Le lezioni dell’inflazione

Le lezioni dell’inflazione

I titoli dei principali quotidiani, economici e non, dell’ultimo periodo non lasciano spazio a interpretazione: il ritorno dell’inflazione sta divorando il potere d’acquisto delle famiglie.

Proprio ora che la ripresa economica post-Covid sta prendendo forza, con una crescita del Pil che per il 2021 dovrebbe superare la soglia del 6%, superiore alla stragrande maggioranza dei paesi Ocse.

Vediamo di capire le cause di questo fenomeno e perché esso è inevitabilmente legato al processo, ben più vasto e articolato, della globalizzazione.

Un po’ di numeri

A leggere i numeri dell’Istat, i prezzi sono aumentati mediamente del 3,8% a novembre. Tutto sommato pare un rincaro gestibile. Tuttavia, alcuni prodotti hanno subito incrementi a doppia cifra, come le bollette di luce e gas.

Il rialzo è prettamente consequenziale ad una carenza di beni disponibili, dunque sul fronte dell’offerta. Tale carenza è ,a sua volta, determinata dalle strozzature delle catene di produzione e fornitura per le restrizioni imposte dalla pandemia.

Questo dimostra plasticamente cosa significhi, concretamente, far saltare le linee di produzione anche in aree remote del pianeta. La parola chiave è interconnessione.

Se a Taiwan rallenta la produzione di microchip, in Cina non si possono assemblare cellulari e in Europa si rimane a corto di Iphone.

Faglie generazionali

Le generazioni under 30 o anche  under 40 non avevano memoria storica di fatti come l’elevato aumento dei prezzi o la carenza di prodotti. La globalizzazione, iniziata a partire dagli Anni 90 con la fine della Guerra Fredda, ha prodotto notevoli benefici per i consumatori, per l’immediata disponibilità ed i prezzi ridotti.

Nell’era dell’e-commerce, si è scatenata una corsa fra colossi, Amazon in primis, per garantire tempi di consegna velocissimi per rimpiazzare gli acquisti nei negozi fisici.

Chissà, fra qualche anno magari ci saranno algoritmi talmente potenti da poter fare la consegna prima dell’ordine, già previsto in anticipo!

Globalizzazione e inflazione, inversamente proporzionali.

La globalizzazione(intesa come interconnessione ed interdipendenza fra zone geografiche distinte e distanti)  è stata una mastodontica vetrina che ci ha permesso di accedere ad una platea virtualmente sterminata di prodotti a prezzi altamente competitivi.

Con la pandemia, queste certezze non sono più inscalfibili.

Trasformazione significativa, considerando che la velocità è un elemento essenziale del capitalismo, che ha contribuito a sconfiggere il modello economico comunista. Nelle economie centralizzate e pianificate dell’Est Europa, la reperibilità delle merci era molto aleatoria. Chi ordinava una Trabant nella vecchia DDR, poteva aspettare anche anni prima della consegna.

E se, una volta finita la pandemia, ci trovassimo davanti ad un fenomeno di deglobalizzazione? Catene di produzione più corte (reshoring invece che offshoring) per avere più flessibilità contro eventi imprevisti (pandemie, conflitti armati, disastri naturali ecc.) per eliminare la lentezza nell’accaparramento delle merci. Ma con effetto inevitabilmente negativo sui costi: in Europa e negli Usa assisteremmo ai prezzi dei beni finali che schizzano alle stelle, verosimilmente.

Grafico che dimostra la correlazione fra andamento crescente della globalizzazione e tendenza decrescente dei prezzi(Fonte:BCE)

Il male minore?

Desiderare la fine della globalizzazione è fenomeno pericoloso. Questo fenomeno ha provocato molto dolore ad interi sistemi economici e fasce di popolazione vittime delle delocalizzazioni.

Le anomalie a cui stiamo assistendo sono un assaggio di quello che sarebbe un mondo commercialmente sconnesso.

Sicuramente sopravviveremo, come hanno fatto i nostri genitori e nonni. Ma un peggioramento delle condizioni di vita non pare un’opzione percorribile, soprattutto alla luce dei tempi che stiamo vivendo.

Chi glielo dice ai millennials che il futuro sarà più lento e costoso?

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

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