Euro 2020, la pandemia e quel parallelismo con l’urlo del 1982

Euro 2020, la pandemia e quel parallelismo con l’urlo del 1982

(L’urlo di Tardelli)

“Conti…Subentra Rossi, Scirea, Bergomi, Scirea… Tardelli… Gol! Gol! Raddoppio”

A queste parole, pronunciate in telecronaca da Nando Martellini, si sono succedute poi le immagini dell’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che esultava in tribuna allo stadio Bernabeu di Madrid. Più tardi ‘il presidente degli italiani’ avrebbe festeggiato anche il terzo gol di Altobelli ripetendo: “Non ci prendono più, non ci prendono più”.

Il riferimento era ai tedeschi dell’Ovest, ormai ampiamente sconfitti e incapaci di ribaltare il punteggio in quella finale dell’indimenticato Mondiale di calcio del 1982. Era l’Italia campione del mondo per la terza volta (avremmo vinto di nuovo poi nel 2006): un popolo in festa che si sarebbe poi identificato nell’immagine del celebre urlo di Marco Tardelli. Una foto simbolica dello sforzo appena compiuto, un grido liberatorio che non significava soltanto il gol del 2-0 appena segnato, ma anche la fine finalmente di una stagione che per l’Italia repubblicana ormai volgeva al termine: gli anni di piombo.

Sandro Pertini esulta al gol di Tardell davanti al Re spagnolo Juan Carlos e la Regina Sofía

Dalle bombe alle mascherine

Non so se vedremo mai Sergio Mattarella esultare così per un gol di Nicolò Barella nella finale di Wembley di Euro 2020 – che casualmente cadrebbe anche nelle stesso giorno della finale di Madrid, 11 luglio -, ma se così fosse l’urlo del centrocampista stavolta potrebbe essere ancora più potente. Perchè è l’urlo di chi non può più urlare perché taciuto dalla mascherina contro il contagio da Covid-19. È l’urlo del popolo italiano che solo un anno fa cantava l’inno di Mameli dai balconi durante il primo lockdown e vedeva il carro funebre dei mezzi militari trasportare le bare per le vie di Bergamo in silenzio.

È l’urlo strozzato in gola di chi non può più andare a un concerto, è l’urlo dei ristoratori che hanno manifestato in piazza per chiedere di poter tornare a lavorare. È l’urlo di chi non urla più perché ha paura di lasciarsi scappare delle goccioline di saliva che possono infettare il genitore, il nonno anziano o l’amico di una vita.

Bergamo, 18 marzo 2020

Verso una zona “azzurra”

La pandemia da Covid-19 è stata – e purtroppo devo usare anche il presente – ed è veramente una brutta storia. Il 21 giugno tutta l’Italia però sarà in zona bianca e forse si potrà anche festeggiare le vittorie della nostra Nazionale nelle piazze del Paese senza che nessuno ci rammenti quanto sia pericoloso condividere delle gioie tutti insieme con altre persone.

L’Italia di Pertini, e del Ct Enzo Bearzot, arrivò al Mundial del 1982 dopo aver pianto le vittime della strage di Bologna e aver sofferto per il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro. Era un Paese ferito che dal dicembre 1969, con la bomba di piazza Fontana a Milano, aveva anche quello la paura di uscire di casa.

Come l’Italia di quegli anni anche noi abbiamo convissuto con il terrore, ma stavolta di un virus sconosciuto che ci ha costretto a cambiare tutte le nostre abitudini. Ma ora si intravede, forse, la fine di tutto questo incubo. E non c’è niente di meglio della nostra amata Nazionale di calcio per sperare al più presto di tornare ad abbracciarci e urlarci in faccia tutti insieme.

Niccolò Bellugi

Senese, laureato in Scienze Politiche. Da toscano capita che aspiri qualche consonante, ma sulla "c" ci tengo particolarmente: Niccolò, non Nicolò. La mia è una sfida: mascherare il mio dialetto originario per fare il giornalista in televisione o in radio. Ma tutto sommato va bene anche un giornale, lì non ho cadenze di cui preoccuparmi.

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