Lopalco e la politica, una favola moderna

Lopalco e la politica, una favola moderna

Galeotta fu Ilaria Capua, virologa di fama mondiale eletta alla Camera con Scelta Civica nel lontano 2013. Era un’altra epoca. Il governo Monti, Babele di tecnici e tecnicismi, giunto al suo termine, aveva ufficialmente sancito un dominio dell’expertise economica sulla sfera politica. Come naturale evoluzione, il gruppo montiano presentatosi alle elezioni fu veicolo di una passiva denuncia contro la classe politica della Seconda Repubblica, tracotante e colpevole di aver spinto il paese verso il baratro della crisi. La soluzione: menti brillanti e di successo, poco importa che facessero altro nella vita.

Virologi come star del 2020

La storia della Prof.ssa Capua, diventata vittima del giustizialismo all’italiana durante il suo mandato, non sarebbe di rilievo oggi se non fosse per la candidatura di Pier Luigi Lopalco in Puglia, come assessore alla sanità di Emiliano. Il professore dell’Università di Pisa, epidemiologo di peso e membro della task force pugliese per il covid, è il primo scienziato a scendere in campo dopo l’emergenza sanitaria, seppur con toni contrastanti.

La notizia fatica a sorprendere. In questi quattro mesi di coronavirus siamo stati sovraesposti mediaticamente a molte personalità del mondo della medicina e della ricerca scientifica. Ci siamo svegliati quotidianamente con Fabrizio Pregliasco, pranzato con Massimo Galli e coricati con Alberto Zangrillo. Alcuni scontri fra virologi, come il celebre scambio di battute fra Burioni e la Gismondo, ci sono stati presentati in modo così sensazionale da rasentare il livello di un reality, quasi fossero Antonella Elia e Aida Yespica su un’isola. In questo caso, Lopalco ha risposto in modo personalissimo alla notorietà televisiva decidendo di ufficializzare il suo impegno civile. Del resto, come da lui ammesso, Emiliano lo chiamò nella task force pugliese proprio per la sua grande presenza mediatica. Come se il merito senza una vetrina fosse nullo.

Per rispondere ad un Caffé di Gramellini particolarmente amaro, che faceva notare come l’Italia sia passata da avere politici formati nelle scuole di partito a personalità del tutto impreparate alla gestione della cosa pubblica, Lopalco ha prontamente fatto notare di non rubare la scena a novelli Moro o Berlinguer. Cioè, dato che di geni non ve ne sono, meglio affidarsi all’esperto.

La politica come professione

L’epidemiologo pugliese, da libero cittadino, può esprimere i suoi diritti politici come meglio crede, ci mancherebbe altro. Questa storia però, come una favola di Esopo, contiene due insegnamenti morali di alto valore. La prima è la necessità in politica di scindere fra impegno e professione. Tutti noi, per la durata delle nostre vite, siamo volenti o nolenti impegnati politicamente. Andiamo a votare, promuoviamo questo o quel partito, scriviamo, dibattiamo, protestiamo. Non tutti, però, saremmo capaci di amministrare, guidare, concretizzare una visione di lungo periodo. E mentre i primi esempi possono essere facilmente assorbiti da tutti semplicemente vivendo in una democrazia funzionante, i secondi devono necessariamente essere appresi ed esercitati nel tempo.

Il fatto che Lopalco voglia aiutare la comunità è lodevole, ma quando confessa a Telese e Parenzo di non poter fare campagna elettorale perché troppo occupato, ammette inconsapevolmente di considerare la politica come uno sport. E badate bene, ciò non significa che l’impegno civico sia precluso alla classe lavoratrice, anzi. Ma qualunque carica si vada a ricoprire, che sia quella di parlamentare o di consigliere regionale, richiede presenza e dedizione, proprio perché si tratta di una professione.

La competenza specifica non fa il politico

Questo ci porta a dibattere sulla seconda morale della favola: l’expertise non fa il politico. Uscendo dall’esempio di Lopalco, abbiamo visto come la retorica del “a ciascuno il suo” possa essere infondata e deleteria. Dal momento in cui abbiamo avuto ministri meno che mediocri (se non proprio insufficienti) a capo di molti dicasteri, ci siamo convinti che soltanto un preside possa essere ministro dell’istruzione. Per tutta risposta abbiamo ottenuto la ministra Azzolina, con i suoi imbuti e la sua pessima amministrazione della scuola durante la crisi.

Non dubito che accadrà anche a qualche virologo, in virtù della propria professione, dover ricoprire cariche del genere. Ma vi è una differenza immane fra la ricerca scientifica, l’esperienza sul campo e l’amministrazione di un apparato, che sia statale o regionale. La prima necessita di competenze specifiche, la seconda di un ampio spettro di conoscenze. La politica, oltre che essere una professione, è pure un campo a parte, proprio come la falegnameria è diversa dall’odontoiatria.

Nell’Italia di oggi ci sono molti modi per esercitare impegno civile. Se si è una personalità di spicco, come ricorda Gramellini, è facilissimo scegliere la strada che porta alla capitalizzazione della propria fama, in assenza di politici migliori. Molto più difficile, e tuttavia più auspicabile, sarebbe lottare contro la mancanza di una classe politica e di percorsi formativi adeguati. Perché improvvisarsi politici o amministratori è difficile tanto quanto improvvisarsi virologi.

Riccardo Paradisi

Etrusco con il salmastro nella testa. Cresciuto sulle sponde maremmane del Tirreno, ho vissuto a Siena, a Dublino e nel Montana. Ma, nonostante le culture conosciute e le opinioni raccolte, non sono ancora in grado di votare un partito che prenda più dello 0,3%. Alla fine, arresomi all'evidenza di essere più bravo a battere al computer piuttosto che a fare una X a matita, mi sono dato all'analisi politica per passione.

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