L’Europa stretta nella morsa di Stati Uniti e Cina

L’Europa stretta nella morsa di Stati Uniti e Cina

L’Europa è sempre più schiacciata dalla lotta tra Stati Uniti e Cina. È questa la frase che meglio riassume il G7 di Carbis Bay della settimana scorsa. Il Presidente americano Joe Biden ha infatti invitato Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia ad unirsi a Washington nell’offensiva anticinese. I Paesi europei sono riusciti ad ammorbidire le pretese americane, ma non hanno comunque potuto evitare di sottoscrivere che Pechino è un “rivale” nell’ambito dei diritti umani.

Diverso presidente, diverso approccio, stesso obiettivo

Biden è intenzionato ad utilizzare in modo strumentale la (legittima) questione degli uiguri contro la Cina. Nulla di nuovo, si tratta della classica esportazione dei diritti umani tanto cara ai democratici americani. Un approccio diverso da quello di Trump, ma l’obiettivo è lo stesso: evitare che Pechino diventi il Paese egemone del globo. Una crociata che, proprio come ai tempi di The Donald, non scalda troppo il cuore degli europei, che con la Cina fanno ottimi affari, in particolare la Germania, ma non solo. Tuttavia, per quanto edulcorato da compromessi vari, per i Paesi del vecchio continente ogni desiderio di Washington è un ordine.

Un continente ormai di serie B

I Paesi dell’Europa occidentale hanno poca autonomia rispetto agli Stati Uniti. Il motivo è semplice: la loro difesa è appaltata agli americani. Non si tratta solo di basi Usa e Nato impiantante sul loro territorio, ma è proprio una questione di sopravvivenza. L’Italia sa che qualsiasi cosa succeda ci sarà sempre l’Alleanza Atlantica a garantire l’integrità e la sicurezza del suo territorio. Non è solo un ricatto, che pure c’è, ma è una necessità. Un discorso che vale sicuramente un po’ meno per Londra e Parigi, anche se la disfatta di Suez del 1956 ha lasciato parecchi strascichi sull’autonomia militare di questi due Paesi.

Il nemico sbagliato

In Italia si parla sempre dell’Unione Europea cattiva, che annulla la nostra sovranità. Pur essendoci un fondo di verità in alcune di queste teorie, chi si lamenta di Bruxelles, si dimentica però che ogni richiamo al cosiddetto sovranismo è vuoto fino a quando la difesa del Paese sarà di fatto un affare della Nato, e quindi di Washington. E visto che anche la Germania, pur di controvoglia, subisce i diktat che vengono da oltreoceano, tutti i discorsi sul presunto Quarto Reich economico diventano quantomeno secondari. Scopriamo allora che l’unico modo per recuperare la sovranità italiana è riconquistare prima quella europea.

Un’unica soluzione

L’ultimo rigurgito di sovranità europea è datato 2003, quando la Germania di Schroeder e la Francia di Chirac, al contrario dell’Italia di Berlusconi, si rifiutarono di partecipare alla farsesca invasione dell’Iraq. Un rifiuto che però difficilmente si ripeterebbe in caso di guerra contro la Cina. Cosa deve fare allora l’Europa per tornare a combattere solo ed esclusivamente per i suoi interessi? La soluzione è senza dubbio l’istituzione di un Esercito Comune Europeo. Solo così i diktat di Washington potranno essere ignorati.

Ci vuole più Europa, per così dire

Al di là di tutte le considerazioni, negative o positive, che si possono fare sulla Cina, i quattro Paesi europei del G7 devono essere in grado di compiere le loro scelte in autonomia. Questo è possibile solo con una maggiore integrazione europea, non con il ritorno agli antagonismi nazionali. Non è un caso se Trump e Putin hanno cercato di soffiare sul fuoco dei partiti antieuropeisti, lo hanno fatto seguendo il vecchio dividi et impera. Da soli i Paesi europei sono maggiormente ricattabili e impauriti. Perciò Salvini (o almeno, il Salvini che non fa i giochetti di palazzo) e Marine Le Pen, in realtà, non fanno altro che il gioco di Mosca e del Dipartimento di Stato americano. Alla faccia del nazionalismo…

L’Unione fa la forza

Nel mondo che potrebbe vivere il “Secolo asiatico”, grazie alla potenza di Cina e India, senza dimenticare Giappone, Corea del Sud, Vietnam e molte altri, l’unica speranza che hanno gli europei è rimanere uniti. La Gran Bretagna della Brexit potrà anche diventare un paradiso fiscale o chissà cosa, magari il Pil crescerà, ma non sarà mai in grado di rivaleggiare con la Cina o con gli Stati Uniti. Nella migliore delle ipotesi potrà al massimo essere la prima tra i vassalli di Washington, sempre se questo ruolo non le verrà scippato dai Paesi filo-americani in Asia.

Un potenziale incredibile

Invece se Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e altri Paesi europei avessero in mente di costruire un’Unione politica e militare, basata su criteri economici più equilibrati e capace di essere innovativa sul piano tecnologico ed industriale, il nostro futuro potrebbe essere diverso. Questo tipo di Unione Europea potrebbe davvero aspirare a diventare la prima potenza al mondo. Una potenza pragmatica magari, e non imbevuta di ideologia, come qualcun altro. Però, un po’ per colpa di tutti, da Londra a Berlino, questo progetto è utopico. E noi siamo destinati a rimanere subordinati a Washington o, peggio ancora, ad essere terribilmente irrilevanti.

Vincenzo Battaglia

Nato nella punta più estrema della penisola italiana, mi sono trasferito appena maggiorenne a Siena per studiare l'unica cosa per cui mi sentivo portato: Scienze Politiche. Se sono arrivato a scrivere in questo blog evidentemente la cosa ha funzionato, o almeno così pare.

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