Mi consenta…

Mi consenta…

Questo articolo mutua il titolo da una frase che era solito dire il caro vecchio “Silvio nazionale”, il Cavaliere anzi ex, candidato a Senatore a vita non tanto per meriti propri ma per demeriti degli altri come stiamo osservando in questi giorni, insomma Lui, sempre Lui, Berlusconi. Ci tengo a precisare che questo pezzo con il padre-padrone di Forza Italia non c’entra assolutamente nulla. Questo è un articolo che tratta del valore, politico chiaramente, dell’attimo, dell’istante. Qualcosa insomma dal sapore semi-filosofico, oggi mi sento così…

Ma perché iniziare servendosi di Berlusconi per una riflessione così impegnata e profonda? Beh perché nessuno più di “Sua Emittenza” è in grado di sfruttare le potenzialità del momento, dell’attimo, nel bene o nel male. Ci si ricorda la celeberrima spolverata allo sgabello dove era seduto il suo arcinemico Travaglio che nel 2013 gli consentì di non perdere delle elezioni politiche che si preannunciavano disastrose per la sua formazione. Ci si ricorda della battuta piuttosto triste e fuori luogo fatta al politico tedesco Martin Schulz in sede di Parlamento Europeo. La genialità di quell’uscita fu nel distogliere l’attenzione di quella assemblea e dei media dalle cattive condizioni nelle quali versava in quel periodo l’Italia, la maggioranza di Centrodestra e la reputazione personale di Berlusconi stesso.

Abbandoniamo però adesso l’imprenditore di Arcore per addentrarci finalmente nel “corpus” di questo articolo: il valore dell’attimo. Ma che cos’è questa, una rivisitazione del concetto “Carpe Diem” tratto dalle Odi del poeta latino Orazio? Non esattamente. Si tratta casomai della volontà o meglio del tentativo di porre l’accento su un aspetto fondamentale della nostra vita che l’insana velocità e frenesia del nostro quotidiano troppo spesso ci toglie. Chissà se la vita dopo il Covid ci aiuterà a riscoprire il valore dell’attimo? Siamo sempre così pesantemente condizionati da ciò che abbiamo fatto e soprattutto da ciò che dobbiamo fare, la dinamicità della dialettica futurista è soffocante, non ci lascia vivere. Un grande teatrante come Carmelo Bene sosteneva che le avanguardie in generale fanno tutte schifo in quanto ignorano l’attimo. Il filosofo francese Henri Bergson invece sosteneva che passato, presente e futuro stanno sulla stessa linea e si influenzano reciprocamente sempre: nulla finisce, nulla comincia, tutto è tanto futuribile quanto trapassato. La verità sta nel mezzo come sempre. Non si può però ignorare il fatto che l’istante è da sempre fonte di ispirazione per tutte le principali dottrine filosofiche, politiche e perfino religiose. Tutto dipende dall’attimo, anzi di più dal “qui e ora”. Riflettiamoci un attimo partendo dal Cristianesimo, che cos’è se non la sequenzialità che si traduce in “Ieri era peccato, oggi, ora è redenzione, domani è nuova vita“. Tale sequenzialità di matrice cristiana ha ispirato anche ideologie politiche che nulla hanno a che fare con la Chiesa e la figura del Cristo come il Marxismo, pensiamoci un attimo secondo lo stesso schema: Ieri era oppressione, oggi, ora è rivoluzione, domani è anarchia e libertà. Non solo comunque la religione e la politica dipendono dall’attimo ma ancor di più l’arte. Come diceva Adriano Olivetti, l’arte semplicemente “esplode” con il favore del caso e di Dio. Dante stesso al termine della Divina Commedia, ispirato dall’istante, ci lascia in eredità la descrizione più bella che di Dio si possa fare: “L’amore che move il Sole e l’altre stelle“.

Spero che questo articolo vi abbia fatto divertire, dopotutto tale termine deriva dal latino “divertere” che significa letteralmente “deviare, cambiare direzione”. Abbiamo iniziato con Berlusconi per terminare con Dante Alighieri, si dice sempre dal sacro al profano, per una volta diciamo dal profano al sacro.   

Lorenzo Marretti

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