Io sono Giorgia: come la Meloni è diventata un meme

Io sono Giorgia: come la Meloni è diventata un meme

Nell’era di internet e dei social, le dinamiche politiche, viste da un nativo non-digitale, potrebbero sembrare capovolte e senza logica. La campagna elettorale, ormai migrata dalle piazze ai server delle multinazionali del web, si combatte a colpi di tweet, dirette su Facebook e foto su Instagram. Come un mantra che ormai ripetiamo da tempo, i politici sono diventati delle vere popstar e tutto ciò che fa parlare di loro può aiutarli a crescere elettoralmente.

Da “Ollolanda” a “Io sono Giorgia”

Il caso della settimana riguarda il Remix del discorso di Giorgia Meloni tenutosi in Piazza San Giovanni lo scorso Ottobre. “Io sono Giorgia”, la canzone mixata da MEM&J, è uno sfottò del messaggio nazionalista e conservatore della leader di Fratelli d’Italia e, nel giro di una settimana, è già stato visto più di 1 milione di volte su Youtube ed è diventato un tormentone su TikTok. Aprendo Facebook, è molto probabile che molti di voi si siano imbattuti nella sua versione originale o nei mille video derivati, sorridendo, forse, sul messaggio progressista del motivetto. “Non credo in uno stato che mette il desiderio di Giorgia davanti al diritto di un omosessuale” canta la Meloni nella canzone, dissacrando e capovolgendo il significato originale del suo discorso a Roma. Dalla hit è nata la “Io sono Giorgia Challenge”, una sfida fra gli utenti dei social per trovare il video che più si intoni alla canzone, che sia l’intro dei teletubbies o il ballo sulla scalinata di Joker.

La leader di Fratelli d’Italia non è nuova a questo genere di parodie. Restando nell’ambito musicale, sono famose quelle del comico Fabio Celenza, noto per i suoi doppiaggi surreali. Dalla sua mente sono nati i tormentoni “Ollolanda”, “Rubala”, “Perché gli va?” e “Ma Italiano rimaneva”, tutti remix satirici di video che la Meloni ha pubblicato nel corso degli anni per attaccare la Sea-Watch o per difendere l’identità nazionale di Leonardo da Vinci, fruttati al comico più di un milione di views su Youtube e sui social, nonché la loro trasposizione in tv su Propaganda Live, in onda su La7.

Meloni-Chan

E come dimenticarci di Meloni-Chan? La conversione della leader a protagonista di un manga ha spiazzato tutti. La Giorgia nazionale, prima di capire che la sua versione in stile nipponico fosse presa in prestito da un personaggio da connotati omosessuali (Mari Ohara di “Love Live!”), ha condiviso più volte la sua controparte cartonesca sui social. La stessa sorte era capitata alla leader di Alternative für Deutschland in Germania con “Afd-Chan”. Ma non solo. Al Romix del 2018, la fiera di fumetti della capitale, Giorgia Meloni è entrata nell’Olimpo dei meme facendosi filmare in sella alla riproduzione di un Drago, come la Deanerys di Game of Thrones. Il web è impazzito ancora una volta e le parodie non si sono fatte attendere.

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Meloni-Chan è la controparte manga di Giorgia Meloni / da Facebook

I meme sono certificati di successo?

Ma c’è una relazione fra questa sua altissima esposizione mediatica ed il successo di Fratelli d’Italia? La domanda non è scontata, del resto le vie dell’internet sono infinite e spesso misteriose. Ma una relazione ci potrebbe essere. Prima di lei, Silvio Berlusconi, Matteo Renzi e Matteo Salvini hanno subito trattamenti simili da parte del web, con caricature, video satirici e remix virali. A tal proposito, celeberrimi sono “Shish is the word” by Christian Ice sulla famosa gaffe di Renzi e Il Rap di Matteo Salvini by Highlander dj, il primo dei quali ha totalizzato su Youtube quasi 10 milioni di ascolti, mentre il secondo “soltanto” 2 milioni.

Il meme, inteso come caricatura, come ribaltamento della realtà, potrebbe essere nel 2019 un marchio a garanzia del successo politico. I già citati Renzi e Salvini, durante il picco della loro fama su internet si erano conquistati rispettivamente il 40% ed il 34% dei voti alle Elezioni Europee, mentre Giorgia Meloni, in ascesa da mesi, si attesterebbe oggi intorno al 9%. Non solo: esattamente come gli altri due, la leader di Fratelli d’Italia è polarizzante e divide l’opinione pubblica in chi-la-ama e chi-la-odia, ripetendo un ingranaggio innescato da Berliusconi all’inizio della Seconda Repubblica e perpetuato dai due Mattei. A pensarci bene, nessun tormentone web, nessun meme dal successo esplosivo ha riguardato Di Maio e Zingaretti nell’ultimo periodo, condannandoli di fatto ad un oblio mediatico e, specularmente, elettorale.

Sarebbe un azzardo affermare che i meme possano influenzare l’opinione politica, ma è più sensato accorgersi di come questi possano, spesso, spiegare la realtà mediatica. E’ indubbio come ad un aumento della popolarità di Giorgia Meloni, si siano susseguiti video parodie e meme di successo su di lei. Che sia nata una stella? Vedremo. Intanto nel web cresce l’eco di chi vorrebbe la hit “Io sono Giorgia. Sono una madre. Sono cristiana” come inno del gay pride, in un tentativo sovversivo di esorcizzare e ribaltare i messaggi della destra. Poco importerà alla Meloni: nel mondo di oggi, infatti, l’importante è che se ne parli, non “come” se ne parli.

RICCARDO PARADISI

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Riccardo Paradisi

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