Mes, Sure, Bei, Recovery Fund. E la BCE?

Mes, Sure, Bei, Recovery Fund. E la BCE?

Dopo il fallimentare Eurogruppo del 9 aprile, l’ultimo Consiglio Europeo dà motivo di una debole fiducia riguardo alla reazione dell’Unione Europea circa la recessione causata dal Covid-19.  

Esso ha infatti approvato un pacchetto da 540 miliardi di euro così suddiviso: 200 miliardi di prestiti garantiti dalla Banca Europea per gli Investimenti(BEI);100 miliardi del fondo SURE per il sostegno alla cassa integrazione nazionale; 240 miliardi di linee di credito erogate dal famigerato MES, che però dovrebbe essere “senza condizionalità”. Tutto ciò in attesa di un fondo di ricostruzione (Recovery Fund) che la Commissione annuncerà entro il 6 maggio.

Tuttavia, è doveroso osservare come l’unica istituzione comunitaria ad essersi mossa concretamente per arginare gli effetti nefasti di questa crisi è stata la Banca Centrale Europea(Bce). Come già avvenuto per la crisi dei debiti sovrani, l’Eurotower potrebbe rivelarsi ancora una volta decisiva per impedire che il Vecchio Continente sprofondi nel baratro. Ma facciamo un passo indietro per capirne di più.

La BCE venne istituita il 1 giugno 1998, 7 mesi prima dell’introduzione dell’Euro come valuta di riferimento per le altre divise nazionali, “entrato” nelle tasche dei cittadini il 1 gennaio 2002. La BCE detiene la competenza esclusiva della politica monetaria riguardo ai 19 paesi che hanno adottato la moneta unica,ai sensi del Trattato sull’Unione Europea(TUE).

I primi 10 anni di vita dell’istituzione furono relativamente tranquilli. Poi, l’epocale crisi dei subprimestatunitensi fece sprofondare il mondo nella più grave crisi dal dopoguerra. L’Eurozona vivrà una duplice recessione con la crisi di alcuni stati membri, a partire dalla Grecia ma anche Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna, noti con l’infelice acronimo di PIIGS .

La BCE in quegli anni era presieduta dal francese Jean Claude Trichet il quale, terrorizzato da un’inflazione inesistente, varò un approccio restrittivo. Era un caposaldo della vecchia filosofia monetaristica: la gestione della politica monetaria serve a tenere l’inflazione sotto il 2%,senza eccessive ripercussioni sull’economia reale. L’aumento dei tassi d’interesse europei , assieme all’azzeramento di quelli americani ed asiatici, portò alla distruzione della crescita e alla deflazione, non meno pericolosa dell’inflazione.

Il presidente della BCE a Davos nel 2013.
Mario Draghi nel 2013 / da World Economic Forum

L’arrivo di Mario Draghi, successore di Trichet, ha permesso di impostare una politica adeguata, a partire dal celeberrimo “whatever it takes” pronunciato a Londra il 26 luglio 2012.  L’approccio fortemente espansivo di Draghi è sfociata nel famoso bazooka del Quantitative Easing(QE) avviato nel gennaio 2015 con acquisti di titoli di debito pubblici e privati pari a 60 miliardi di euro al mese, per riportare l’inflazione attorno al 2%, riattivare consumi e investimenti e tenere sotto controllo i rendimenti dei titoli di Stato.

Pochi mesi fa, Draghi è stato sostituito dalla francese Christine Lagarde, ex numero 1 del Fondo Monetario Internazionale. Nonostante delle sciagurate  dichiarazioni iniziali sullo spread, Lagarde ha attivato un nuovo bazooka : si tratta del Pandemic Emergence Purchase Program (PEPP) , 750 miliardi di acquisizioni di titoli. Per scongiurare le speculazioni di mercati finanziari ed agenzie di rating  , la BCE comprerà titoli greci ed i commercial paper, i prestiti a breve che tengono in vite le aziende, accettando in garanzia persino i titoli junk.

In tal modo gli Stati potranno espandere la loro spesa pubblica, e di conseguenza il debito, senza rischio di destabilizzazioni nei prossimi anni.

In conclusione, la BCE pare l’unica istituzione in grado di fornire risposte concrete e funzionali per tutti. Essa tuttavia soffre di alcune gravi limitazioni; per Statuto, non può acquistare direttamente titoli di stato ma operare solo sul “mercato secondario” ad esclusione della clausola OMT ; non è prestatore di ultima istanza; il suo principale obiettivo è contenere l’inflazione anziché sostenere l’occupazione, come fa invece la FED statunitense.

Un altro tabù da superare è quello della monetizzazione dei debiti pubblici europei come scudo anticrisi. In tal modo la BCE diventerebbe un’autentica banca centrale, prestatore di ultima istanza del Continente. Per farlo, però, occorrerebbe vincere l’indomita resistenza dei falchi del Nord. Che col mito dell’austerità hanno contribuito ad affossare il progetto europeo in maniera(forse) irreversibile.

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

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