Milano-Bologna. Piazza Fontana e le Sardine

Milano-Bologna. Piazza Fontana e le Sardine

Sono ormai passati 50 anni dal terribile attentato che, il 12 dicembre 1969, presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura , in piazza Fontana a Milano,  lasciò dietro di sé un tragico bilancio di vittime, pari a 17 morti e 88 feriti.

Nonostante la vicenda, sotto il profilo giudiziario, si sia chiusa nel 2005 con la sentenza della Cassazione, che attribuiva la responsabilità dell’attentato al movimento di estrema destra Ordine Nuovo, l’eco della bomba non è ancora sopito, a mezzo secolo di distanza, ma anzi continua a rappresentare uno degli snodi fondamentali della storia italiana contemporanea. Ogni proveremo a spiegare il perché.

La Guerra Fredda e la strategia della tensione

La strage di Piazza Fontana fu l’atto che  diede il via al tremendo decennio degli Anni di Piombo, coincidente con gli Anni 70, periodo del quale ricordiamo numerose stragi, come quella di piazza della Loggia e del treno Italicus, entrambe del 1974 con un bilancio complessivo di 20 vittime, la sanguinosissima strage di Bologna del 2 agosto 1980(85 morti) e anche l’omicidio del Presidente della DC Aldo Moro nel 1978, a seguito di 55 giorni di sequestro da parte delle Brigate Rosse.

Il terrorista membro dei Proletari Armati per il Comunismo, Giuseppe Memeo, punta la pistola contro la polizia nel 1977.

Sotto il profilo economico, sociale e politico, fu il decennio più buio della storia italiana repubblicana.                      

Erano altri tempi, anche all’infuori dei confini nazionali italiani: lo scenario geopolitico mondiale era plasmato dal rigoroso bipolarismo della Guerra Fredda e della contrapposizione fra le superpotenze Usa-Urss , alla guida dei rispettivi blocchi, quello occidentale e capitalista e quello orientale e socialista. La situazione italiana era molto particolare: sebbene saldamente ancorato alla sfera d’influenza americana, membro fondatore della CEE e della NATO, il Belpaese aveva al suo interno il Partito Comunista più grande dell’Occidente, elemento che consentiva di giocare di sponda anche con Mosca, traendo benefici da entrambi i contendenti.

La presenza, all’interno della società italiana, di fazioni neofasciste e marxiste, desiderose di rovesciare l’ordine costituito per sostituirlo con uno ideologicamente più congeniale, costituiva un serio rischio per l’ordine pubblico. Rischio concretizzatosi a cavallo fra gli Anni 60 e 70 anche per il rallentamento economico del paese, dopo un decennio di boom ininterrotto, che favorì l’emergere di tensioni socioeconomiche.

La vicenda di piazza Fontana fu oggetto di innumerevoli analisi che cercarono di spiegarne le motivazioni: tra esse spicca sicuramente la teoria della strategia della tensione, una serie di attentati da attribuire a gruppi anarchici o comunisti al fine di diffondere paura e insicurezza nei cittadini, giustificando in tal modo l’adozione di politiche autoritarie e repressive, rese inevitabili dall’eccezionalità del contesto. I mandanti, secondo tale teoria, erano da cercarsi nei vari strati del mondo politico, come i servizi segreti deviati.

Ottimismo verso il futuro?

Sebbene siano trascorsi interi decenni, il peso degli Anni di Piombo pesa ancora oggi sulla memoria storica degli italiani che l’hanno vissuta, fisiologicamente meno per i giovani che sono nati dopo, nel mondo post-ideologico.                                         

  Essendo parte di questa generazione, ma appassionato agli eventi storici sopra trattati, mi viene tuttavia spontaneo rimarcare un tratto positivo degli spesso bistrattati Millennials verso i Boomers anch’essi derisi dalle nuove leve. Se è lodevole combattere per un ideale , usare la violenza e non esitare a mietere vittime per esso è assolutamente riprovevole. Le proteste dei giovani di oggi, a livello nazionale( le Sardine) o globale( i Fridays for Future di Greta Thunberg) si articolano sulla base di un assoluto pacifismo, che come unica “violenza” conosce quella verbale ma mai quella materiale.

Primo incontro del movimento delle “Sardine” a Bologna nel novembre 2019

Un segno dei tempi che cambiano, a mio parere in meglio.

ANDREA MARROCCHESI

Andrea Marrocchesi

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