L’Italia di Piero

L’Italia di Piero

Nella speranza che Simone Cristicchi non mi denunci per plagio e di questo anticipatamente lo ringrazio, vi racconto intanto il motivo per il quale ho scelto di prendere in prestito per questo pezzo il titolo di una delle sue primissime canzoni.

Anno 2007, secondo singolo dell’album “Dall’altre parte del cancello”, L’Italia di Piero è una brillante opera satirica che mette in risalto le incongruenze ed il malcostume regnanti in quegli anni nel Bel Paese. Il Piero di Cristicchi non è un alieno di questo sistema anzi, ascoltando il brano si capisce quanto il personaggio ne faccia effettivamente parte, compiacendosi di essere dolcemente inserito in questo contesto fatuo, illusorio e decadente.

La guerra di Piero

Altro brano, altro autore, altra epoca. Nessun riferimento al testo o al contenuto in questo caso ma solo la parola guerra ci è utile per presentare il personaggio protagonista di questo articolo. Il Piero in questione è Piero Ricca, non so quanti lo conoscano o se ne ricordino, è senza ombra di dubbio un guerriero, in costante battaglia contro il sistema politico a tutto tondo. La sua attività di contestatore, a me nel suo caso piace utilizzare il termine “animatore civile”, inizia nel periodo del secondo governo Berlusconi: le leggi ad personam e le questioni giudiziarie sono le critiche mosse dall’attivista milanese al Cavaliere di Arcore.

Tuttavia Ricca non si limita al perimetro del centrodestra per combattere la sua guerra ideologica e morale contro la casta. Anche il centrosinistra ed i suoi esponenti cadono nella rete dialettica di Ricca: in ordine sparso: D’Alema, Veltroni, Violante e Fassino. A quest’ultimo, in un video dell’associazione “Qui Milano Libera” da lui fondata  nel 2007, rimproverò tra le tante cose il fatto di non rispettare lo statuto dei Democratici di Sinistra nel quale era previsto per deputati e senatori diessini un limite parlamentare di soli due mandati. Mi ricorda qualcosa tutto questo, anzi qualcuno.

Piero non dirmi che è vero…

Ci tengo a precisare che questo non vuole essere un articolo di critica nei confronti di Ricca ma di sincera ammirazione. Personalmente mi sono avvicinato all’interesse per la politica ed in generale per la “cosa pubblica” grazie ai video di Piero Ricca e di “Qui Milano Libera” da ragazzino.

Per questo scrivo questo pezzo, perché nel dibattito politico e culturale odierno ci manca un Piero Ricca, tantissimo. Ci manca un galantuomo che ricordi ai grillini ad esempio che il “mandato zero” è un modo per non sottostare alla granitica regola dei due mandati, ci manca un attivista che richiami un presidente del consiglio il quale sostiene che l’agenda Biden è la sua agenda tanto quanto lo era quella di Trump, ci manca un uomo fieramente antiberlusconiano in un periodo storico nel quale un grande e rispettabile esponente del centrosinistra lancia appelli per nuovi progetti politici alla “destra liberale ed antisovranista” dopo aver parlato per una vita di “giaguari da smacchiare”. Ci manca infine il “supplente giornalistico”, così si definì durante una chiacchierata con l’allora direttore del Corriere della sera Ferruccio De Bortoli, che faccia emergere le contraddizioni e le omissioni della stampa e dei suoi protagonisti.

Cambiano scenografie, cambiano personaggi, cambiano partiti, cambiano casacche ma le contraddizioni restano. Da ragazzino sognavo l’Italia di Piero, di Piero Ricca, non certo quella del Gattopardo dove tutto cambia perché niente cambi.

Lorenzo Marretti

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