La musica di Rino Gaetano tra ironia e politica

La musica di Rino Gaetano tra ironia e politica

In tutti i manuali di storia il 2 giugno è giustamente celebrato come uno dei più importanti spartiacque della storia del nostro paese, poiché segna la nascita della nostra Repubblica e anche della nostra democrazia. Tuttavia se dovessimo scrivere un libro sulla storia della musica italiana, questa data assumerebbe improvvisamente dei tratti nefasti. Infatti proprio il 2 giugno – ovviamente non del 1946, ma del 1981 – perse la vita, in un tragico incidente d’auto, Rino Gaetano, uno dei più grandi cantautori italiani di tutti i tempi.

Un cantante apparentemente nonsense

Chi è che non ha mai ascoltato “Gianna”? Chi è che non ha mai cantato “Il cielo è sempre più blu”? Questi due brani fanno ormai parte di quella ristretta cerchia di canzoni che tutti conoscono, che tutti sanno canticchiare, che ogni tanto capita di sentire ancora in giro pur essendo state scritte parecchi anni fa. Ma ci sono molte altre sue canzoni che meriterebbero la stessa attenzione, la stessa fama, che dovrebbero essere capite e apprezzate. Il problema però forse è proprio questo: non sempre è facile capire i testi di Gaetano, anzi si può dire che il significato di una buona parte dei suoi brani sia ancora oggi avvolto nel mistero. Per questo motivo la stragrande maggioranza degli esegeti del cantautore calabrese ha etichettato il suo genere di musica come nonsense.

Ma molte volte dietro frasi apparentemente strampalate e paradossali si nascondono dei messaggi ben precisi e molto profondi. Sul web si possono leggere le interpretazioni più disparate e fantasiose di certe opere di Rino, alcune delle quali arrivano addirittura ad ipotizzare dei riferimenti alla massoneria. Al di là delle numerose speculazioni, attraverso i suoi testi meno “oscuri” è possibile individuare alcuni temi che caratterizzano la sua intera discografia e uno di questi è sicuramente la politica. Ad un primo ascolto può sembrare assurdo che la musica spensierata e ironica di Rino possa avere a che fare con la politica, una cosa considerata dai più come pesante e noiosa. Un fatto che risulta ancora più assurdo se si pensa che a differenza dei cantautori della sua epoca – che quando non si schieravano apertamente erano comunque facilmente riconducibili ad una certa area politica- Rino Gaetano ha sempre rifiutato di legarsi pubblicamente a qualche partito.

Delle canzoni apparentemente non impegnate

La sua canzone che può sembrare più politicizzata è “Nun te reggae più”, in cui il cantautore calabrese affermava sostanzialmente di essersi stancato dei principali personaggi del jet set dell’epoca, dei quali faceva esplicitamente i nomi, e di essersi stufato anche tutti i partiti seduti in parlamento, PCI compreso. Il brano scatenò moltissime polemiche e valse a Rino anche numerose accuse di qualunquismo. Tuttavia, quando gli venne chiesto come mai avesse fatto una canzone così politica, lui rispose che non si trattava affatto di un comizio elettorale, ma di un semplice sfottò, una provocazione. Effettivamente, non era quello lo stile con cui era solito affrontare delle tematiche complesse, di solito amava semplicemente raccontare una situazione tratta dalla vita di tutti i giorni, lasciando che il messaggio venisse fuori da solo, attraverso la storia.

Ed è proprio attraverso questo escamotage che Rino Gaetano ha affrontato un tema sociale che gli stava a cuore in prima persona, ovvero la questione meridionale, in quanto lui stesso era stato costretto ad emigrare con la sua famiglia, a soli dieci anni, dalla sua Crotone verso Roma. In particolare con “E cantava le canzoni” – la storia di un produttore cinematografico costretto a vivere al Nord per lavoro, pur essendo innamorato di una donna del sud – e “Agapito Maltieni il ferroviere” – un macchinista che cerca di sabotare il treno con cui centinaia di meridionali abbandonavano la loro terra per necessità – Rino Gaetano ha espresso l’alienazione e lo sradicamento causati dall’emigrazione. Sempre attraverso dei piccoli stralci di quotidianità Rino ha raccontato la vita di fabbrica in “L’operaio della Fiat”, mentre in “La zappa…il tridente, il rastrello, la forca” ha descritto il contrasto tra la fatica del mondo contadino e i futili vizi dell’alta borghesia, rappresentando in poche dissacranti parole le differenze di classe.

Ma in generale la denuncia sociale insita nella musica di Rino si rivolgeva verso tutti coloro che vengono maltrattati, emarginati e sfruttati. Questo aspetto emerge potentissimo in uno dei suoi capolavori, ovvero “Mio fratello è figlio unico”, un autentico manifesto dell’uomo comune, pieno di delusioni, amarezza e frustrazione. Nonostante non abbia mai sventolato una tessera di partito, nonostante non abbia mai infilato Marx in qualche titolo, Rino Gaetano ha raccontato più di tutti e meglio di chiunque altro la sofferenza della working class, oppure del popolo, se vogliamo usare un termine non del tutto esatto ma decisamente più inclusivo.

Il problema della censura

Purtroppo nel corso della sua carriera, alcune frasi scritte da Rino Gaetano vennero censurate dalla sua casa discografica. In “Sfiorivano le viole”, il cantautore calabrese fu costretto a tagliare una pesante frecciata diretta ai bombardamenti americani nel corso della guerra del Vietnam. E anche nella sua canzone più famosa, “Il cielo è sempre più blu”, venne fatto sparire un chiaro riferimento alla strategia della tensione (“chi tira la bomba, chi nasconde la mano”) degli anni di piombo. Argomenti troppo forti e troppo scomodi, in un periodo in cui lo scontro politico era decisamente molto più rovente rispetto ai giorni nostri. Tuttavia, la censura non ha potuto svuotare completamente di significato “Il cielo è sempre più blu” e quindi anche nella sua opera più iconica Rino Gaetano ha potuto rimarcare le differenze tra “chi mangia una volta” e “chi gioca a Sanremo”.

Proprio questa canzone, circa un anno e mezzo fa venne utilizzata durante una manifestazione della Lega. I familiari del cantautore intervennero subito per dire che nessun partito può appropriarsi della sua memoria. Ed è questo il punto, Rino non appartiene a nessuno nello specifico, è di tutti, perché ha raccontato le frustrazioni  e il senso di oppressione che tutti noi viviamo ogni giorno. Ed è riuscito a farlo con tanta, tanta ironia.

Vincenzo Battaglia

Nato nella punta più estrema della penisola italiana, mi sono trasferito appena maggiorenne a Siena per studiare l'unica cosa per cui sentivo portato: Scienze Politiche. Se sono arrivato a scrivere in questo blog evidentemente la cosa ha funzionato, o almeno così pare.

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