La Fenomenologia di Giuseppe Conte

La Fenomenologia di Giuseppe Conte

A forza di parlare di pandemia da Covid-19, crisi sanitaria, depressione economica, Mes e Recovery Fund quasi si rischia di perdere di vista il personaggio principale degli ultimi due anni di vita politica ed istituzionale italiana. L’affermazione è tanto grottesca quanto ironica ovviamente, in quanto il protagonista della nostra storia, il premier Giuseppe Conte, da mesi ormai monopolizza più o meno volontariamente tutta l’informazione giornalistica cartacea e radiofonico-televisiva del Bel Paese. Tuttavia proprio come per ogni cosa, il Coronavirus sta schiacciando ogni singolo aspetto della società appiattendolo e deformandolo secondo le sue sembianze ed i suoi effetti. Questo tipo di fenomeno chiaramente vale anche per il Nostro “Giuseppi” come direbbe Trump, tanto che molti osservatori ritengono che non appena l’emergenza sanitaria legata al Covid sparirà, anche la carriera politica di Conte giungerà inesorabilmente al capolinea. La domanda però è: “stanno davvero così le cose?” Analizziamo per un attimo ciò che sappiamo di Giuseppe Conte, la sua storia, la sue opere da Presidente del Consiglio dei ministri, il suo percorso professionale e politico, dopodiché poniamoci di nuovo questo spinoso quesito a fine articolo.

Santificazione e polarizzazione di un Leader

Il Premier Conte, non so dire se felice o meno di questo, non è riuscito o non ha voluto sfuggire alla tradizione, dispiace dirlo tutta italica, di incensare e santificare i vari leader di partito e di governo che hanno fatto parte della nostra vita istituzionale. Né tantomeno si è sottratto al passaggio successivo della “santificazione” che è la polarizzazione la quale si instaura intorno alla figura del Capo. Cultura che ha creato il bipolarismo che ha caratterizzato la Seconda Repubblica e parrebbe anche la Terza e, non è un bipolarismo del tipo: Repubblicani vs Democratici, Liberali vs Conservatori o Destra contro Sinistra ma, c’è solo il leader e o sei con Lui o sei contro di Lui. Non c’è dialettica, non c’è compromesso e non c’è sfumatura che tenga, o bianco o nero. In questa ottica, i partiti più o meno grandi ci vanno a nozze in quanto ormai da anni incapaci di formare reali classi dirigenti e di prospettare un futuro secondo i propri rispettivi ideali, approfittano di questa polarizzazione per sfruttare l’amicizia o l’inimicizia nei confronti del leader a seconda dei casi e della convenienza contingente. Il tutto abbondantemente condito da una narrazione giornalistica altrettanto di parte e polarizzata e d’altra parte a discapito della democrazia rappresentativa e parlamentare.

Ma chi è Giuseppe Conte?

È lecito domandarselo, per delineare un quadro quanto più preciso possibile dell’evoluzione che Giuseppe Conte ha avuto nello storico passaggio dal governo gialloverde nel quale era sostanzialmente il Vice-Presidente di due Vice-Presidenti come ebbe a dire il deputato e critico d’arte Vittorio Sgarbi, all’attuale governo giallorosso nel quale è divenuto ufficialmente il Presidente Conte. Egli ha dunque quelle caratteristiche sopra elencate, comuni a quasi tutti gli uomini politici più in vista della Seconda Repubblica, le quali fanno di un leader un polarizzatore di masse e di mass media? Secondo il mio modestissimo parere, si. Tralasciando per un momento le dinamiche politiche, perfino la struttura ontologica e biografica di Giuseppe Conte corrisponde a questi modelli; riflettiamoci: si chiama come Grillo, ha origini pugliesi come l’eterno leader Massimo della sinistra D’Alema, sa fare il galante ed il baciamano come Berlusconi, ha trovato soddisfazione professionale a Firenze come Renzi ed è un devoto di Padre Pio come un buon democristiano deve essere. Conte quindi ha tutte le carte in tavola per entrare a far parte di quella folta schiera di leader politici figli di una cultura solo apparentemente dinamica che ha il suo credo nella famosa frase “meglio tirare le cuoia che tirare a campare” ma che alla prova dei fatti poi sembra seguire di più gli insegnamenti dell’intramontabile Divo Giulio (Andreotti), è cioè “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”. Una cosa tuttavia  sicura ed è una caratteristica che non si finisce mai di apprezzare, Conte è un galantuomo, come il tempo, e sicuramente ci darà le risposte che aspettiamo.

Lorenzo Marretti

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