La donna sui giornali, un cliché datato

La donna sui giornali, un cliché datato

L’abitudine dei media di cadere nel sessismo

Compagna fedele, moglie, madre (se lo è), non madre (se non lo è). Per i giornali cadere nel sessismo è facile, soprattutto se, nei profili di donne che ricoprono ruoli istituzionali o anche quello di ‘first lady’, si sceglie di evidenziare gli elementi della sfera privata. La formazione, la carriera e quindi le capacità di una donna, in una scala di priorità, arrivano dopo, si trovano in fondo all’articolo.

Obbligatorie premesse

Prima di argomentare urge una premessa: non si vuole generalizzare, non tutti i giornali sono uguali, esistono anche le eccezioni etc. Non c’è neppure l’intenzione di appigliarsi in maniera pretestuosa a qualsiasi cavillo per urlare al sessismo, alimentando così quella teoria superficiale secondo cui le femministe sono ‘odiatrici’ degli uomini per professione. Teoria che ha come unico scopo quello di delegittimare il vero e sano femminismo, così da giustificare atteggiamenti maschilisti e misogini. Il succo è uno: tutto ciò che ci sembra, o ci è sembrato fino a ieri ‘normale’ può non esserlo e per sapere se lo è o meno, bisogna metterlo in dubbio.

Abitudini e convinzioni da rivedere

Siamo talmente abituati a sentire o a leggere sui giornali determinate cose a tal punto da non renderci conto di ciò che stona, ma basta un pizzico di senso critico e salta subito fuori. Mettendo un attimo da parte, anzi ignorando il gossip spicciolo di alcune testate giornalistiche che purtroppo esiste e per il quale, peggio ancora, c’è chi paga, è evidente che la narrazione giornalistica dei profili femminili sia tendente alla discriminazione e atta ad avvalorare vecchi e ammuffiti, fastidiosi (che anche basta) stereotipi. Voi potete anche dire – con tanto di dito puntato e occhi al cielo – che “noi femministe” con questi discorsi abbiamo stancato. Potete anche convincervi che siamo troppo pignole o rompiscatole (termine tra l’altro usato spesso e volentieri come sinonimo di femminista), ma la verità è quella sotto gli occhi di tutti.

Serena Cappello, moglie di Mario Draghi, sotto la lente dei giornali

Prendete la nuova first lady italiana, Serena Cappello. Di lei, in questi giorni, sui giornali si legge che è una donna riservata, elegante, nobile di nascita, discreta e abbottonata. La sua frase più celebre (secondo le stesse pagine dei quotidiani) è quella che pronunciò nel 2018: “Mio marito non farà un governo, non è un politico” che suscitò quel “dai, stai zitta” del consorte (evidentemente scaramantico). Frase che tra l’altro viene etichettata nell’articolo come ‘grosso scivolone’ e, attenzione, l’appellativo non si riferisce all’invito a parlare di meno, ma proprio all’affermazione iniziale.

Si potrebbe legittimamente pensare che ci fosse un intento scherzoso dietro quel “dai stai zitta”, ma ai lettori non viene riportato o spiegato. Sta di fatto che secondo un altro aneddoto riportato, lo stesso “Super Mario”, a distanza di tempo, ribaltò la situazione rispondendo alla solita domanda: “Chiedete a mia moglie, ne sa più lei”. Una sorta di ‘pubblico risarcimento danni’ – si legge in un altro articolo – per la precedente stoccata che la signora avrebbe incassato con “aristocratica disinvoltura”.

Madre, moglie e…

Qualche accenno alle sue capacità personali, che prescindono dalla persona con cui ha scelto di stare, appare qua e là nei vari articoli ma senza approfondimenti. “Esperta di letteratura inglese” e poi anche “amante dei cani”. In un’altra pagina si legge di quanto lei sia sempre rimasta lontana dai riflettori, nonostante i ruoli importanti del marito. Il che ricorda un po’ quel “passo indietro” di Amadeus a Sanremo, per fare una citazione. “Insomma di lei si sa poco” tengono a sottolineare alcune testate. Il che può essere frutto della sua reale discrezione oppure di uno scarso impegno nel trovare le notizie o, visto che qui non si esclude niente, su di lei c’è effettivamente poco da dire. Potrebbe anche essere.

Jill vs Melania, l’identikit della first lady perfetta

Quindi passiamo ad un altro esempio: Jill Biden. In un articolo di lei vengono date varie informazioni. Andando in ordine: che ha origini italiane, che quello con Joe è il secondo matrimonio, che ha rifiutato la proposta per 5 volte. Dopo un excursus sulla vita privata, si legge che ha un dottorato di ricerca e insegna inglese e poi, alla fine, si parla del suo attivismo sul fronte politico e sociale (dove tra l’altro può vantare un curriculum meritevole di lode). Ma prima di tutto – e questa è la parte che preferisco – in apertura dell’articolo viene azzardato un confronto con la first lady uscente, Melania Trump, da cui si differenzia perché “Jill ha sempre appoggiato suo marito, rimanendo al suo fianco” cosa che, secondo l’autore del pezzo, non si può dire di Melania.

Allontanare Jill Biden dall’immagine di Melania è importante ai fini della narrazione non tanto perché la prima risponde ai canoni di stile e atteggiamento della first lady, ma perché la seconda li rompe tutti. La sua “fortuna” è che Trump suscitava poca simpatia, altrimenti, probabilmente, avrebbe attirato molte più critiche di quelle che ha ricevuto e molti più sguardi giudicanti che l’avrebbero definita inadeguata. E chissà cosa avrebbe potuto dire di più Alan Friedman su di lei, più di definirla ‘escort’.

Canoni vecchi quanto la mitologia greca

Dopotutto per i canoni tanto cari ad una società patriarcale come la nostra, la donna ‘da sposare’ è gentile, premurosa, fedele compagna, composta, discreta, comprensiva. Virtù legate a quel gentil sesso che parte della nostra letteratura ha contribuito ad alimentare, figlia di quella greca dove i personaggi femminili potevano essere prese, riprese, rubate, sacrificate. Elena di Troia, secondo l’analisi mitologica, è stata rapita da Paride, non è andata via con le sue stesse gambe (ce la raccontano così).

Un topos che sta fondamentalmente alla base del grande stupore che suscita la scelta di Doug Emhoff, marito di Kamala Harris, di lasciare il lavoro. Prima di lui altre persone hanno compiuto la stessa scelta, eppure questa volta l’ha fatta un uomo, è qui che nasce lo stupore.

Edizione straordinaria, ‘una donna’ al potere

Lo stesso stupore che emerge da quei titoli da prima pagina come: “Una donna alla guida di”, “una donna a capo di”, “una donna eletta come…” o (la mia preferita), “l’azienda x ha deciso di puntare su una donna”. Tutte declinazioni che generano sbalordimento, che per natura nasce quando ci troviamo di fronte a qualcosa di nuovo, di strano, di inconsueto, di un fatto eccezionale. Ecco, voglio svelarvi un segreto, non c’è assolutamente niente di strano, quindi perché raccontarlo come tale. La società, seppur lentamente e non senza qualche incertezza, sta cambiando (e io ho tanta fiducia nelle nuove generazioni), quindi è giusto che cambi anche il modo in cui essa viene raccontata. È tempo che il giornalismo si rinnovi, si svecchi.

Teresa Scarcella

Di origini e di indole meridionale. Nata a Cariati, cresciuta a Crotone col profumo del mare e dei 'pip e patat', vive a Siena da tanti anni a tal punto da aver dimenticato come si parla il dialetto e da non riuscire più a mangiare piccante. Nemica della monotonia, rompiscatole per natura, amante della verità, ma soprattutto del brivido della precarietà, ha scelto di fare la giornalista prima ancora di conquistare il diritto di decidere come vestirsi, e sceglie di farlo ogni giorno

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