No al Mes, Si ai Btp!

No al Mes, Si ai Btp!

Per la prima volta dal 2010, il Ministero del Tesoro ha bandito un’asta di titoli di Stato(Btp e Bot) per la settimana di Ferragosto. Anche quest’asta, come quelle di giugno, si è rivelata un successo. Nonostante questo, negli ambienti della maggioranza si continua a parlare insistentemente di un ricorso al MES. Ma andiamo con ordine.

Perché il MES non conviene

È ormai appurato che il Meccanismo Europeo di Stabilità sia un argomento estremamente polarizzante nel dibattito politico nostrano. Da una parte si schiera la maggioranza di governo e Forza Italia, desiderose di attivare la nuova linea di credito del MES, all’apparenza priva di condizioni e capaci di fornire liquidità a tassi nulli o addirittura negativi. Dall’altra principalmente la Lega di Salvini e FDI di Giorgia Meloni, convinti che il MES sia una sofisticata trappola capace di stringere un cappio al collo del Belpaese, già in difficoltà.

Per l’Italia sarebbero disponibili 36 miliardi, ovvero il 2% del PIL.

Nonostante l’ideologia stia giocando un ruolo sicuramente significativo, ritengo che il MES non sia uno strumento finanziario molto conveniente.  Per  una serie di ragioni:

  1. Uno dei punti di forza della linea di credito “pandemica” del MES, come è stato ribadito più volte, risiede nell’assenza di condizionalità, a differenza dei prestiti erogati in precedenza a paesi in difficoltà finanziaria, Grecia in primis. L’unico vincolo sembrerebbe la destinazione per i costi sanitari diretti ed indiretti cagionati dalla pandemia.

In realtà, la rimozione delle condizionalità è frutto di un accordo politico dell’Eurogruppo, consesso in cui si riuniscono i ministri delle finanze dell’Eurozona, con la lettera firmata da Paolo Gentiloni e Valdis Dombrovskis. I Trattati però non sono stati affatto modificati(nello specifico,l’art.136 del TFUE)  e nemmeno il Regolamento 472/2013. In sostanza, se venisse riscontrata una non piena conformità ai dettami di Bruxelles potrebbe arrivare in Italia la famigerata Troika. C’è dunque il concreto rischio che Roma veda la propria politica economica “commissariata” negli anni a venire qualora delle condizionalità fossero stabilite retroattivamente.

  • Ipotizziamo però che le condizionalità però siano state effettivamente cancellate. Anche in questo caso,tuttavia, rimane un altro problema: la credibilità presso gli investitori. Nonostante gli immani danni causati al tessuto economico e produttivo, l’Italia non ha affatto perso l’accesso ai mercati per finanziarsi: dall’inizio dell’anno, la domanda di titoli di Stato ha superato l’offerta di circa 180 miliardi. Questo grazie all’ombrello messo in campo dalla BCE e dalla grande ricchezza privata, sia immobiliare che finanziaria. Un ricorso al MES potrebbe rivelarsi nocivo da questo punto di vista, in quanto percepito come segno di debolezza di uno Stato a corto di liquidità. Anche a livello di reputazione sui mercati ,l’adesione al MES avrebbe più costi che benefici.
  • È poi curioso notare come, all’interno dell’Unione Europea, il dibattito sul MES sia rimasta un’esclusiva italiana(ulteriore motivo per cui l’attivazione del MES sarebbe percepita come segno di debolezza) . Altri paesi come la Spagna e la Francia, che hanno subito danni umani e sanitari analoghi a quelli italiani, hanno chiuso la porta fin da subito a questo strumento, e addirittura la malandata Grecia ha fatto altrettanto. Uno potrebbe obiettare che i costi di emissione dei loro titoli di Stato sono più bassi dell’Italia. Ma i tassi del MES sono comunque bassissimi, addirittura negativi se calcolati in un’ottica decennale, quindi molto convenienti. Evidentemente anche nel resto d’Europa c’è il dubbio che le condizionalità non siano state proprio eliminate.

Perché i BTP sono migliori

L’estate 2020 è stata sicuramente da ricordare per le emissioni dei titoli pubblici nostrani. A giugno, il BTP “Italia” aveva raccolto 14 miliardi in 3 giorni, il BTP “Futura” 6 miliardi in 5 giorni. Nell’asta di Ferragosto  sono stati collocati quasi 7 miliardi. Numeri importanti.

I “Buoni del Tesoro Poliennali” sono stati inventati  negli Anni 70 , e  negli Anni 90 hanno subito delle importanti modifiche per attirare gli investitori esteri. Fra di esse l’allungamento delle scadenze, al fine di incrementare la vita media del debito pubblico. Per un periodo offrirono rendimenti eccezionali. Il primo BTP trentennale emesso dal Tesoro risale al 1993, con un interesse nominale pari al 9% annuo. Per capirne la redditività, basti pensare che l’interesse medio dei nuovi titoli emessi nel 2018-19 era pari allo 0,93%. Anche le famiglie italiane iniziarono a fare incetta di titoli e l’ingresso nell’Euro consentì di ridurre i rendimenti, risultando meno onerosi per lo Stato.

Una facile obiezione alla maggiore emissione di BTP è che il MES abbia costi minori circa gli interessi. Questo è vero. Però è altrettanto vero che i principali acquirenti dei titoli di Stato, a differenza dei decenni scorsi, non sono più le famiglie ma bensì le banche centrali. Questo porta vantaggi non indifferenti.

Le banche centrali, infatti, acquistano titoli pubblici per tenerli, senza obiettivi speculativi e senza rischio di vendita dovuta al panico. Mantengono i rendimenti bassi facendo da garanti. E, cosa fondamentale, gli interessi che ricevono dallo Stato “tornano indietro”.

È il meccanismo a cui assistiamo con il quantitative easing: Bankitalia partecipa al programma di acquisti della BCE, che acquista titoli sul mercato secondario, ricevendo degli interessi dal Tesoro per i titoli detenuti, registrando utili d’esercizio. Su questi utili vanno pagate delle imposte ed il rimanente viene trasferito nelle casse del Tesoro. Una partita di giro, in estrema sintesi.

Conclusioni

Il MES è uno strumento apparentemente molto vantaggioso, ma che in realtà presenta non poche insidie. L’approvazione presso il Consiglio Europeo del Recovery Fund rende inoltre prioritaria l’attenzione da rivolgere a quest’ultimo strumento, ben più sostanzioso (209 miliardi vs 36).

I titoli di Stato, BTP o anche BOT, rimangono un’alternativa più valida grazie anche al poderoso sostegno offerto dall’Eurotower, destinato a protrarsi ancora per alcuni anni.

 La proposta dei titoli “irredimibili” è un’altra ipotesi da vagliare concretamente, assieme anche a quella dei prestiti bancari verso lo Stato. Se una nazione è costretta ad indebitarsi per far fronte ad una crisi epocale come quella in corso, meglio farlo con i proprio cittadini e le proprie istituzioni piuttosto che con soggetti esterni.

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

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