Zingaretti e la sinistra fra miti del passato e nuove prospettive

Zingaretti e la sinistra fra miti del passato e nuove prospettive

Eh niente.. Il segretario del Partito Democratico e Presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti è di nuovo nella bufera. Dopo le accuse da parte della giornalista di Repubblica Concita de Gregorio che lo ha definito un ologramma, aggiungendo anche che l’anima democristiana interna al partito ha ormai preso il sopravvento su quella di matrice comunista, Zinga si trova nuovamente sotto i riflettori per il confronto dialettico avuto con la conduttrice di mediaset Barbara D’Urso. L’ultimo scivolone del segretario PD sarebbe quello di aver difeso il programma della D’Urso, format televisivo che potrebbe essere interrotto anticipatamente, adducendo come argomento fondante del proprio pensiero, il fatto che uno dei volti più noti di canale 5 abbia con i suoi programmi avvicinato le persone alla politica anzi peggio, “la voce della politica vicino alle persone”. Questa è la chiosa finale del tweet di Zingaretti che tante polemiche ha innescato sia online che offline e merita di essere analizzata attentamente.

La politica popolare delegata

Il problema della dichiarazione del leader PD non è tanto il riconoscimento, più o meno legittimo, del ruolo di certe trasmissioni di attualità o approfondimento giornalistico le quali effettivamente possono e devono essere un tramite ed un controllore tra il mondo della politica e quello dei cittadini. Tuttavia il dovere e l’opportunità di far sentire la voce della politica vicino alle persone deve necessariamente essere una prerogativa dei partiti, se poi si tratta di partiti di sinistra ancora di più. Zingaretti è inutile negarlo, nell’arena politica attuale la quale nella maggior parte dei casi risulta essere troppo chiassosa, patisce la scarsa capacità di essere un efficace comunicatore. Questo però rappresenta un problema: un conto è comunicare poco; altro conto è comunicare male, cioè esternare in modo maldestro messaggi che possano nuocere allo schieramento che si rappresenta. Purtroppo nel confronto dialettico con la conduttrice televisiva, Zingaretti sembrava quasi voler delegare l’uso di un linguaggio che dovrebbe invece essere di propria competenza, anche perché la D’Urso essendo interessata agli ascolti ed essendo esponente di una TV generalista cerca di parlare a tutti e per tutti, mentre Zingaretti deve cercare di parlare ai “suoi”.

De Gregorio Vs Zingaretti

Chiedo scusa se torno sulla polemica fra il segretario del PD e la firma di Repubblica ma è doveroso e soprattutto mi offre la possibilità di spezzare una lancia in favore del buon Zinga. La critica in questo caso a mio parere è ingiusta, si inputa infatti al leader democratico di non riuscire a tenere a bada la corrente democristiana del partito nei confronti di quella comunista.

Dispiace dirlo ma purtroppo questo è un po’ il peccato originario del partito democratico: esso è infatti una fusione fra gli ex comunisti dei Democratici di Sinistra e gli ex democristiani della Margherita, fazioni che durante la prima repubblica si sono battagliate per quasi mezzo secolo. Riprendendo le parole dell’ex presidente del consiglio ed ex segretario DC Ciriaco De Mita: “Due culture politiche sono dialettiche ma non si sommano”. 

C’è poi una questione che ha specificamente riguardato i cambiamenti ideologici del PCI dopo la caduta del Muro di Berlino. Anche qui il problema è a monti, anzi con più precisione alla Bolognina dove l’allora segretario dei comunisti italiani Achille Occhetto cercò con un colpo di spugna di trasformare un partito comunista in un partito socialdemocratico.  

Poi c’è stata la fase di Walter Veltroni, uomo colto e perbene non c’è dubbio, ma come ci fa notare Carlo Calenda mette nello stesso pantheon della sinistra Berlinguer e Kennedy: il primo segretario storico del partito comunista italiano; il secondo invece il presidente degli Stati Uniti che della lotta al comunismo internazionale ne ha fatto il faro della sua breve avventura alla Casa Bianca.

C’è stata poi la “Terza Via” e il “Blairismo” che secondo alcuni hanno soffocato gli ideali di sinistra sotto il peso del neo-liberismo e del Washington Consensus. Per concludere il quadro, prima dell’avvento alla segreteria di Matteo Renzi, era in discussione anche a quale famiglia europea dovesse appartenere il Pd, se ai popolari o ai socialisti e scusate se è poca cosa. L’Ologramma Zingaretti per riprendere l’espressione della De Gregorio sarà anche un pessimo comunicatore ma per quanto riguarda la confusione ideologica e la crisi d’identità è senza dubbio il figlio dei suoi padri (politici).

Lorenzo Marretti

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