Joe Biden parla al mondo: l’impero è tornato

Joe Biden parla al mondo: l’impero è tornato

Al di là del tentativo di segnare una netta linea di demarcazione con il suo predecessore per quanto riguarda la politica interna, vedasi l’introduzione dell’obbligo della mascherina in tutte le aree di giurisdizione federale, e i diversi provvedimenti volti a contrastare discriminazioni di genere e razziali, Joe Biden ha utilizzato i primi giorni di lavoro anche per rivolgersi al resto del mondo: «Questo è il mio messaggio a quelli oltre confine. L’America è stata messa alla prova e ne siamo usciti più forti. – aveva annunciato durante la cerimonia d’inaugurazione – Torneremo a impegnarci con il resto del mondo.» Sottolineando, poi, che gli Stati Uniti saranno alla guida del cambiamento: «Lo faremo non solo attraverso l’esempio della nostra forza, ma attraverso la forza del nostro esempio». Insomma, Ladies and Gentlemen l’impero è tornato.

La Cina va fermata

Alle dichiarazioni sono presto seguiti i fatti. Qualche ora dopo l’inaugurazione, preso posto nello Studio Ovale, Biden ha promosso il riallacciamento delle relazioni con l’OMS nella prospettiva di assumere un ruolo centrale. Il democratico e il suo staff, infatti, considerano l’organizzazione troppo debole così com’è per dialogare con la Cina. Proprio il Regno di mezzo, dunque, rimane il competitor principale degli Stati Uniti. Nonostante le false speranze su cui qualcuno in Europa pareva cullarsi, l’avvicendamento Biden-Trump porterà magari ad un cambio nei metodi, ma la sostanza rimarrà sempre la stessa: la Cina va fermata.

Francia e USA: quasi amici

Emmanuel Macron, eletto presidente della Repubblica francese il 14 maggio 2017

La prima telefonata verso il vecchio continente del nuovo Mr. President, non a caso è partita in direzione Parigi e non Berlino. Biden, infatti, può trovare maggiori punti di incontro con Macron rispetto alla Merkel. La Germania ha rapporti commerciali ben solidi con la Cina e la cancelliera ha già avvisato Washington di non aspettarsi che improvvisamente ci sia solo armonia tra americani e tedeschi. Inoltre, la Francia può rivelarsi un grande alleato per gli Stati Uniti. Sia per contrastare la crescente espansione turco-russa nel Mediterraneo e in Nord Africa; sia per contenere quella cinese nell’Africa subsahariana. Ovviamente non può che coronare il quadretto, la volontà francese di dare all’Europa un’ identità unitaria sotto la guida di Parigi. Questo costituirebbe un duro colpo alle ambizioni di Berlino che negli ultimi quattro anni ha consolidato il proprio sistema autonomo ed alternativo all’influenza statunitense.

Il Clima, una sfida che sa di opportunità

Altro cardine della politica estera di Biden sarà la lotta ai cambiamenti climatici. L’ex vice di Obama ha provveduto al rientro nell’accordo di Parigi, da cui Trump era uscito nel 2017. Il clima è considerato da Biden uno dei temi su cui si deciderà il futuro degli equilibri economici mondiali. E’ necessario che Stati Uniti ed Europa collaborino per contrastare la scalata al mercato dei BRICS.

L’oleodotto Keyston XL

Altra importante decisione presa da Biden riguarda lo stop alla costruzione dell’oleodotto Keystone XL, che avrebbe permesso di trasportare ogni giorno un quantitativo pari a circa 830mila barili di petrolio, dalla regione canadese dell’Alberta fino al Nebraska, per poi raggiungere il Golfo del Messico. Per Trump questa infrastruttura avrebbe garantito l’afflusso di petrolio nelle regioni del Sud-Est USA vista la rottura con il Venezuela di Maduro. Biden, invece, potrebbe utilizzare le politiche ambientali per minacciare un cambio degli equilibri in Sud America. Un’arma con cui ricordare a quelli oltre confine che gli USA sono tornati e le distanze nelle relazioni internazionali possono essere colmate, basta trovare gli argomenti giusti. Chi sembra aver recepito il messaggio di Biden è il presidente brasiliano Bolsonaro, che nonostante la propria lontananza politica dai democratici, si è affrettato nel telefonare alla Casa Bianca per assicurare al nuovo inquilino collaborazione sulla lotta alla deforestazione amazzonica.

Jair Bolsonaro, dopo aver tifato per la rielezione di Trump, corre ai ripari, del resto l’impero è tornato

Siamo solo all’inizio

La mancata realizzazione dell’oleodotto, tuttavia, porterà probabilmente alla necessità di un confronto diplomatico con il Canada, ma l’amministrazione Biden non sembra temere le sfide internazionali che la attendono. Vecchi e fedeli partner o nuovi aspiranti competitor sono avvisati: l’impero è tornato e all’Europa toccherà assumersi responsabilità economiche e diplomatiche.

Alessandro Bergonzi

Nato a Roma, cresciuto a Imperia. I libri di Terzani mi hanno insegnato a sognare e una laurea in giurisprudenza mi ha permesso di riflettere. Mi piace scrivere di geopolitica, indagare e approfondire tutto ciò che non è lineare.

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