondamentali, sia un’opinione pubblica e politica che ha mal digerito la Sentenza della Corte di Karlsruhe di un paio di mesi fa. Lungimiranza o necessità? Chi vivrà vedrà.

Autogol

Nuovo acquisto della maggioranza europea è sicuramente stato il blocco dei paesi Ungheria-Polonia. E’ un tandem che così tanti problemi ha creato all’UE per la gestione migratoria, ma che, più che intolleranza verso i migranti, pare provare una vera e propria allergia verso lo Stato di Diritto. La Danimarca, (che è tra i paesi frugali) nel proporre la “condizione” che fosse rispettato lo Stato di Diritto per accedere ai finanziamenti, ha segnato un clamoroso autogol. Nobili intenti sicuramente, ma poco realismo politico. Paradossalmente Ungheria e Polonia che potevano divenire una vera spina nel fianco per le trattative (e lo erano stati all’inizio), sono divenuti fervidi sostenitori della linea italiana al grido: “Niente ingerenze negli affari interni”.

Win or lose?

Giuseppe Conte e Mark Rutte

Momento storico o Memento Mori? Probabilmente nessuno dei due o entrambi. Sia la posizione “mediterranea”, il cui alfiere è stato l’Italia, tanto la posizione “frugale”, sventolata prepotentemente sotto il vessillo olandese, erano chiaramente spropositate. Da un lato e dall’altro. L’Italia chiedeva sforzi finanziari mai visti prima, l’Olanda ed i suoi accoliti proponevano soluzioni tanto assurde che probabilmente, se impugnate di fronte alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sarebbero state bocciate. Ma nulla di strano, cari signori. Fa parte del gioco. Il gioco si chiama “trattative” e la posta in palio era ed è altissima. Sicuramente le posizioni italiane sfoggiavano intenti nobili, tra cui la ripartenza economica di tutta l’Europa e la tutela delle prerogative delle Istituzioni Europee, rispetto ad una visione più limitata e poco lungimirante dei frugali.

I cinque frugali

Riunioni preparatorie dei “cinque frugali”

Tutti parlano di momento storico e personalmente mi sento d’abbracciare in parte questa esultanza. Le preoccupazioni, infatti, restano. Non entrerò nel dettaglio delle Conclusioni del Consiglio Europeo, che lascio a persone più esperte di me, ma desidero soffermarmi sul nuovo blocco sorto, proprio quello dei paesi frugali. La composizione è geograficamente e politicamente eterogenea, consta dell’Olanda di Rutte, della Danimarca, della Finlandia, della Svezia e dell’Austria. Interessante notare come tra essi solo Kurz può essere annoverato tra i “populisti” mentre gli altri paesi sono a guida centrista o socialdemocratica. Ciò che emerge in modo più allarmante però è l’anima di questi paesi. Insieme costituiscono poco più della popolazione italiana, sono paesi che fino a poco fa erano fieramente seduti vicino alle gambe tedesche, che sono insorti e che pensano più ad un’Unione tra nazioni, più che ad un’Unione sovranazionale.

Inter nationes o “supra nationes”?

Spesso i due termini vengono adoperati come sinonimi, ma in questa sfumatura si annida tanto, tantissimo. Se l’Unione aveva fatto un passo indietro col fallimento dell’allora Costituzione Europea e si era parzialmente rifatta col Trattato di Lisbona, questi paesi sventolano una posizione preoccupante. Non si guarda ad un’Unione politica, ma ad un’unione di interessi. Si badi bene, non un’Unione prettamente economica, ma ad una struttura come quella odierna, capace di assicurare loro buoni vantaggi economici e politici e che su di loro faccia ricadere i minimi costi di “gestione”. Non è un caso che tutti loro siano infatti paesi “piccoli”, non in un’ottica geografica, ma che rientrano tra le piccole potenze.

I nuovi “Visegrad”?

Proprio come i paesi di Visegrad nasce un nuovo gruppo all’interno dell’UE, che porta avanti una sua idea di Unione, che continuerà a battagliare contro nuove evoluzioni e rafforzamenti politici della stessa. Nulla di strano, forse. Lo è però la partecipazione dell’Olanda che è uno tra i paesi fondatori. Ed attenzione, cari amici, la partita non è finita qui. Il famoso “freno d’emergenza” è infatti presente, la valutazione dei piani dei singoli paesi dovrà essere approvata dal Consiglio Europeo a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, il tetto delle somme a fondo perduto si è ridotta ed i paesi frugali contribuiranno in maniera minore al progetto. I proclami trionfali della politica son belli, ma spesso ingannevoli o inesatti.

Rette parallele

Probabilmente nelle maggiori cancellerie d’Europa ed a Bruxelles, ora, si starà tirando un lungo sospiro di sollievo, rigorosamente dopo una lunga dormita. Ciò non toglie che l’orizzonte sia preoccupante. Ancora una volta l’Europa si è dimostrata un “condominio litigioso” e quasi sicuramente continuerà ad esserlo. L’aspetto preoccupante però non è questo. Ciò che più mi allarma è l’ampliarsi di divergenze di vedute. Si badi bene, non divergenze sui modi, ma sui fini. Da un lato vi è chi è disposto ad integrarsi maggiormente, dall’altra chi invece tiene stretta la propria sovranità e vuole occupare l’ormai vuoto trono del Regno Unito.

Sanna Marin, l’idolo delle donne che sta con i “cattivi”

Sanna Marin, 35 anni, Primo ministro della Finlandia

Simpatico è notare, nelle ormai conclusioni come tra i paesi frugali appaia anche la Finlandia, guidata da Sanna Marin. 34enne, giovanissima, donna. Insomma il prototipo ideale delle figure che piacciono agli italiani con lo spritz in mano. Ideologi del nulla, che per meriti ancora non pervenuti, sarebbero stati capaci di intitolarle strade o piazze, solo perchè corrispondente al loro idealtipo. Si son dovuti svegliare, ahimé, da un bel sogno, perché questa volta la loro paladina era la parte dei “cattivi”. Memento Mori anche per voi. Che dire, in Italia nello scegliere dei modelli di virtù siamo sempre bravissimi.

Memento Mori?

Momento storico o Memento Mori?
Chi lo sa. Ma come disse il buon Massimo Troisi: “si si, mo me lo segno proprio”.

Maurizio Troiano

Diplomato col massimo dei voti al Liceo Classico di Foggia, ho deciso di seguire il percorso più vicino a me, quello di Scienze Politiche. Trasferitomi a Siena, ho trascorso qui anni eccezionali, laureandomi in Relazioni Internazionali con 110/100 e lode, ma soprattutto incontrando persone meravigliose, grazie alle quali son riuscito a costruire questo blog. Da Siena ho raggiunto Forlì, laureandomi in Scienze Internazionali e Diplomatiche, intraprendendo il percorso della diplomazia, che è il mio sogno ed obiettivo. Concluso ormai il Master in Scienze Diplomatiche a Roma presso la SIOI, sto proseguendo nelle mie ricerche nell'alveo delle relazioni internazionali, dei rapporti tra Stati e degli affari esteri che ho avuto modo di approfondire anche grazie a numerosi progetti e simulazioni internazionali. Mi animano motivazione e passione, sono loro a guidarmi ogni giorno tanto nel blog quanto nei miei studi. In fin dei conti, come sosteneva Norman Augustine: “La motivazione batterà quasi sempre il semplice talento.”

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