Italia, guarda ai giovani, guarda al futuro!

Italia, guarda ai giovani, guarda al futuro!

Criticare i giovani è sport nazionale

Giovani, gioventù, quante volte abbiam sentito parlare di queste parole e dei loro significati? Quante volte i giovani son finiti sotto l’occhio del ciclone e delle critiche in Italia? Quante volte siam stati tacciati di debolezza, pigrizia, nullafacenza? Tante volte, forse troppe. In alcune occasioni le critiche son state più che giustificate, in altre sono state decisamente eccessive, poco pertinenti, pesanti. E proprio quando penso alle critiche immeritate, quelle parole risuonano nella mia testa proprio come quelle di un genitore deluso dal figlio perché non ha imboccato la via paterna o familiare, più che per veri e propri demeriti. Sarà così?

Porsi le domande giuste

Al di là delle critiche, del conflitto tra generazioni, la vera domanda che mi affligge ormai da tempo è la seguente: l’Italia è un paese per giovani? La domanda, per quanto possa sembrare semplice e lineare, nasconde invece più livelli di analisi e la risposta potrebbe non essere così semplice da trovare. Ancor più complessa è la questione se poi vi abbiniamo un’altra domanda che non può prescindere dalla precedente: i giovani sono all’altezza della missione a cui son chiamati a rispondere?

Formare è un dovere, non un privilegio

L’Italia a livello quanto meno teorico tenta di mettere al centro i giovani. Il tentare però non basta. L’istruzione pubblica estesa, tanto a livello scolastico, quanto a livello universitario è sicuramente un buon punto di partenza rispetto ad altri paesi ove invece risulta essere di gran lunga più cara. La presenza di borse di studio che vanno a coprire in tutto o in parte le spese per i giovani dalle minor risorse economiche è forse il simbolo di un’istruzione che si professa quanto meno universalistica. Non entrerò nel merito dell’efficacia ed efficienza del sistema borsistico per le quali ci vorrebbe un articolo ad hoc ma mi limiterò solo a dire che c’è. Sebbene vi sia, l’Italia rimane ancora tra i paesi col minor numero di laureati in Europa e molti di essi lasciano il Bel Paese per raggiungere sponde più prospere nel Vecchio Continente o in altri paesi oltreoceano.

Escape from Italy

Già questi elementi dovrebbero preoccuparci. Al di là di una porzione che desidera andare all’estero per pura esterofilia, vi è una gran parte di essi che è costretta ad abbandonare l’Italia per impossibilità di condurre ricerca, fare impresa, investire in capitale umano ed in nuove tecnologie. Che si faccia attenzione però, perché ridurre il tutto alla sola possibilità di “poter fare” è riduttivo. A queste limitazioni, infatti, si somma un perenne stato di frustrazione per una mancata fiducia nelle potenzialità giovanili e nell’impossibilità di poter dare seguito alle proprie aspirazioni, idee, applicazioni.

“I giovani sono la nostra salvezza in termini di cultura, creatività e competizione con il mondo. Non possiamo permettere che i cervelli migliori continuino a espatriare.” Carla Fendi

Il Pd non ama i giovani

Esempio banale? La proposta di Marianna Madia di cancellare il fondo previsto dal governo di 4 milioni per cofinanziare i progetti di creazione e sviluppo dei videogame. Potrà sembrare una sciocchezza, ma parliamo di un settore in enorme evoluzione, la cui fetta di mercato si è allargata e che vede sempre più giovani gettarsi nel settore del developing. E la politica cosa propone? Non un’estensione del fondo, ma la cancellazione. E’ solo un esempio, eppure un esempio che dovrebbe far molto riflettere.

La ricerca? Possiamo farne a meno

Che la questione sia complessa non ci piove sopra. Che gli sforzi della politica verso i giovani siano modesti è veramente evidente. Pensiamo all’ultimo DL Rilancio. Il nostro Presidente del Consiglio ha parlato di 600 milioni a sostegno delle ricerche universitarie, al fronte di miliardi investiti in misure assistenziali. Nulla da dire sulle ultime, molto invece sulla prima. Un paese che affronta ogni hanno una massiccia fuga di cervelli non può pensare minimamente di trattenere menti e far rientrare le “fuggitive” con un investimento così modesto. La ricerca è il futuro, è il presente, è idee e crescita. Essa è una necessità per un paese che deve tornare a correre. La ricerca è fatta anche e soprattutto da giovani. Non lasciamo che le migliori idee vadano perse o fuggano all’estero perché non abbiamo il coraggio di investire.

Giovani ricercatori al lavoro
Giovani ricercatori a lavoro

Dobbiamo essere coraggiosi

I giovani sono all’altezza della missione a cui son chiamati a rispondere? Questa è la seconda domanda a cui si deve rispondere necessariamente ed anche qui emerge un tasto dolente. Se da un lato è vero che possiamo contare su delle eccellenze che il mondo ci invidia e, intelligentemente, attrae dall’altro abbiamo una larga fetta di rassegnati sotto il peso di logiche deleterie. Tanti hanno smesso di sognare, sapendo che le cose non cambieranno, altri semplicemente si accontentano, altri preferiscono rinunciare a scommettere prediligendo certezze e sicurezze. Forse il coraggio non è la somma virtù della nostra generazione. Quanti ragazzi preferiscono aggregarsi al professore di turno per dare il via ad un progetto, piuttosto che scommettere fino in fondo su se stessi? C’è da condannarli? No. C’è da recuperarli? Si.

Solo alcuni dati.

Aspettare non ci aiuterà

Sicuramente non basta un’iniezione di fiducia, così come non basta un semplice incentivo. Di fronte ad un sistema ingessato dove la gerontocrazia, non solo anagrafica ma di pensiero, spadroneggia è molto difficile cambiare paradigma. Non possiamo pretendere però che certi cambiamenti arrivino dall’alto come un deus ex machina. Bisogna farsi promotori di questo cambiamento, gettandosi in prima linea, nella mischia, senza paura di sporcarsi o farsi male, riscoprendo il genuino senso per l’avventura, la capacità di sognare e creare, di scommettere e non nascondersi. Bisogna riappropriarsi degli spazi giovanili o in assenza ricrearli. Dobbiamo abbandonare la logica della competizione a tutti i costi e ritrovare uno spirito collettivo di gioventù che possa aiutarci in questo percorso.

Che i giovani tornino al centro della politica

Non c’è da meravigliarsi se nei famosi Stati Generali i giovani non siano stati né presenti, né rappresentati. Finché in questo paese prevarrà l’idea di una classe giovane il cui massimo scopo nella vita è fare l’aperitivo sui Navigli, recarsi in discoteca o fare le Sardine, per noi non ci sarà mai spazio. Spetta a noi cambiare questa idea, con azioni pratiche, riscoprendo noi stessi, le nostre potenzialità. Non lasciamoci schiacciare dai pregiudizi.

Crediamoci!

Laudato si‘ chi riesce a credere nei giovani e chi li sostiene, chi li apprezza e chi li stimola. E’ ora però di fare di più. L’Italia non è un paese per giovani, probabilmente non è nemmeno un paese di giovani. Il fatto che lo sia però non deve abbatterci. Dobbiamo raccogliere questa sfida e rendere l’Italia un paese PER i giovani e DI giovani. Che non sia la semplice età anagrafica a guidarci, ma che sia un cambiamento di pensiero a dirigere le nostre azioni in modo trasversale. Siamo noi il presente ed il futuro del paese. Non lasciamolo nelle mani di chi è il passato o di chi vive di nostalgia.

Maurizio Troiano

Diplomato col massimo dei voti al Liceo Classico di Foggia, ho deciso di seguire il percorso più vicino a me, quello di Scienze Politiche. Trasferitomi a Siena, ho trascorso qui anni eccezionali, laureandomi in Relazioni Internazionali con 110/100 e lode, ma soprattutto incontrando persone meravigliose, grazie alle quali son riuscito a costruire questo blog. Da Siena ho raggiunto Forlì, laureandomi in Scienze Internazionali e Diplomatiche, intraprendendo il percorso della diplomazia, che è il mio sogno ed obiettivo. Concluso ormai il Master in Scienze Diplomatiche a Roma presso la SIOI, sto proseguendo nelle mie ricerche nell'alveo delle relazioni internazionali, dei rapporti tra Stati e degli affari esteri che ho avuto modo di approfondire anche grazie a numerosi progetti e simulazioni internazionali. Mi animano motivazione e passione, sono loro a guidarmi ogni giorno tanto nel blog quanto nei miei studi. In fin dei conti, come sosteneva Norman Augustine: “La motivazione batterà quasi sempre il semplice talento.”

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