Italia e Biden: fiduciosi ma non troppo

Italia e Biden: fiduciosi ma non troppo

Joe Biden si accinge a diventare il 46esimo presidente degli Stati Uniti. Si tratta di un cambiamento di rotta importante alla Casa Bianca, dopo il quadriennio di Donald Trump, che avrà ripercussioni sugli equilibri geopolitici globali.

Cerchiamo di capire cosa potrebbe cambiare per l’Italia.

L’importanza dell’Italia per Trump. Il caso russo

In questi ultimi 4 anni, l’Italia ed il resto d’Europa hanno dovuto bilanciare la necessità di mantenere relazioni proficue con gli Stati Uniti con l’ostilità di un presidente che ha acuito divergenze già esistenti fra i bordi dell’Atlantico.

L’Italia era percepita da Trump come un alleato cruciale in certi dossier strategici ma anche come potenziale fonte di squilibri all’interno dell’ordine mondiale a guida statunitense.

Un esempio ci viene dato dalla relazioni con la Russia putiniana, a cui Trump a sempre ammiccato, e con la quale l’Italia mantiene rapporti di  sincera amicizia, avendo aderito obtorto collo alle sanzioni imposte a seguito dall’annessione della Crimea nel 2014. L’arrivo di militari russi in Italia nel pieno della crisi sanitaria la scorsa primavera dimostra come fra  Roma e Mosca ci sia un’intesa maggiore rispetto ad altre cancellerie continentali.

La Cina(non) è vicina

Ben diversa è la questione in merito alla Cina, avversario strategico nei decenni a venire dell’egemone statunitense. Il momento di svolta è stata la firma di un memorandum d’intesa nel marzo 2019, che ha reso l’Italia il primo paese del G7 ad aderire al mastodontico progetto infrastrutturale e geopolitico di Xi Jinping, le famose “Vie della Seta”.

L’Italia può infatti vantare i porti di Genova e Trieste, snodi cruciali per far affluire le merci asiatiche ai mercati europei.

Tale adesione, fortemente caldeggiata dalla fazione M5S dell’allora governo gialloverde, ha fatto temere all’amministrazione repubblicana che l’influenza cinese nel Vecchio Continente potesse espandersi a macchia d’olio. L’Italia si è poi affiancata ad altre iniziative di Pechino, come il “17+1”, forum di dialogo fra il colosso asiatico ed i paesi dell’Europa centro-orientale.

Non a caso, l’ultima visita romana di Mike Pompeo, capo della diplomazia a stelle e strisce, si è concentrata sullo stroncare l’l’intesa italo-cinese, riguardo alla rete 5G , dalla quale Washington vuole estromettere Huawei, oltre alle violazioni dei diritti umani nelle regioni di Hong Kong e del Xinjiang.  La successiva visita di Sergio Mattarella negli States è servita a ribadire l’amicizia storica fra Italia ed America.

Un’amicizia che, con un presidente meno isolazionista e più filoeuropeo, dovrebbe guadagnare forza( curiosamente, la moglie di Biden ha origini italiane).

Coronavirus, il laboratorio militare Usa trasferito a Sigonella aveva  scoperto MERS-CoV - Limes
Le principali basi militari statunitensi in Italia ed i poli tecnologici cinesi. Fonte: Limes

Dall’America First al Build Back Better

Nonostante l’esperienza di Trump non possa essere cancellata con un colpo di spugna(anche perché il Senato Usa resterà in mano ai Repubblicani), con un presidente democratico nello Studio Ovale la superpotenza sarebbe certamente più vicina all’Italia per sostenere la ripresa post-Covid 19.

È probabile che Biden voglia cessare la politica dei dazi del suo predecessore, negoziare un accordo commerciale con l’Ue ed anche con una Londra post-Brexit, rilanciare la Nato che Trump considerava ormai obsoleta e rientrare negli accordi di Parigi sul clima o anche in quello del nucleare iraniano, entrambi eredità della presidenza Obama, di cui Biden era vice.

Nonostante il cambio di colore politico, è però altamente improbabile che la postura verso Russia e Cina subisca notevoli modifiche, dato il consenso bipartisan del Congresso e la pressione degli apparati federali(Pentagono, Cia, Dipartimento di Stato).

È probabile che l’Italia verrà sottoposta a controlli più rigidi in merito agli investimenti cinesi, in infrastrutture fisiche e digitali, oltre a dover mantenere le sanzioni russe dannose per l’export nostrano.

Per rafforzare i rapporti bilaterali, tuttavia, è verosimile una convergenza anche con Bruxelles per la transizione energetica. Se da Washington partisse un maxi piano volto alla riduzione delle emissioni e ad una maggiore sostenibilità ambientale, la sinergia con il Green New Deal della Commissione Ue sarebbe perfetta.

Anche il quadrante mediorientale potrebbe essere interessato da una maggiore cooperazione italo-americana, per stabilizzare teatri come la Siria e la Libia le cui problematiche colpiscono direttamente lo Stivale e l’Europa attraverso i flussi migratori e la crescente minaccia dell’espansionismo turco.

Quindi….

Una presidenza Biden ha tutte le carte in regola per una nuova stagione di dialogo e cooperazione fra Italia e America, con la consapevolezza però che Roma è parte dell’impero “informale” della superpotenza, come il resto dell’Europa, e che cambiamenti epocali risultano difficili.

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

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