Mes si, Mes no.

Mes si, Mes no.

Il dibattito sul Meccanismo Europeo di Stabilità(MES) ha dominato lo scenario politico italiano nelle ultime settimane. La discussione è stata molto dura e serrata, le visioni sul MES estremamente divergenti: da una parte chi lo ritiene il colpo di grazia per l’Italia, dall’altra chi vede il MES come un’ancora di salvezza.

Per questi motivi, oggi spiegheremo brevemente che cos’è il MES e che effetti ha generato sui paesi che lo hanno adoperato in passato.

Fondato nel 2011, con sede in Lussemburgo e guidato dal tedesco Klaus Regling, il “Fondo salva-stati” venne concepito come organizzazione internazionale per fornire assistenza finanziaria agli Stati membri in difficoltà: sono infatti gli anni della crisi dei debiti sovrani, deflagrata in Grecia ed allargatasi ad altri paesi. Il MES diventa operativo dal luglio 2012, dopo essere stato ratificato da vari stati membri. Il fondo emette prestiti, a tassi fissi o variabili, con delle condizioni però molto severe. Viene finanziato dagli stati membri attraverso delle quote calcolate sul loro PIL(l’Italia è il terzo azionista dopo Francia e Germania). Il MES ha attualmente a disposizione 410 miliardi, potenzialmente 700 se tutti gli stati versassero integralmente la loro quota.

Questa istituzione raccoglie i soldi sui mercati, poiché gli investitori si fidano di un organismo garantito dagli stati, che riduce il rischio di scossoni speculativi. Quando si accede al MES , la BCE può inoltre diventare prestatore di ultima istanza, attraverso le Outright Monetary Transactions, comprando titoli di stato anche sul mercato primario senza limiti formali. Il MES eroga 2 linee di credito: la prima, precauzionale(PCCL) per i paesi con finanze più solide; la seconda, rafforzata(ECCL) per gli Stati con un rapporto debito/PIL superiore al 60%.Oltre ad Atene, altri quattro paesi europei hanno ricorso a questo strumento. Si tratta di Spagna, Portogallo, Irlanda e Cipro, per un totale di quasi 300 miliardi. Andiamo a vedere nel dettaglio.

Grecia

Iniziamo con il caso più noto ed anche più doloroso. Qui il programma di assistenza si è formalmente concluso nell’agosto 2018, dopo 204 miliardi di prestiti provenienti anche da FMI e EFSF, predecessore del MES. Le famigerate condizionalità del MES hanno rappresentato un patibolo per le prospettive greche. Tagli degli stipendi ai dipendenti pubblici, ai pensionati, privatizzazione degli assets strategici come il porto del Pireo. Nel 2008-2018 il potere d’acquisto dei cittadini ellenici si è ridotto del 30%,la disoccupazione ha toccato il 25% ed il debito pubblico è esploso fino al 180% del PIL. Un bagno di sangue destinato a produrre effetti per molti anni a venire . Fortunatamente, lo scenario non si è ripetuto negli altri paesi che hanno adottato il MES.

Spagna

Reduce da un boom immobiliare e dalla conseguente bolla, nel 2011-12 la Spagna si trovò in una profonda recessione, con un tasso di disoccupazione schizzato al 26% ed un deficit pari all’11%. A differenza della Grecia, Madrid non perse l’accesso al mercato per finanziarsi, ma il suo sistema bancario si trovò in enorme difficoltà nel raccogliere capitali ed erogare prestiti. Per evitare danni irreversibili, il governo di Mariano Rajoy chiese l’assistenza del MES nel luglio 2012. La Spagna ha usufruito di circa 40 miliardi, a fronte di 100 ipoteticamente stanziati, erogati in 18 mesi e destinati alla ristrutturazione del sistema creditizio. Dal 2012 la crescita media della Spagna è stata dell’1,4% annuo, sforando addirittura il 3% nel 2015 e 2016. La disoccupazione, attualmente del 14%, rimane elevata ma si è quasi dimezzata rispetto ad 8 anni fa. Il deficit dall’11% è stato tagliato al 2,8%. Stabile la povertà, dal 3,2% al 2,8%.

Portogallo

Lisbona si trovò in una situazione peggiore di Madrid, per il forte indebitamento(130% sul PIL) e la perdita di fiducia dei mercati . Nel 2011 chiese aiuto anche al FMI oltre che all’Europa. Ha ottenuto 26 miliardi dal MES, impiegati per ricapitalizzare le banche ma anche le finanze pubbliche. Il programma si è concluso nel 2014. Nel 2019 l’economia portoghese è cresciuta del 2,2%, più della Germania, il bilancio pubblico è in attivo, la disoccupazione è pari al 6,5% e il debito pubblico è stato ridotto di circa 10 punti percentuali.

Irlanda

L’unico paese della sigla PIIGS non appartenente all’Europa meridionale, analogamente alla Spagna, ha visto i suoi problemi deflagrare con una bolla immobiliare. I prezzi delle abitazioni, fra il 1997 ed il 2007, addirittura quadruplicarono, sostenuti dai mutui facili erogati dalle banche. Come per i subprime, i mutui vennero concessi in modo sconsiderato: Dublino dovette salvare le banche con il denaro dei contribuenti. Gli investitori iniziarono a chiedere rendimenti più elevati, timorosi circa la stabilità del paese: l’Irlanda nel 2010 si trovò a domandare prestiti a Ue ed FMI. Il sostegno complessivo è stato pari a 67,5 miliardi di euro, di cui 17,7 forniti dall’EFSF.

L’Irlanda è uscita dal programma nel 2013: da allora la sua economia è sempre cresciuta, il debito pubblico è passato dal 120% al 68,5%, la disoccupazione dal 15% al 7%.

Cipro

L’intervento del MES nell’isola risale al 2013-2016; le dimensioni del pacchetto sono state pari a metà dell’economia cipriota. 10 miliardi di cui 9 dal MES  e 1 dal FMI. Nonostante delle colossali difficoltà del suo settore bancario, Nicosia è uscita con successo dal programma nel marzo 2016.

Conclusione

Il MES di cui si è parlato negli ultimi giorni dovrebbe essere senza condizionalità, tarato su un 2% del PIL e da destinare solo a spese sanitarie. Per farlo, però, occorre varare una terza linea di credito, che al momento non esiste e che quindi non può essere discussa. Le condizionalità sono stabilite dallo Stato richiedente assieme alla Commissione europea, che chiede riforme specifiche per migliorare la competitività del paese ma che, come nel caso della Grecia, possono generare scenari catastrofici.

L’Italia, fortunatamente, non ha ancora bisogno del MES perché può accedere facilmente ai mercati, anche grazie alle ultime misure della BCE. A onor del vero, negli ultimi giorni sono emerse notizie poco confortanti sulle modalità di sorveglianza del MES, anche se questo venisse usato per fronteggiare il Coronavirus.

Ma se le circostanze dovessero richiederlo e fosse accertato che non sussistano condizionalità, resterebbe un’opzione da considerare.

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

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