Il Congresso non si ferma dopo l’assedio dei trumpiani

Il Congresso non si ferma dopo l’assedio dei trumpiani

Oggi, dopo un 6 Gennaio che sarà ricordato a lungo nella storia americana, chiudo gli occhi penso a cosa debbano aver provato i membri del Congresso statunitense percorrendo in uscita le scalinate di Capitol Hill alle 3:32 della mattina di Washington, dopo aver finalmente certificato la vittoria di Joe Biden in un Campidoglio violato nel pomeriggio dalle violenze dei manifestanti. Devono aver guardato la bandiera a stelle e strisce sventolare sul tetto dell’edificio, così come Francis Scott Key deve aver fatto con meraviglia dopo l’assalto inglese di Fort McHenry nel 1814, prima di scrivere i fortunati versi di The Star-Spangled Banner che nel XX secolo sarebbe eventualmente diventato l’Inno degli Stati Uniti d’America. “Oh, say can you see, by the dawn’s early light / What so proudly we hailed at the twilight’s last gleaming?”

La bandiera era ancora lì, nonostante le violenze, nonostante i morti e le umiliazioni, nonostante un presidente spergiuro della propria Costituzione avesse il coraggio di giustificare i riottosi, denunciando nuovamente brogli. Ancora sul tetto del Campidoglio, a sventolare sulla terra dei liberi, sulla patria dei coraggiosi, nella mente di un Congresso che alle intimidazioni ha scelto l’esaltazione delle istituzioni, continuando i propri lavori anche dopo un assedio.

Un’America delegittimata

Nulla si salva dalla giornata di ieri, tranne forse lo stesso Congresso. La dialettica velenosa di Donald Trump in un solo pomeriggio ha delegittimato un processo elettorale, un sistema istituzionale e partitico ma anche il volto stesso del suo paese sotto gli occhi del mondo. Mai, nella mia storia personale ricordo dichiarazioni così preoccupate sulla tenuta democratica degli Stati Uniti da parte della comunità internazionale. Anche gli avversari americani, in aperto spregio ai principi delle democrazie occidentali, hanno colto l’occasione per parlare della “fragilità della democrazia”.

Il Presidente francese Emmanuel Macron contro le violenze di Washington DC

E mentre i manifestanti, spronati dalle parole degli ultimi giorni del Presidente Trump, sfondavano porte e finestre del Campidoglio nel tentativo poi riuscito di fare irruzione, è venuto meno anche il vincolo di fedeltà costituzionale fra potere esecutivo e potere legislativo. Sebbene storicamente non siano mai mancati periodi di forte polarizzazione fra Presidente e Congresso, mai si era arrivati a tanto. Attraverso la forza propagandistica che spesso i social media incarnano e grazie ad una serrata campagna di menzogne e teorie complottistiche, Trump ha mandato in cortocircuito i valori americani fondati sulla lotta alla tirannia. Così facendo, ha designato il Congresso, ivi inclusi molti Senatori e Rappresentanti repubblicani, come l’organo responsabile di una fantomatica frode contro “we the people”.

Ma lo scopo delle violenze, sostanzialmente rivendicate da Trump che ha detto di “amare” i manifestanti, era imprimere uno stop alla certificazione della vittoria di Biden. Ciò nonostante, il Congresso, nella sua sessione notturna, ha dato una sua interpretazione del tirannicidio in salsa americana, rifiutandosi di farsi intimidire e aprendo di fatto la successione.

L’attacco al processo elettorale

L’assedio del Congresso, da molti definito un vero e proprio tentativo di golpe, per quanto sia stato un evento di rottura, non è giunto come un fulmine a ciel sereno. Dal 3 Novembre, data delle presidenziali, Trump tenta in tutti i modi di ribaltare il risultato elettorale con metodi più o meno legali. Ci ha provato nella notte degli scrutini esortando a fermare il conteggio dei voti per posta, una volta accortosi di poter perdere gli stati chiave per la vittoria. Ha continuato chiedendo riconteggi in Wisconsin, Arizona, Pennsylvania e Georgia, giungendo fino a presentare ricorsi nei tribunali statali. Tutto ciò accadeva in un clima di continua polarizzazione e delegittimazione del processo elettorale, con accuse di colpo di stato contro le opposizioni, di frode, di vittoria negata. E mentre i trumpiani si agitavano, il tycoon minacciava il Segretario di Stato della Georgia di procedimenti penali nel caso non si fossero trovati 11.780 voti.

Proprio la Georgia è stata al centro di una lotta asperrima per la conquista tramite ballottaggio dei due seggi per il Senato. Con il suo comportamento sconsiderato e la totale denuncia del processo democratico in corso, additato come già deciso e falsato, Trump ha più scoraggiato che motivato i suoi elettori a presentarsi alle urne. Come risultato, Raphael Warnock e Jon Ossoff hanno compiuto un miracolo, regalando al Partito Democratico la maggioranza dei seggi al Senato, così sancendo il controllo di tutto il Congresso.

Un partito a pezzi

I Repubblicani sono in rotta e dopo la giornata di ieri la leadership ha praticamente voltato le spalle a Donald Trump. Già Mike Pence, suo fedelissimo vicepresidente, si era rifiutato di negare la certificazione dei Grandi Elettori in qualità di Presidente del Senato. Nonostante questo, alcuni senatori e rappresentanti repubblicani si erano impegnati per contestare l’elezione di Biden durante la seduta.

L’assedio del Congresso ha fatto cadere questo castello di carte. Molti repubblicani hanno dovuto prendere le distanze dalle parole istigatrici del Presidente e rinnegare la sua leadership nell’arco di una giornata. Così si è rivelato il trucco: la speranza giolittiana che il populismo estremista di Trump potesse essere domato rendendolo una macchina da voti si è rivelata una mera illusione. La stessa sede del Partito Repubblicano è stata bersagliata con un pacco bomba, a riprova che l’appoggio a Trump trascende la fedeltà repubblicana. Così, accortisi della bestia cresciuta in seno al proprio partito, esponenti filo-trumpiani come Mitch McConnel e Lindsey Graham hanno rotto con il presidente mentre membri già critici come Mitt Romney hanno usato parole molto dure per denunciare le violenze di ieri. Lo stesso Pence avrebbe mobilitato la Guardia Nazionale ignorando la volontà di Trump. I danni di immagine, però, sono virulenti e resteranno nella memoria collettiva.

E adesso?

La ribellione di Pence non è passata inosservata. Mentre scrivo, Nancy Pelosi, da poco rieletta Speaker della Camera, su proposta di Chuck Shumer ha chiesto ai membri del governo di applicare il venticinquesimo emendamento. Questo consentirebbe al vicepresidente e alla maggioranza del gabinetto di rimuovere Donald Trump dalla sua carica per provata incapacità nell’esercizio delle sue funzioni. Questa soluzione, suggerita addirittura da Adam Kinzinger, rappresentante repubblicano dell’Illinois, sarebbe di più veloce applicazione rispetto all’impeachment richiesto dalla rappresentate democratica Ilhan Omar. Ciò nonostante, il ricorso al venticinquesimo emendamento rappresenterebbe un così grande momento di rottura nella storia istituzionale statunitense da superare perfino le dimissioni di Richard Nixon e lo sfiorato impeachment ad Andrew Jackson.

Insomma, il 6 Gennaio 2021 sarà una data che non scorderemo facilmente. Per i prossimi tredici giorni sarà guerra aperta fuori e dentro la Casa Bianca. E mentre membri del governo hanno iniziato a dimettersi, non è da escludersi che nelle prossime ore si possa consumare una rottura definitiva fra il Presidente ed il suo Vice. Certamente, dagli Stati Uniti non ci saremmo mai aspettati dei simili terremoti. Ma questo gravissimo tentativo di intimidazione e ricatto non ha fermato il Congresso dal riunirsi per certificare il voto. Un segno, seppur flebile, che la bandiera a Stelle e Strisce sventola ancora sulla democrazia americana.

Riccardo Paradisi

Etrusco con il salmastro nella testa. Cresciuto sulle sponde maremmane del Tirreno, ho vissuto a Siena, a Dublino e nel Montana. Ma, nonostante le culture conosciute e le opinioni raccolte, non sono ancora in grado di votare un partito che prenda più dello 0,3%. Alla fine, arresomi all'evidenza di essere più bravo a battere al computer piuttosto che a fare una X a matita, mi sono dato all'analisi politica per passione.

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