Pass – Epartout

Pass – Epartout

Senza un uso razionale del vaccino radicalizzeremo gli scettici.

Avevo scritto così, a Gennaio di quest’anno, su Spazio Politico, in un articolo che affrontava all’alba della Campagna di Vaccinazione, alcuni aspetti della questione.

Non credo d’aver detto qualche cosa che sia lontana dai fatti che stiamo vivendo. Suggerirei, in questo senso, di non far colare verità dai sondaggi sull’argomento, perché la ragione dei fatti ci insegna, che in alcuni casi, e su alcuni argomenti, le persone mentono in attesa di svelare la verità in maniera anonima al momento opportuno, come avvenne negli Stati Uniti, in cui una parte rilevante dell’elettorato Democratico Americano (che nei sondaggi continuava a esserlo) votò per Trump, sia quando Trump vinse e sia quando perse.

Un’inavvertita irrazionalità

In Democrazia, il voto è un momento in cui vanno in scena anche le vendette, per i torti che si pensa, a ragione o torto, d’aver ricevuto. In questo quadro, insisto nel rilevare un’inavvertita irrazionalità nella gestione politica, e di conseguenza sanitaria, di questo passaggio storico del Paese. Che cosa intendo, per uso irrazionale, ad esempio, del vaccino? Intendo il deformare la realtà di un prodotto umano, il quale, come tutti i prodotti umani, non è miracoloso e non è infernale; ha dei valori come dei disvalori; dei pro e dei contro. Nello specifico, parliamo di un prodotto farmaceutico nuovo, innovativo, che sono aggettivi più esatti del termine sperimentale. E’ nella natura della novità attendersi razionalmente imprevedibilità, sia nelle qualità sia ne difetti, che nel caso dei farmaci, una volta appurati, hanno portato anche al loro ritiro.

Tutti i prodotti umani hanno bisogno, invece, di un utilizzo razionale, e nel caso dei farmaci, per ovvi motivi, di una razionalità più articolata. Ci sarà un motivo, per cui la maggioranza dei farmaci, hanno bisogno, per essere prodotti, acquistati e usati, non solo di tutto l’iter di controlli indipendenti che ormai sappiamo, ma anche di un medico che valuta se un essere umano deve o può assumerlo, e di un luogo, come le Farmacie, dove avviene l’ennesima cautela, attraverso l’esibizione di un documento rilasciato da un medico che ne autorizza l’acquisto.

Vaccino, somministrare sì ma al momento giusto

Discutere di un farmaco, arrivare a dividersi in pro o contro, in chi ha fede e in chi è ateo rispetto a esso, è una cosa
senza ragione. Ho quindi dei motivi ragionevoli per ritenere poco razionali alcune decisioni sul come e quando abbiamo utilizzato il vaccino, mentre non mi sogno di discutere la natura e la sua qualità o meno che per me rimangono quelle ovvie di un farmaco, garantito dagli esperti del settore.

In sostanza il problema ragionevole non è se usarlo oppure no, ma come e quando usarlo, e su questo contano le caratteristiche e le specifiche che i competenti hanno messo nero su bianco nel renderlo disponibile per il tipo di fenomeno virale da contrastare.

Un vaccino dichiaratamente a tempo determinato, che degrada nella sua efficacia nel tempo, che serve per prevenire un’infezione radicalmente più probabile in un determinato periodo dell’anno solare, e residuale in un altro, andrebbe somministrato al momento giusto: quello che precede il massimo del pericolo così da avere la massima protezione. Questo non è stato fatto. I motivi di questa scelta irrazionale ci sono, ma non è questo lo spazio per parlarne. Questa scelta irrazionale, però, ha già portato conseguenze, alcune palesi, e altre che si manifesteranno nelle prossime settimane.

Green pass, inutile paragonarlo a misure autoritarie del primo Novecento

Quella palese è il Green Pass, strumento assolutamente senza ratio per ciò che riguarda il controllo e il contenimento dell’epidemia, ma esplicitamente finalizzato, ad aumentare il numero dei vaccinati. Uno strumento di pressione a fin di bene, che secondo me ha nella questione delle libertà e della discriminazione una ricaduta secondaria.

Dico secondaria non perché non esistano o non abbiano importanza, ma perché soccombono, per rilevanza, rispetto all’innovativo strumento estorsivo di buoni comportamenti sociali che il Green Pass rappresenta nella versione italiana. Un aspetto su cui non hanno riflettuto appieno, per stare a degli esempi, nemmeno Cacciari, Barbero, Agamben, con autorevole e maggiore precisione di quanto possa fare io. Perché è inutile che io ricordi che il bene sociale, è ciò che di più ideologico, soggettivo, di parte, di classe, esistente nella storia. Anche una società Ariana poté essere un bene sociale da perseguire.

Il Green Pass è uno strumento innovativo non paragonabile, come alcuni fanno, con alcune misure utilizzate da regimi autoritari nella prima parte del novecento in Europa. In queste esperienze erano imposizioni autoritarie classiche, mentre nel caso odierno, è una forma di ricatto a fin di bene che non sospende alcun livello di democrazia in maniera diretta, perché mira a determinare un risultato sociale predeterminato eliminando, giusto o sbagliato che sia, ogni posizione contraria, in maniera indirettamente legittima.

Ecologia, cannabis e eutanasia: un ricatto a fin di bene

Il problema del Green Pass non è sanitario ma è il suo status sperimentale d’azione di governo, che potrebbe servire a comprenderne le capacità di funzionamento su ben altri argomenti. Tra le capacità di funzionamento o meno da verificare e testare, soprattutto il grado di accettazione dei cittadini, in funzione del quale capire se esso sarà praticabile in futuro.

Il più importante degli argomenti su cui il ricatto a fin di bene potrà essere utilizzato, è la questione ecologica, che come e più della salute, ovviamente, potrà diventare il bene sociale di lunga durata rispetto al quale ogni ricatto a fin di bene troverà una sua giustificazione.

Non solo. Si potrà rendere legale l’eutanasia, ad esempio, e in nome del bene sociale della vita, poi, decidere che chi sceglie l’eutanasia, dovrà rinunciare ai servizi del sistema sanitario nazionale. Oppure la Cannabis, a patto però che ci si doti di un Pass Sanitario che accerti che non se ne consumi, e in caso contrario vietare a chi non lo possiede, alcuni ruoli professionali dove è richiesta una totale lucidità. E potrei andare avanti.

Siamo di fronte a un pericolo

Parafrasando ciò che Kissinger ha detto lucidamente sul fallimento afghano, io credo che sia evidente che l’irrazionalità complessiva della vicenda pandemica, si potrebbe riassumere così: su una base di strumentazioni politiche astratte e sfuggevoli si sta perseguendo un obiettivo di sanità pubblica assoluta e irraggiungibile, almeno nella misura che retoricamente s’immagina. Se questo fosse vero, allora ci troviamo di fronte al pericolo, non lontano ma immediato, di rivivere in quest’Autunno e Inverno, una situazione non molto diversa da quella dello scorso anno, che sarebbe il peggior risultato augurabile, e che io non mi auguro, ovviamente, ma che le cose provate a dire me lo fanno temere.

A quel punto, infatti, sarà inutile provare a spiegare la situazione addebitandola ai non vaccinati, al problema dei trasporti, alle varianti, perché anche quando fossero veri, non saranno più creduti, e quando non si crede più a nulla, la situazione diventa irrecuperabile alla ragione.

Riflessioni del Prof. Isidoro Pennisi, docente presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria

SpazioPolitico

Commenta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: