Commissione Ue e Accordi di Dublino: nuovo flop in arrivo

Commissione Ue e Accordi di Dublino: nuovo flop in arrivo

Lo scorso mercoledì la Commissione Ue ha presentato un documento per modificare il l’accordo di Dublino, ritenuto ormai palesemente inadeguato per fronteggiare la crisi migratoria che si è abbattuta sui paesi mediterranei negli ultimi anni. La proposta è stata anticipata dalla presidente della Commissione, Ursula Von der  Leyen, alcuni giorni prima.

30 anni dopo

Gli accordi di Dublino furono stipulati nel 1990, entrando in vigore 7 anni dopo, ed avevano come tema centrale il diritto d’asilo, da affrontare in maniera multilaterale a livello comunitario. Da allora sono stati approvati 2 Regolamenti, che hanno apportato delle modifiche al testo originario. I Regolamenti sono leggi europee vincolanti per tutti gli Stati membri.

La prima modifica risale al 2003 ed il secondo, il 604/2013, è entrato in vigore nel luglio di 7 anni fa.

Vi è tuttavia un leit-motiv che accompagna tutti i regolamenti: il primo Stato membro nel quale venga registrata una richiesta d’asilo( o memorizzate le impronte digitali) è responsabile della gestione del rifugiato. Uno degli obiettivi di questo principio era quello di impedire l’asylum shopping, cioè le richieste d’asilo in più paesi e ridurre i trasporti da uno Stato membro all’altro.  

Se tale provvedimento aveva senso nel 1990, quando i flussi migratori erano decisamente più contenuti e le frontiere intraeuropee erano ancora presenti(Schengen entrerà in vigore solo dal 1995) nonché più solide verso l’esterno, nei primi due decenni del XXI secolo questo scenario risulta drasticamente mutato.

La nuova proposta

Il progetto della Von der Leyen mira ad una “condivisione” dei rimpatri più che sull’accoglienza. I paesi potranno scegliere se accogliere i richiedenti sul proprio territorio oppure aiutare Italia, Grecia e Spagna a rimpatriare i richiedenti la cui richiesta di protezione è stata negata, oppure finanziare centri d’accoglienza nelle nazioni di primo approdo.

I numeri dicono che circa 2/3 delle richieste d’asilo in territorio europeo vengono rifiutate: la Commissione è ben consapevole della portata del problema, anche perché dietro a questi numeri si celano necessità politiche di limitare gli accessi.

Margaritis Schinas, europarlamentare del PPE e portavoce della Commissione, ha spiegato che oltre alle impronte digitali verranno aggiunti controlli igienici e sanitari entro 5 giorni dall’arrivo, inasprendo così la sorveglianza e rendendo più facili i respingimenti.

Già qui, però, sorge un problema di non poco conto: non si spiega il funzionamento di tale meccanismo per gli sbarchi marittimi. Yilva Johansson, socialdemocratica svedese e commissaria Ue agli affari interni, ha sostenuto che con la nuova proposta si aumenteranno i rimpatri ma senza puntare sulle quote obbligatorie.

L’ennesima delusione?

AI paesi che non sono di primo arrivo vengono lasciate delle opzioni per dimostrare la loro “solidarietà”. Ricollocamenti sic et simpliciter, sostegno finanziario agli altri, o un più generico supporto logistico.

L’assenza, almeno per ora, di un meccanismo di quote obbligatorie ed anche di un protocollo specifico per i soccorsi in mare pare rendere questa proposta vantaggiosa solo per i paesi dell’Europa centrale o settentrionale. Gli stessi che nel 2015 si trovarono travolti dalla rotta balcanica e che, paesi di Visegrad in testa, non vogliono più rivivere quella situazione.

Il divieto di spostamenti secondari all’interno dell’Ue ha poi generato respingimenti da parte di altri paesi, in particolar modo la Francia, verso gli Stati di primo approdo. Nel 2019 l’Italia ha ricevuto più richiedenti asilo “rimpatriati” che migranti sbarcati sulle nostre coste.

Negli scorsi anni sono stati fatti altri tentativi di modificare Dublino ma senza successo. Ricordiamo il vertice di Malta a settembre 2019, per un piano di ricollocamenti automatici che non ha avuto seguito. Nel 2015 l’allora Commissione Juncker propose una riforma importante, conclusasi in un buco nell’acqua. Nel novembre 2017 il Parlamento europeo approvò una modifica sostanziale del diritto d’asilo, che però non fu seguita da un’intesa fra i vari esecutivi nazionali.

La storia si ripete due volte: prima come tragedia, poi come farsa” sosteneva Marx. A questo punto si potrebbe parlare di commedia da cinepanettone.

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

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