L’Euro compie 18 anni, ma «fu un errore» per 6 Nobel per l’Economia. Chi sono e perchè

L’Euro compie 18 anni, ma «fu un errore» per 6 Nobel per l’Economia. Chi sono e perchè

«Con l’Euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più»

Romano Prodi, 1999

Dopo il Trattato di Maastricht del 1992 gli Stati Membri dell’allora Comunità Europea fissarono i cosiddetti “3 Pilastri dell’Unione Europea”. Il primo di questi si poneva un grande obiettivo: l’unione economica e monetaria tra i paesi. Istituita la Banca Centrale Europea e fissati i parametri di convergenza da rispettare per poter far parte dell’Eurozona, il 1° gennaio 2002 l’euro entrò effettivamente in circolazione.

La moneta in questi giorni compie 18 anni e diventa maggiorenne. L’abbiamo vista crescere come una creatura: dai primi tempi nei quali si giocava a fare il cambio con le lire, fino al restyling degli ultimi anni con le nuove banconote. In Italia la decisione di adottare l’euro fu presa, con ottimismo, dall’allora Presidente del consiglio Romano Prodi e il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Romano Prodi, 80 anni, due volte Presidente del Consiglio: dal 1996 al 1998 e dal 2006 al 2008

Dopo il 2008 la moneta ha subito un notevole calo a livello di reputazione. Si è presa le colpe di tutte le crisi economico-finanziarie dei paesi dell’Eurozona. Da allora sono nati movimenti euroscettici e l’ipotesi di lasciare la valuta ha iniziato a farsi via via più insistente nel dibattito pubblico. L’impressione è che per un Paese abbandonare l’euro ora sia un salto nel vuoto. Nessun economista inoltre sembra in grado di prevedere gli effetti di una decisione simile. Non abbiamo neanche un precedente cui ispirarci; la Brexit sembra essere cosa fatta, ma i britannici si son sempre tenuti la loro sterlina.

In questo humus di punti interrogativi, ci sono però delle certezze. Sei Nobel per l’Economia, nel tempo, hanno detto tutti la stessa cosa: «L’Euro è stato un errore». Vediamo chi sono e come giustificano la loro teoria.

Paul Krugman, Nobel 2008: «L’Euro è campato in aria»

«Una volta abbandonate le valute nazionali, gli Stati Membri hanno perso moltissimo in flessibilità. Non è facile rimediare alla perdita di margini di manovra. […] Da questa prospettiva, l’Europa era molto meno adatta alla moneta unica rispetto agli Stati Uniti. Ovunque l’assistenza sociale, le assicurazioni mediche, le spese federali e le garanzie bancarie nazionali sono di competenza di Washington, mentre in Europa non è così. L’Europa sarà sempre fragile. La sua moneta è un progetto campato in aria e lo resterà fino alla creazione di una garanzia bancaria europea».

Milton Friedman, Nobel 1976: «Più che unire, divide»

«Più che unire, la moneta unica crea problemi e divide. Sposta in politica anche quelle che sono questioni economiche. La conseguenza più seria, però, è che l’euro costituisce un passo per un sempre maggiore ruolo di regolazione da parte di Bruxelles. Una centralizzazione burocratica sempre più accentuata. […] L’unica opzione che resta è quella di fare pressione all’Ue perché fornisca assistenza di bilancio e alla Bce perché faccia una politica monetaria favorevole. Aumentare cioè il peso dei governi e delle burocrazie, e diminuire quello del mercato».

Joseph Stiglitz, Nobel 2001: «Un esperimento andato male»

«L’Euro è un esperimento estremamente interessante, se non fosse che lo hanno fatto su persone reali. […] Si pensava (dopo Maastricht, ndr) che quella fosse la vittoria dell’economia di mercato, ma si sbagliavano: era una fede irrazionale nel mercato, la maggior parte della confusione che abbiamo oggi la dobbiamo a quegli errori. Il vero fallimento è stata la gestione della crisi dei debiti sovrani nel 2010. La Troika, basata esclusivamente sull’austerity e le cosiddette riforme strutturali, è stata del tutto inappropriata. […] Lasciare l’euro e l’Europa? Un contro è decidere di entrare nell’Ue, un altro conto è uscirne. La seconda opzione è molto più difficile perché dietro c’è un giudizio politico».

Amartya Sen, Nobel 1998: «Un’idea orribile»

«La moneta unica era nata con lo scopo di unire il continente. Ha finito per dividerlo. L’euro è stato un’idea orribile. Un errore che ha messo l’economia europea sulla strada sbagliata. Chi scrisse il Manifesto di Ventotene combatteva per l’unità dell’Europa, con alla base un’equità sociale condivisa, non una moneta unica. […] Quando tra i diversi Paesi hai differenziali di crescita e di produttività, servono aggiustamenti dei tassi di cambio. Non potendo farli, si è dovuto seguire la via degli aggiustamenti nell’economia, cioè più disoccupazione, la rottura dei sindacati, il taglio dei servizi sociali. È stata data la risposta più facile e più sbagliata: l’austerità».

James Mirrless, Nobel 1996: «Per l’Italia sarebbe meglio uscire dall’Euro»

«Guardando dal di fuori, dico che l’Italia non dovrebbe stare nell’euro, ma uscirne adesso. Anche se non si risolverebbero in automatico i problemi del Paese. Rimarrebbero le questioni derivanti dalle politiche adottate dalla Germania che continuerebbe a mantenere i livelli dei prezzi troppo bassi. Finché l’Italia resterà nell’euro non potrà comunque espandere la massa di moneta in circolazione o svalutare: ecco perché si impone la necessità di decidere se rimanere o meno nella moneta unica».

Christopher Pissarides, Nobel 2010: «Necessario abbandonare l’Euro»

«L’Unione Monetaria ha creato una generazione persa di giovani disoccupati e dovrebbe essere dissolta. […] Allora, l’euro sembrava una grande idea, ma ora ha prodotto l’effetto contrario di quello che si aveva in mente. Sono completamente stato ingannato. […] L’Euro divide l’Europa e la sua fine è necessaria per ricreare quella fiducia che le nazioni europee una volta avevano l’una all’altro. […] Le politiche perseguite ora per salvare l’euro stanno costando all’Europa lavori e stanno creando una generazione persa di giovani laureati».

Niccolò Bellugi

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