L’intolleranza del politicamente corretto

L’intolleranza del politicamente corretto

150 intellettuali, tra cui a J.K. Rowling, Salman Rushdie, Paul Berman, Michael Walzer, John Banville e Noam Chomsky, solo per citarne alcuni, hanno firmato una lettera che denuncia la pericolosa deriva autoritaria che sta prendendo il pensiero unico. In particolare, il problema riguarderebbe le censure, operate in molti ambienti, sulle idee in contrasto con ciò che è considerato politicamente corretto. Gli intellettuali, insoddisfatti della crescente intolleranza che affligge il mondo della cultura, sostengono che la mancanza di confronto, generata dalla paura di esprimere la propria opinione, metta a rischio l’essenza stessa delle professioni che prendono linfa dal confronto tra pensieri diversi. “Le idee sbagliate si contrastano attraverso l’esposizione, l’argomentazione e la persuasione, non censurandole o escludendole”, affermano a gran voce.

Torniamo in Italia

Guardando al caso italiano non si può che essere d’accordo con quanto evidenziato dagli scrittori. Differenze e rivalità, teorie e discussioni sono il nostro pane quotidiano. Un pensiero unico, imposto dall’alto, urbi et orbi, finirebbe per appiattirci e renderci monotoni e prevedibili, uguali al resto del mondo, con buona pace degli esterofili. Dall’arte ai dialetti, dalla cucina alla politica, i battibecchi e gli sfottò hanno da sempre arricchito il nostro bagaglio culturale. Eppure, nonostante tutto, siamo stati capaci più volte di unirci e fare grandi cose. I politici dell’Assemblea costituente ci hanno insegnato come, nei momenti cruciali, ideologie così distanti possano unirsi per il bene del Paese. Coppi e Bartali sul Galibier, passandosi la borraccia, ci hanno mostrato che quando si lotta fianco a fianco, il rispetto deve vincere sulla rivalità, non conta la maglia che si indossa, ma il sudore che si versa.

L’arroganza di pochi o l’incapacità di tanti?

Ritornando al problema sollevato dagli scrittori, la causa potrebbe essere la pochezza di contenuti della società odierna. Nessuno è più educato all’essere, ma purtroppo si dà enorme importanza all’apparire. In un mondo in cui si vede di tutto e non si è più in grado di osservare nulla, in cui siamo esposti a un bombardamento mediatico che obbliga a sentire mille messaggi senza il tempo per ascoltarne più nessuno, la ovvia conseguenza è che il dibattito ideologico, culturale e politico si sia miseramente impoverito.

Un tuffo nelle istituzioni

Il parlamento infatti, è frutto e riflesso della società che lo elegge, senza solide fondamenta culturali la costruzione dell’edificio istituzionale sarà ben instabile. Se da un lato è vero, come affermano gli intellettuali, che c’è una forza centripeta che porta all’appiattimento del dibattito anche con metodi intimidatori, dall’altro bisogna evidenziare l’assenza di pensieri alternativi che riescano con forza e ragione ad opporsi al politicamente corretto. Gli insoddisfatti sono giustamente stufi del non poter esprimere il proprio pensiero liberamente, se non allineato al politicamente corretto. Il problema è che un tempo c’erano solidi e validi partiti di opposizione in grado di legittimare i pensieri alternativi e convogliare le insoddisfazioni nell’esercizio del diritto di voto. Oggi molti si sentono spaesati e non più sostenuti da menti brillanti e lungimiranti in balia del politicamente corretto.

Italia al contrario

Il paradosso italiano odierno non sta tanto nel rinnegare i tempi che furono, ma piuttosto nel compiangerli cercando di ricostruire barricate ideologiche vecchie un secolo, valide ormai solo per nascondervi la limitatezza della propria visione. La situazione attuale invece, avrebbe bisogno di un esercizio di realismo volto a separare le ideologie dall’azione politica. Con questo non voglio dire che la Storia sia un vecchio monile da lasciare lì a prender polvere, ma al contrario deve essere tra le conoscenze base per poter edificare un futuro migliore.

La centralità degli estremismi

Tornando indietro di mezzo secolo e citando i principali esponenti dei partiti di opposizione, ovvero PCI e MSI, si può vedere come fosse chiaro ed energicamente difeso, in quell’epoca, il concetto di necessaria convivenza tra pensieri opposti. Soprattutto negli anni ’70, l’esistenza di partiti che riuscivano ad attrarre alla politica i malumori, altrimenti lasciati in balia del terrorismo sovversivo, si dimostrò scudo fondamentale per la sopravvivenza della Repubblica. Oltre a questo paradossale ruolo in difesa del sistema svolta dai partiti antisistema, non si può che riconoscere la capacità che ebbero i loro leader, Berlinguer ed Almirante, di imprimere evoluzione e progresso alle idee politiche sulle quali si erano formati. Riuscirono in questo modo a farle sopravvivere nonostante il passare del tempo.

“Noi eredi di Berlinguer”

Enrico Berlinguer, segretario del PCI dal 1972 al 1984

Berlinguer, definito “il più amato” dai suoi sostenitori, fu il primo promotore del distaccamento del Partito Comunista Italiano dal grembo materno del PCUS. Consapevole del cambiamento della coscienza sociale e della necessità di sostenere una via europea democratica e riformista per il comunismo italiano, esplicitò la sua idea, ancor prima di diventare Segretario, alla Conferenza internazionale dei partiti comunisti del ‘69. Così parlava: “noi respingiamo il concetto che possa esservi un modello di società socialista unico e valido per tutte le situazioni. In verità le stesse leggi generali di sviluppo della società non esistono mai allo stato puro, ma sempre e solo in realtà particolari, storicamente determinate e irripetibili”. Sostenne una alternativa, dunque, alla rigidità ideologica sovietica che trovò presto il consenso dei partiti comunisti francese e spagnolo. Il risultato fu la formazione di un eurocomunismo al passo coi tempi e sciolto dalle briglie dell’URSS.

L’arte del compromesso e la destra storica

Giorgio Almirante, capo del Movimento Sociale Italiano.

Allo stesso modo, sul piano nazionale, Berlinguer si rese protagonista del compromesso storico con la DC che avrebbe permesso al Partito Comunista, da lì in poi, di incidere sulle scelte politiche nazionali. Più lungo e tortuoso, ovviamente, il percorso che ha permesso al Movimento Sociale Italiano di inserirsi “nell’alveo della democrazia”. Almirante, da segretario missino, inaugurò la lungimirante politica del doppiopetto. Passando per risultati elettorali molto importanti, riuscì infatti ad arrivare alla rottura dell’arco costituzionale che escludeva la destra dalle decisioni governative. Almirante, all’alba dell’elezione alla segreteria del partito nel 1969, definì così la propria idea: “Il MSI non è totalitario, ma ritiene lo Stato diverso e superiore al partito, non è nostalgico, ma moderno, non è nazionalista, ma europeista, non è conservatore-reazionario, ma socialmente avanzato”. Fu l’inizio di un lungo lavoro di inquadramento della destra sociale antisistema all’interno delle istituzioni, che permetterà al suo delfino, Gianfranco Fini, di vivere la prima esperienza di governo con Alleanza Nazionale.

Un esempio per i politici contemporanei

Personaggi a capo di schieramenti opposti, dalle idee contrastanti e talvolta estreme, soprattutto se confrontate con la coscienza sociale contemporanea. Si dimostravano capaci tanto di avvicinarsi nel momento del bisogno, per scongiurare una nuova guerra civile. Come di unirsi in quello del dolore. Celebre fu l’evento in cui Almirante si recò a rendere l’ultimo omaggio al grande avversario e venne accolto dalla Iotti e da Pajetta, oltre che dal popolo comunista in lutto. Nella loro controversa e affascinante ascesa politica, ci hanno mostrato tutta l’importanza del dibattito e del confronto d’idee che può e deve continuare ad arricchire la nostra quotidianità. E soprattutto il rispetto, dovuto al rivale, quando mostra passione e capacità.

Segretari di ieri e facchini di oggi

I due segretari di ieri potrebbero essere un grande spunto per i leader di oggi. Persi nella giungla post-ideologica, invece di contendersi improbabili eredità morali, dovrebbero piuttosto interrogarsi sul come dare sostanza e lustro ai propri ideali, con il fine di dare una voce istituzionale a tutti coloro che non si allineano al politicamente corretto.

Alessandro Bergonzi

"Come spesso capita con le più belle avventure della vita, anche questo viaggio cominciò per caso." Tiziano Terzani

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