Italia Viva si, Italia Viva no: la terra dei cachi

Italia Viva si, Italia Viva no: la terra dei cachi

A concludere questa brevissima stagione politica iniziata da Salvini sulla spiaggia del Papeete, ci pensa Renzi con il suo addio al PD e la formazione dei suoi nuovi gruppi parlamentari. Perché, con il passare del tempo, diventa sempre più evidente come i nostri Matteo trovino difficile, se non addirittura impossibile, non far parlare di sé.

E così, annunciando qualcosa che era già nell’aria dalla sconfitta al referendum costituzionale del 4 Dicembre 2016 e dalla successiva elezione di Nicola Zingaretti alla segreteria Dem, Renzi vince la sua prima battaglia politica confondendo avversari ed alleati. Fu lui, assieme ai suoi fedelissimi, a stroncare un possibile accordo con il M5S all’alba delle elezioni politiche del Marzo 2018, ancora lui a favorire la nascita del governo giallo-verde con la strategia dei popcorn, salvo poi, assieme a Beppe Grillo, forgiare il nuovo accordo di governo con i pentastellati “mettendo da parte le offese” per fare del bene a questo paese. In queste ore, è stato ancora lui a far parlare di sé per la scissione a destra dal PD per la fondazione di un nuovo partito di stampo liberaldemocratico. E per una settimana, non si farà che parlare del suo acume politico e del suo cinismo, che da amante di Machiavelli non si sottrae dall’esercitare.

Si chiama “Italia Viva” la nuova creatura politica di Matteo Renzi. Perché, a pensarci bene, “Viva l’Italia” sarebbe stato un nome troppo simile a quel “Forza Italia” che il neonato partito leopoldino si appresta a emulare nelle tematiche. Intanto, per ammissione del suo stesso leader a Porta a Porta, i nuovi gruppi parlamentari dovrebbero contare già da subito 25 deputati e 15 senatori. Fra questi, molti nomi scontati come i fedelissimi Giachetti e Rosato e le inossidabili Maria Elena Boschi e Teresa Bellanova (che sarà capodelegazione al governo). Altri renziani di ferro, per adesso, si sono detti indisponibili ad abbandonare i Dem come Marcucci, Lotti, Guerini e la Ascani.

Renzi, dunque, controlla un gruppo abbastanza grande da poter decretare la vita e la morte di questo governo. Il primo voto di fiducia al Senato, tenutosi soltanto pochi giorni fa, ha visto il governo Conte incassare 169 Si, superando di poco la soglia minima dei 161. I 15 Senatori di “Italia Viva”, quindi, sono più che indispensabili al nuovo esecutivo. Oltre a questo, i sospetti sulla lealtà dei renziani ancora nel PD cresce, gettando ombre su alcune prossime celebri fuoriuscite.

Da Matteo a Matteo, poi, l’abilità nello spiegare le proprie ragioni non sembra migliorare. Così, come Salvini si ostina ad arrampicarsi sugli specchi per tentare di razionalizzare la propria mossa suicida, costatagli una poltrona da ministro ed un governo da lui appoggiato, anche Renzi non riesce a fornire una motivazione valida alla scissione. “Il PD è un insieme di correnti”, come se il Renzismo non ne fosse una. “Sogno un’Italia dei SI, senza fuoco amico”, mentre Letta porta ancora le ferite delle pugnalate alle spalle. Sicuramente, dovremo aspettare la Leopolda, risorta come evento a fondamento del nuovo partito per ascoltare motivazioni che vadano oltre il mero bisogno di contare di più, spartirsi le nomine, e decidere vita e morte del Conte bis.

Ma Renzi, da buon Democristiano, si è fatto furbo, e ha annunciato di non voler correre alle prossime elezioni locali e regionali. Italia Viva, dunque, se ne starà in panchina, curando meticolosamente i propri comitati civici, facendo man bassa di parlamentari interni a PD e Forza Italia, per poi presentarsi alle fantascientifiche elezioni del 2023, contribuendo, prima, a nominare il nuovo Capo dello Stato nel 2022.

Sorprendentemente o no, infatti, Renzi, nonostante l’aria di sfida che rivolge a Salvini, dimostra di aver paura di nuove elezioni anticipate. Italia Viva è una scommessa per tenere in vita il suo nutrito gruppo di seguaci, così da seguire una terza via Macroniana già dimostratasi fallimentare in Francia. Così, il Senatore di Rignano, con la mentalità di Depretis regna come lo Spadolini del XXI secolo, forte di un piccolo manipolo di opliti, indispensabile per l’esecutivo ma in simbiosi con esso. Neanche lui, infatti, può permettersi il fallimento della maggioranza giallo-rossa, pena l’azzeramento della sua nuova creatura politica che, secondo i recentissimi sondaggi può valere dal 3% all’8%.

L’appoggio renziano al governo, oltre ad essere l’ennesima prova di un trasformismo disarmante, nuovo elemento di assist per Matteo Salvini e Giorgia Meloni, è anche motivo di confusione e spaesamento fra la base elettorale. Questa Terza Repubblica, inaugurata come la stagione della coerenza e del volere popolare, ha assunto la forma dell’Italia liberale ed il gusto della Prima Repubblica, creando un piatto che neanche i più noti chef da talent show potrebbero gradire.

RICCARDO PARADISI

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