Il Medio Oriente visto da Mohammed bin Salman

Il Medio Oriente visto da Mohammed bin Salman

Noto in Italia per la chiacchierata televisiva con Matteo Renzi, il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman (MbS), è una figura controversa. La sua ascesa politica, segnata da riforme progressiste, inizialmente è stata accolta positivamente in Occidente per poi subire un pesante contraccolpo mediatico dopo l’omicidio Khashoggi. Principe illuminato od oscuro macchinatore, l’erede al trono si è presto imposto come figura dominante, e per certi versi destabilizzante, nell’equilibrio politico del regno. Il suo sogno è quello di cambiare il Medio Oriente.

Sulle orme del padre

Salman bin Abdulaziz, re d’Arabia Saudita (dx) con suo figlio Mohammed bin Salman

MbS, dopo la laurea in legge, si è fatto strada seguendo gli affari del padre, Salman Al Saud, fratello minore del re Abdallah. Una volta morto quest’ultimo, è toccato proprio a Salman ereditare il regno nel 2015, affiancato dal figlio Mohammed. Prontamente promosso primo consigliere a scapito di Khaled al Tuwayjiri, la prima importante scelta politica assunta da MbS è stata l’intervento militare in Yemen.

La guerra in Yemen

La guerra, tutt’ora in atto, tra marzo 2015 e aprile 2016 secondo le stime dell’ONU avrebbe causato la morte di oltre 16mila persone. Il conflitto vede il governo centrale sunnita, sostenuto da Riad e dagli Emirati Arabi Uniti, combattere contro i ribelli sciiti Houthi supportati dall’Iran. L’accesa ostilità di MbS nei confronti di Teheran, nasce proprio dall’ambizione del principe di rendere l’Arabia Saudita il principale attore del Medio Oriente. L’erede al trono, infatti, nel perseguire il proprio scopo ha deciso di agire su due fronti. Da un lato stringendo accordi internazionali per isolare l’Iran, dall’altro modernizzando il Paese per apparire come interlocutore più credibile agli occhi dell’Occidente.

Vision 2030

Proprio per quanto riguarda il secondo aspetto, nel 2016 MbS ha inaugurato il piano “Vision 2030”. Si tratta di una svolta economica e sociale il cui scopo è portare l’Arabia Saudita all’indipendenza dal mercato petrolifero. MbS vuole dominare il Medio Oriente fino a proporsi come una delle più importanti economie mondiali. Un piano di riforme che unisce la lotta per l’emancipazione femminile e la libertà di espressione del pensiero ad avveniristici progetti infrastrutturali. Il progetto più ambizioso è quello in atto a Neom, la città del futuro.

Neom, una città in continua evoluzione sul golfo di Aqaba

Renzi al Future investment initiative

In questo contesto si inserisce l’intervento del segretario di Italia Viva, Matteo Renzi, alla seconda giornata del Future investment initiative (Fii). Il forum, di cui Renzi è membro fondatore insieme a scienziati, economisti ed imprenditori di livello internazionale, è giunto alla sua quarta edizione. La nascita si deve proprio ad un’idea del principe saudita al fine di pubblicizzare l’immagine del regno nel mondo. Più che le polemiche sulla discutibile tempestività della partecipazione di Renzi all’iniziativa, svoltasi in concomitanza con la crisi di governo italiana, dovrebbe far riflettere l’opportunità politica di sponsorizzare l’azione del regime. Soprattutto nel caso in cui Renzi ambisse un domani a ricoprire nuovamente cariche istituzionali.

L’omicidio Khashoggi

Il piano di modernizzazione avviato dal MbS, infatti, nonostante risulti un notevole passo in avanti rispetto alla visione integralista wahabita tipica della dinastia degli Al Saud, si scontra con l’episodio che nel 2018 causò la morte del giornalista dissidente Jamal Khashoggi. Il redattore saudita, che per ragioni di sicurezza viveva all’estero, aveva più volte contestato il regime di Riad, in particolare per l’intervento in Yemen deciso da MbS. Khashoggi, inoltre, per legami familiari era vicino ai Fratelli Musulmani. Nemici dell’Arabia Saudita dopo il colpo di Stato in Egitto del 2012, i rivoluzionari islamici oggi sono in sintonia con la Turchia di Erdogan, nonché con l’Iran.
Entrato nel consolato saudita di Istanbul il 2 ottobre 2018, Khashoggi non ne uscì mai vivo. Il suo corpo non è mai stato ritrovato e sulla questione si è aperto un dibattito internazionale oltre che uno scontro diplomatico tra Turchia ed Arabia Saudita.

Piazza Tahrir al Cairo, la prima tra le rivoluzioni che 10 anni fa hanno sconvolto il Medio Oriente

Le debolezze di Mbs

Il principe Mohammed, pur essendosi assunto la responsabilità oggettiva per l’omicidio, non ha mai scontato alcuna pena ed anzi approfitta di anno in anno del Fii, per celebrare il proprio piano di riforme. Tuttavia, proprio l’omicidio del giornalista che sfidava il regime rivela le debolezze di MbS sia sul piano internazionale che su quello interno. La figura del principe, infatti, inizialmente è stata ben accolta dagli ambienti governativi, in quanto utile strumento a servizio del conservatorismo per fermare l’avanzata delle primavere arabe e dei rivoluzionari Fratelli Musulmani.

Un esordio illuminato

Le manifestazioni cominciate nel 2011, alimentate da politiche statunitensi filoiraniane, rischiavano di sovvertire anche gli equilibri sauditi. L’icona di un principe, giovane e progressista, dunque, è servita al regno per combattere la voglia di cambiamento con un piano di riforme condivise dal regime.
Nel tempo le cose sono cambiate e MbS è riuscito a trovare una propria autonomia. Prima sfruttando l’avvicendamento Obama-Trump alla Casa Bianca, poi ottenendo la guida della commissione anti-corruzione. L’erede al trono arabo, infatti, mentre grazie ai buoni rapporti con il tycoon è riuscito a giocare un ruolo fondamentale negli accordi di Abramo, avvicinandosi ad Israele ed isolando l’Iran; grazie all’inchiesta sulla corruzione ha potuto eliminare i rivali politici. Sequestrati in un hotel a 5 stelle e minacciati con la pena di morte, gli uomini più potenti d’Arabia sono stati obbligati a cedere tutte le proprie quote di potere nel regno a Mohammed bin Salman.

Il Ritz Carlton Hotel di Riad in cui Mbs ha sequestrato 200 rivali politici

Un futuro oscuro

Da quel momento, la parte più conservatrice d’Arabia, facente capo allo zio Ahmed e all’ex primo ministro Khaled è insorta, creando una corrente ostile all’azione di Mbs. Per il principe, tuttavia, è bastato attendere il momento opportuno per accusarli di insurrezione e farli arrestare. Attualmente però, il ritorno dei democratici a Washington e le pressioni interne dovute alla scelta del principe di portare avanti uno stretto legame con Israele, stanno creando non pochi problemi all’erede al trono.
Sempre più combattuto tra l’apparire baluardo di un rinascimento arabo e l’assicurarsi il governo del Regno saudita, il principe sta già studiando la prossima mossa.

Alessandro Bergonzi

Nato a Roma, cresciuto a Imperia. I libri di Terzani mi hanno insegnato a sognare e una laurea in giurisprudenza mi ha permesso di riflettere. Mi piace scrivere di geopolitica, indagare e approfondire tutto ciò che non è lineare.

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