La Fase due e la trincea del weekend

La Fase due e la trincea del weekend

Cinque volanti in Piazza del Campo con gli agenti impegnati a controllare che fossero rispettate le misure di distanziamento sociale e che non si creassero assembramenti, nella notte tra venerdì 22 e sabato 23 maggio, di fronte ad i bar della zona, luoghi che, almeno prima del coronavirus, erano frequentatissimi dai senesi.

“Cambiano le regole ma non i controlli da parte della Polizia di Stato. La salute di tutti i cittadini, in questo momento, è il nostro principale obiettivo”, così aveva sottolineato la Questura di Siena in un comunicato ribadendo che “con fermezza, senza far mancare la nostra comprensione, vogliamo ricordare a tutti che gli assembramenti potrebbero costituire un pericolo, comportare una ricaduta, una ripresa del contagio” e che “i controlli proseguiranno nei prossimi giorni con gli stessi obiettivi”.

Infine il richiamo ai giovani “che spesso tendono ad assembrarsi-prosegue la nota-, specie dopo un periodo così lungo di segregazione. Con questi comportamenti, nocivi per tutti, i sacrifici che abbiamo fatto finora potrebbero essere infatti vanificati”.

Non è grave il caso della mia città, ma è indicativo di un fenomeno che ha colpito varie zone della penisola nel primo weekend dalla fine del lockdown: tra mascherine abbassate e capannelli di persone troppo vicine tra loro, le vie della movida italiane si sono trasformate nella trincea tra avventori di locali e le forze dell’ordine.

La metafora bellica forse può apparire esagerata anche se in questi giorni ci sono state situazioni allarmanti. In Campania, nella Napoli caotica fino alle 4 di notte, a quanto si apprende da AdnKronos , due vigili urbani sono stati aggrediti sabato sera mentre erano impegnati in controlli: un giovane avrebbe reagito alla richiesta di documenti da parte dei due agenti, colpendoli con calci e pugni.

Venerdì sera con botte da orbi pure a Perugia: il video della maxi rissa in pieno – e affollatissimo -centro ha fatto il giro del Belpaese. Le immagini più impressionanti però arrivano da Milano. Folle selvagge, poche mascherine (alcune tenute sotto il mento) davanti ai locali del capoluogo della regione più colpita dal Sars-Cov2 ( ieri 441 nuovi casi, i 2/3 dell’intero dato nazionale).

Mentre fioccano le prime multe regioni e comuni sono nuovamente in stato di allerta: il governatore della stessa Lombardia Attilio Fontana minaccia nuove strette, il sindaco di Brescia Del Bono dispone la chiusura dei locali in una piazza della città.

Più tranquillo il tono del ministro dell’interno Luciana Lamorgese che auspica un ritorno al senso di responsabilità. Quello che però viene da chiedersi è se il voler allentare le maglie subito e non gradualmente sia stata una scelta giusta.

Non ci sono regole restrittive da seguire, salvo quelle del distanziamento sociale, e ci si appella al buon senso dei cittadini sperando che, in due mesi di fase uno, siano diventati capaci di stravolgere tutti i comportamenti di una vita per proteggersi dall’infezione. Purtroppo non è cosi, siamo umani e non possiamo cambiare così repentinamente tutte le nostre abitudini.
Il ritorno alla libertà comporta dei rischi ma stavolta non si può dare la caccia agli untori, non si può fare la solita retorica sull’italiano medio e nemmeno accusare le generazioni di più giovani di mancanza di maturità.

Marco Crimi

Senese, laureato in Scienze Politiche, collaboro con un giornale e scrivo per passione

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