Il triangolo Israele, Stati Uniti, Iran: incontri “segreti” e rese dei conti

Il triangolo Israele, Stati Uniti, Iran: incontri “segreti” e rese dei conti

Sono giorni movimentati nell’area del Golfo Persico. Dall’altra parte del mondo, l’avvicendamento alla Casa Bianca. Il passaggio di consegne da Trump a Biden, sta quanto mai condizionando lo sviluppo degli eventi che coinvolgono il Medio Oriente. Si ricrea il triangolo Israele Stati Uniti Iran. Da un lato Israele, la cui libertà di manovra di cui ha goduto negli ultimi quattro anni difficilmente si ripresenterà. Per questo, sta approfittando della parte finale del mandato del tycoon per mettere a segno colpi strategici. Da quella opposta l’Iran, che preferisce temporeggiare, confidando in tempi migliori grazie al prossimo insediamento dei democratici a Washington.

L’assassinio dello scienziato iraniano

Emblematico in tal senso l’attentato del 27 novembre che ha portato alla morte di Mohsen Fakhrizadeh, scienziato iraniano a capo del programma nucleare di Teheran. “Risponderemo al momento giusto. La nazione iraniana è più intelligente. Non cadrà nella trappola dei sionisti.” – Ha commentato prontamente il presidente della repubblica islamica, Hassan Rouhani, incolpando Israele per l’attentato subito. Evitare l’azione e riservarsi solamente il diritto ad una risposta eventuale, questa la mossa del governo iraniano. Così facendo però, Teheran ha solo confermato le tendenze che già da tempo si stanno consolidando in Medio Oriente. Tra dichiarazioni ed incontri, la strada intrapresa da Israele, Arabia Saudita ed alcuni stati del Golfo Persico è quella di una convergenza di intenti. Il tutto sempre in ottica anti-iraniana e sotto la supervisione degli Stati Uniti.

Israele cuce rapporti

Riuniti alla Casa Bianca: Netanyahu, Trump e i ministri degli esteri di Bahrain ed EAU

“Siamo molto emozionati dal fatto di poter portare la pace ai nostri popoli e ai nostri paesi.” – Questo l’annuncio del premier israeliano, Benjamin Netanyahu. Subito dopo la cordiale telefonata del 24 novembre con il principe del Bahrain Salman bin Hamad Al Khalifa. “Mi ha anche invitato a compiere presto una visita ufficiale in Bahrain. Lo farò con piacere.”- Ha concluso il primo ministro israeliano. Il colloquio ha seguito la prima storica visita, avvenuta qualche giorno prima, di un ministro degli esteri del Bahrein nello Stato ebraico. La crescente collaborazione tra i due paesi è vista di buon occhio anche dall’uscente amministrazione statunitense. “Stiamo spianando la strada a un’alba di pace nell’intero Medio Oriente.” – ha affermato il segretario di stato americano Mike Pompeo.

La forza dell’eloquenza

Il principe saudita Mohammed bin Salman

Dunque, la normalizzazione dei rapporti tra buona parte del mondo arabo e lo Stato di Israele non rimane segreta nemmeno nelle dichiarazioni alla stampa. Come del resto, è risaputo quanto fondamentale sia per questa tendenza l’azione del principe, erede al trono dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman. Emblematica, nel 2018, l’intervista in cui quest’ultimo aveva affermato il diritto degli israeliani a possedere una loro terra. Sulla stessa linea, nello stesso anno, la presa di posizione del ministro degli esteri bahrainita. In questo caso con una dichiarazione a proposito del conflitto in Siria, volta a sostenere il diritto a difendersi di Israele, proprio dalle minacce iraniane.

Un vertice misterioso in Arabia Saudita

Risulta ancora avvolto nel mistero invece, l’incontro “segreto” che si sarebbe tenuto il 23 novembre, solo 4 giorni prima dell’omicidio di Mohsen Fakhrizadeh, a Neom, futuristica città dell’Arabia Saudita. Presenti per l’occasione l’erede al trono di Riyad, Netanyahu, ma anche il capo del Mossad Yossi Cohen, e il segretario di Stato americano Mike Pompeo. Tuttavia. Se dopo la conferma ricevuta da fonti sia saudite che israeliane, i giornali si sono affrettati nel divulgare la notizia, occorre registrare la pronta smentita arrivata dal principe Faisal bin Farhan Al Saud, ministro degli esteri del regno arabo. Ma anche il silenzio del governo israeliano. Se la prossimità con l’attentato sia solo una strana coincidenza probabilmente non lo sapremo mai. Resta comunque probabile che dietro all’attentato ci siano proprio i servizi segreti israeliani. Ovviamente dopo aver ricevuto il benestare degli attuali vertici di governo americani, preoccupati in vista della svolta democratica. Ben contenti di fare uno sgambetto al futuro Mr President e intenzionati ad ostacolare un nuovo accordo sul nucleare con l’Iran.

L’Iran sogna tempi migliori

Non ci resta che attendere ulteriori sviluppi sullo scenario mediorientale per vedere come si evolverà il triangolo Israele, Stati Uniti, Iran. Difficile, comunque, che l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca possa ribaltare i rapporti di forza nella regione o minare lo stretto legame USA-Israele. D’altro canto, ci si aspetta un cambio d’atteggiamento da parte del leader democratico. Il che, può rappresentare l’occasione per Teheran di abbandonare l’angolo in cui è stata costretta durante l’amministrazione Trump.

Alessandro Bergonzi

"Come spesso capita con le più belle avventure della vita, anche questo viaggio cominciò per caso." Tiziano Terzani

Commenta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: