La svolta della Fed a Jackson Hole

La svolta della Fed a  Jackson Hole

Nell’annuale simposio dei banchieri centrali , che ha come cornice la località montana di Jackson Hole nel Wyoming, potrebbe essersi consumata una svolta.

Il governatore della Fed, Jerome Powell, ha infatti annunciato che la banca centrale statunitense manterrà tassi d’interesse attorno allo 0% anche qualora l’inflazione dovesse superare la soglia tecnica e psicologica del 2%.

Powell ha motivato questa decisione asserendo che la priorità della Fed, per contrastare la crisi economica causata dal Covid-19, è il rilancio dell’occupazione.

Si tratta di un annuncio che ha suscitato inevitabilmente l’attenzione dei mercati finanziari. Ma cerchiamo di capire meglio.

Il mestiere del banchiere centrale

Le banche centrali agiscono sui tassi d’interesse, ovvero sul costo del denaro, in relazione al ciclo macroeconomico. Una fase di recessione viene accompagnata da una riduzione dei tassi d’interesse, per consentire a famiglie ed imprese un accesso al credito facilitato. Viceversa, in una fase di espansione sostenuta, i tassi vengono alzati per prevenire spinte inflattive, cioè un aumento generalizzato dei prezzi. Appunto, l’inflazione: il tasso ideale, secondo gli esperti, è attorno al 2%, senza tuttavia superare questa soglia.

Ed è proprio qui l’elemento fondamentale: con il suo discorso, il governatore della Fed ha dichiarato che la banca centrale americana accetterà un’inflazione maggiore di questa soglia, per consentire alla disoccupazione di rientrare a livelli accettabili.

Va detto che quello dell’inflazione non è l’unico “dogma” della politica monetaria caduto negli ultimi lustri. Un’altra vittima eccellente è stata l’indipendenza delle banche centrali, almeno sul piano sostanziale. I governatori dei vari istituti di emissione, infatti, fino a 15-20 anni non rilasciavano che una manciata di dichiarazioni all’anno, mentre oggi sono presenti quasi più di certi influencers o presentatori televisivi nella quotidianità.

Per sostenere l’economia reale dagli effetti della crisi originatasi dai subprime, i principali istituti mondiali (Fed, Bank of England, Banca del Giappone e con qualche ritardo anche la Bce) hanno adottato politiche monetarie particolarmente accomodanti, iniettando un oceano di liquidità, che però non sempre è finito nell’economia reale. Esempio icastico di ciò è il Quantitative Easing(QE).

Vita, morte e miracoli del QE

Questo strumento di politica monetaria non convenzionale viene adottato per aumentare la moneta in circolazione. La banca centrale emette nuova moneta, la “immette” nel mercato acquistando titoli e iniettando liquidità; il prezzo dei titoli aumenta ed il rendimento cala. Il risultato è la diminuzione dell’esposizione debitoria reale di famiglie e imprese verso istituti finanziari e quindi una maggiore propensione alla spesa e ad i consumi, e quindi al tasso di crescita nel breve periodo. Fornendo liquidità agli istituti di credito, si impedisce quindi una stretta creditizia. Una moneta tende inoltre a svalutarsi in presenza di politiche monetarie espansive perduranti, e questo avvantaggia le esportazioni come visto nel caso giapponese.

 Tornando al discorso dell’inflazione, il Quantitative Easing serve a mantenerla intorno al 2% ed evitare che una caduta dei prezzi inneschi fallimenti o perdite per le imprese.

Una banca centrale può ricorrere al QE per “monetizzare” alti livello di debito pubblico e favorire la ripresa dei redditi attraverso la spesa pubblica “produttiva”, recentemente accennata anche da Mario Draghi nell’orazione di Rimini. Nel corso degli 8 anni trascorsi all’Eurotower, l’ex governatore della Banca d’Italia ha adoperato questo strumento anche per evitare il default finanziario di uno Stato membro, ponendo la garanzia della BCE per impedire i mancati rinnovi dei titoli a scadenza e dando fiducia agli investitori istituzionali.L’acquisto iniziale di titoli governativi viene poi esteso progressivamente  alle attività finanziarie delle banche (i titoli “tossici”) e capitali di società private.

Tuttavia, nonostante il QE sia stato indispensabile per mitigare gli effetti della recessione mondiale del 2008 e sarà altrettanto indispensabile oggi, esso non è privo di rischi.

È poi  noto che quando la massa monetaria circolante supera il valore dei beni e dei servizi prodotti, l’inflazione inizia pericolosamente a galoppare. Un sostenitore del QE potrebbe obiettare che questo non è accaduto(almeno in Europa) e che quindi l’emissione monetaria è perfettamente sostenibile. Questo però è vero parzialmente: se infatti l’indice generale dei prezzi è rimasto sotto controllo, i corsi azionari sono schizzati nell’iperspazio, raggiungendo guadagni mai visti prima.

Il QE ha dunque gonfiato artificialmente la domanda per certi titoli. Questo aspetto è particolarmente evidente negli Stati Uniti: a seguito dell’annuncio di un QE “illimitato” a fine marzo da parte della Fed, le Borse Valori hanno frantumato ripetutamente i record precedenti, mentre i dati su Pil e occupazione assomigliavano a dei bollettini di guerra.

Conclusione

Il discorso di Powell ci fa capire come dietro l’angolo ci sia una nuova svolta per la politica monetaria delle banche centrali mondiali, sottoforma di approccio ancora più espansivo.

Purtroppo, a giudicare dall’euforia borsistica, pare che alla politica monetaria vengano attribuite facoltà taumaturgiche che in realtà non ha, fuorviate anche dalla dichiarazioni dell’ex governatore della Fed, Ben Bernanke, protagonista in positivo della crisi finanziaria di Lehman.

Lo stesso Bernanke però, alcuni anni dopo, ha chiarito che l’effetto della politica monetaria si riverbera nel breve-medio periodo. I fattori di lungo termine che sono decisivi per la crescita economica( evoluzione tecnologica, invecchiamento della popolazione, istruzione) sono fuori dalla sua portata.

Anche Mario Draghi ha più volta invocato una maggiore spesa pubblica da parte degli Stati membri che possono permetterselo, come Germania e Olanda, in quanto i benefici di una politica monetaria espansiva sono limitati in assenza di una politica fiscale espansiva a sua volta.

Difficile dire che cosa riservi il futuro. Non è da escludere che misure ancora più drastiche vengano messe in atto.  Fra di esse, dopo il QE e la sostanziale monetizzazione del debito, potrebbe essere considerato l’azzeramento del debito pubblico detenuto dalle banche centrali, o comunque lo scorporo dalla percentuale del rapporto debito/Pil. Altra possibilità è l’’utilizzo dell’helicopter money, cioè l’accreditamento diretto di denaro sui conti correnti dei cittadini, come fatto da diversi paesi nei mesi di marzo-aprile in cui il mondo è stato paralizzato dalla pandemia.

Sperando che l’economia reale ne benefici anche solo la metà di quanto fatto dalla sua controparte finanziaria.

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

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