Lavoro, il divieto licenziamenti diventa “flessibile”

Lavoro, il divieto licenziamenti diventa “flessibile”

Termina oggi lo stop totale ai licenziamenti

Nubi nere sull’occupazione, o meglio nerissime, le stesse che aveva previsto Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, affermando che una volta terminata la sospensione dei licenziamenti e il ricorso alla cassa integrazione ci sarebbero state serie ripercussioni sul mercato del lavoro. Ebbene si, il giorno è arrivato. Fino a ieri, 17 agosto, quello dei licenziamenti è stato un blocco generalizzato che metteva insieme quelli collettivi, quelli individuali e quelli per motivi economici. Da oggi invece scatta la proroga “mobile” del blocco dei licenziamenti, legato all’utilizzo della Cig d’emergenza ed entrano in vigore anche le eccezioni al blocco che consentono adesso alle imprese di avviare quei licenziamenti, finora bloccati.  

Le eccezioni al blocco

La norma, articolo 14 del dl 104, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 14 agosto, n. 203, contiene tre espresse eccezioni al divieto:

  1. Cessazione definitiva dell’attività dell’impresa: sono fuori dallo stop i licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa, conseguenti alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività.
  2.   Incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, in seguito ad un accordo collettivo aziendale e con il singolo lavoratore: l’azienda può tornare a “licenziare” con accordo collettivo aziendale di incentivo all’esodo, che consente di concordare con ogni singolo dipendente (che è libero di aderire all’accordo) una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. In questa ipotesi, i lavoratori escono dall’azienda e beneficiano della Naspi (e probabilmente anche di un incentivo all’esodo da parte del datore)
  3.  Fallimento della società con cessazione delle attività: sono possibili i licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa, ovvero ne sia disposta la cessazione. Nel caso in cui l’esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell’azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello stesso.

Il risultato?

Si inaspriranno le tensioni già inesistenti facendo venir meno ogni giorno quell’articolo 1 della Costituzione che definisce l’Italia “una Repubblica fondata sul lavoro”.  Ulteriore mazzata arriva dalla Bce e la stima che in Italia la disoccupazione potrebbe arrivare al 25% senza gli ammortizzatori sociali, senza la Cig e il divieto di licenziamento. Ma il numero che ha messo maggiormente in agitazione economisti e mercati è quello sul Pil. Il Covid ha regalato all’economia italiana un -12,4% che segna il peggior trimestre dal ’95, ma adesso c’è chi sta peggio di noi (Spagna, Francia, Portogallo, Gran Bretagna). La Germania sta meglio, ma il -10,1% ha sorpreso in negativo gli analisti. A non sorprendere, invece, è il numero di posti già persi da inizio febbraio: 600 mila.

Con la crisi dovuta alla pandemia c’è stato un “aumento drammatico nel numero delle persone private del lavoro che, secondo le prime stime, sarà difficile riassorbire velocemente”, a dirlo l’ex presidente della Bce Mario Draghi, intervenendo alla cerimonia d’apertura del Meeting di Rimini.

Covid, l’allarme di Draghi: “A rischio futuro dei giovani”

Il  conto, già emerso dai dati dell’Istat,  conferma quanto la pandemia in Italia, come nel resto del mondo, ha fatto una strage anche sul lavoro. A cadere per prime le donne con 86 mila posti di lavoro persi in un mese. Colpiti con uguale forza i precari, gli assunti con contratto a termine e i lavoratori dipendenti con contratti stabili scesi di 60mila unità.  Anche i giovani hanno pagato un caro prezzo, nella fascia 25-34 si registra un calo dell’occupazione di 61mila unità.

E’ vero, il blocco dei licenziamenti per ora ha evitato i danni peggiori, ma la diga legislativa non ha retto dovunque. Molti sono stati in questi mesi i casi di dimissioni “volontarie”, di risoluzioni consensuali del lavoro, di sospensioni da lavoro e stipendio, fino alla scelta andata per la maggiore di non anticipare gli ammortizzatori sociali, scaricando l’onere sull’Inps, mandandolo in tilt. Un limbo, questo, che ha colpito centinaia di persone e che non sembra volersi fermare di fronte alla consapevolezza che quei seicentomila posti persi sono solo una parte dei quelli che svaniranno da qui in avanti.

Simona Sassetti

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