Evasione fiscale, un problema italiano

Evasione fiscale, un problema italiano

“Mi sto convincendo che l’evasione sia il problema di tutto il sistema”.

Queste parole sono state pronunciate dal premier italiano Giuseppe Conte, lo scorso settembre a New York, a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU. Parole pesanti, che non ha marcato di ribadire nella recente passerella degli Stati Generali, dichiarando guerra ai soggetti che ingannano l’Erario. Ma andiamo con ordine.

Un nuovo, necessario paradigma

Come abbiamo spesso sentito, il Belpaese ha l’evasione più alta d’Europa, che le stime più autorevoli calcolano pari a circa 100 miliardi annui se si considera quella fiscale e contributiva. Nonostante degli innegabili progressi nel recupero di denaro, passato da 4,4 miliardi nel 2006 a circa 20 nel 2019, la cifra resta spaventosa, pari a oltre il 5% del Pil.

Tuttavia, qui occorre soffermarsi per fare un ragionamento. Per molti anni, infatti, ci si è concentrati sulla quantificazione dell’evasione fiscale, grandezza inconoscibile per caratteristiche intrinseche. A tal proposito, però, risulta indispensabile rovesciare il ragionamento, ponendo un altro quesito: quanto è possibile recuperare realisticamente?

I veri evasori

Di questi 100 miliardi ( sono ovviamente stime, però prendiamole per buone) la stragrande maggioranza è imputabile alle grandi aziende e alla criminalità organizzata. Fattura elettronica, riduzione del contante e incentivazione dei pagamenti cashless possono quindi aiutare, ma marginalmente: le crociate contro gli scontrini non emessi per un caffè o un giornale non sono determinanti.

Riguardo alle grandi aziende, sappiamo come esse paghino le imposte in stati stranieri dove il Fisco è molto agevolato: si pensi a FCA  e Mediaset che hanno sede fiscale in Olanda, o i colossi digitali in Irlanda. Essendo però all’interno dell’Unione Europea, in cui vige la libera circolazione di capitali, le iniziative per ridurre questo genere di evasione( o meglio: elusione) sono giocoforza limitate.

Diverso il discorso per la criminalità organizzata. Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta hanno abbandonato da tempo le loro radici e si sono globalizzate, con un fatturato ed un raggio d’azione degni delle multinazionali. Sebbene la lotta alla mafia sia un dovere imprescindibile dello Stato e dei cittadini, ed i numeri in tal senso siano molto incoraggianti ( negli ultimi 5 anni sono stati sequestrati 32 miliardi di beni ai vari boss) l’eradicazione tout court della malavita è, ahinoi, una pia illusione.

In sostanza, dai due principali fautori dell’evasione/elusione fiscale è possibile recuperare denaro ma in misura minore a quanto si vorrebbe.

Ma…il condono?

Il termine “condono” ,soprattutto se applicato in ambito fiscale, fa pensare ad un trattamento iniquo, un regalo agli evasori a discapito di tutti quei soggetti che hanno sempre versato tutti i tributi anche con grandi sacrifici. Se questo può essere vero da un punto di vista etico, da una prospettiva pragmatica il condono è uno strumento da valutare seriamente.

Dei 954 miliardi di crediti detenuti dall’Agenzia delle Entrate, il 40% sono considerati irrecuperabili o comunque di difficile esazione, poiché intestati a imprese fallite, persone decedute o espatriate e così via. Qualora, tramite condono o stralcio che dir si voglia, fosse possibile recuperare anche un decimo di quella cifra, non ci sarebbe bisogno di chiedere il Mes. Un modo utile per fare cassa anche a costo di rinunciare alla cifra intera.

Va detto che il condono è qualcosa di ancestrale per noi italiani, quasi codificato nel Dna. Nel 458 d.C, l’Imperatore Maggioriano, per far fronte ad una crisi economica cagionata da un’epidemia(Historia magistra vitae) concesse ai grandi proprietari terrieri un significativo sconto sui tributi non versati negli anni precedenti. La storia repubblicana è stata costellata dai condoni: si parte con il governo Rumor del 1973, il condono tombale di Rino Formica del 1982, le sanatorie di Andreotti e Dini negli Anni 90, lo scudo fiscale di Berlusconi e Tremonti, la voluntary disclosure di Renzi e la pace fiscale del governo gialloverde.

In totale, 45 anni di condoni hanno permesso un recupero di 130 miliardi di euro, tenendo conto dell’inflazione. Un gruzzolo non male. In una congiuntura dove il buco dei conti pubblici si allargherà inevitabilmente, un’operazione di ampio respiro in tal senso non può essere scartata aprioristicamente.

Un Fisco più amico, la chiave di volta

Prima di concludere, non è possibile ignorare cosa è successo negli ultimi giorni. Gli italiani, segregati in casa per 3 mesi a causa del virus, hanno dovuto versare 10 miliardi di acconto Imu,. Entro il 30 giugno si pagheranno il saldo dell’Irpef, l’Ires e l’Irap: un salasso da 29 miliardi .E questo a fronte di molte aziende e professionisti a cui è stato impedito di lavorare, ai quali lo Stato ha rivolto sussidi insufficienti e tremendamente lenti nell’erogazione, come la Cassa Integrazione dei dipendenti, i prestiti alle imprese garantiti dallo Stato e il bonus per gli autonomi. Quelli che sembravano i fantastiliardi di Zio Paperone si sono rivelati più simili ai soldi del Monopoli.

Senza una riforma complessiva del Fisco, non limitata alla riduzione del carico ma che includa una seria semplificazione burocratica e amministrativa, l’evasione sarà destinata a rimanere un fardello per le generazioni presenti e future. Si prenda il caso dell’Irpef come esempio virtuoso: quando fu introdotto nel 1974 conteneva 32 aliquote(!) oggi diventate 5.

Luigi Einaudi, negli Anni 50, aveva avvertito come leggi tributarie vessatorie fossero l’humus perfetto per i reati fiscali. Da allora sono passati molti anni, e le cose sono effettivamente cambiate. In peggio però.

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

Commenta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: