Di Maio si pente della gogna contro Uggetti: troppo tardi, troppo poco

Di Maio si pente della gogna contro Uggetti: troppo tardi, troppo poco

Simone Uggetti, ex sindaco di Lodi indagato per turbativa d’asta nel 2016 a seguito della stesura dei bandi per le piscine estive della città, è stato assolto in Appello “perché il fatto non sussiste”. Accusato di aver stilato un bando su misura per una società a lui vicina, per un appalto sicuramente non “ghiotto” rispetto a tanti casi di corruzione a cui siamo stati abituati, l’ex sindaco passò due settimane a San Vittore e tre ai domiciliari per sospetto che potesse inquinare o distruggere le prove.

Nel frattempo, a causa della sua vicinanza a Lorenzo Guerini, figura assai di spicco nel PD renziano di quegli anni, Uggetti fu protagonista di una gogna mediatica che portò alla sua sospensione dal PD e alle dimissioni da sindaco. Alla fine di questo lungo processo, Uggetti ha usato parole di felicità per la sentenza. Un sentimento che ha anche dell’amaro, “Io trattato come una bestia da esibire” ma anche “non si può descrivere la violenza con cui la mia vita, politica e personale, è stata travolta e cambiata dall’arresto”.

Nel giorno dell’assoluzione giudiziaria arriva anche un’autoassoluzione politica. Luigi Di Maio attraverso una lettera al Foglio ha voluto chiedere scusa a Uggetti per la gogna mediatica a cui l’ex sindaco di Lodi è stato sottoposto da parte del M5S e della Lega. Di Maio utilizza parole inedite, figlie probabilmente del grosso caso giudiziario che sta colpendo il figlio di Beppe Grillo. “Tutte le forze politiche avevano il diritto di chiedere le dimissioni del sindaco, ma campagne social, sit-in di piazza, insinuazioni, utilizzo di frasi al condizionale che suonano come indicative, con il senno di poi, credo siano stati profondamente sbagliati. Una cosa è la legittima richiesta politica, altro è l’imbarbarimento del dibattito, associato ai temi giudiziari

Non si può che gioire leggendo queste parole di Di Maio. Prima Beppe Grillo diventa garantista per proteggere suo figlio da pesantissime accuse e si scaglia contro i media che “politicizzano”, adesso questo dietrofront sulla questione giustizialismo. E’ finalmente la rivoluzione che ci auspicavamo dalla politica, e di questo non posso che essere felice. Però non basta.

Non basta inquadrare gli attacchi ad Uggetti nella cornice delle elezioni amministrative del 2016, “una tornata […] senza esclusione di colpi” né predicare il “mal comune mezzo gaudio” (altri partiti fecero del becero giustizialismo su Virginia Raggi). Il Movimento 5 Stelle ha elevato la gogna mediatica a firma politica, cercando non solo la sconfitta dell’avversario per mezzi elettorali ma anche l’annientamento come persona pubblica. Le modalità sono cambiate con i tempi, così come anche le vittime: ricordiamo il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, ex M5S messo alla gogna per un avviso di garanzia, ma anche il caso Bibbiano trasformato in uno scandalo nazionale per delegittimare un partito rivale.

La questione non riguarda soltanto Di Maio. Furono tutti i vertici del MoVimento a portare Uggetti nella piazza pubblica e darlo in pasto alle masse. Talvolta non ci si vergognò di utilizzare vere e proprie fake news: disse che Uggetti aveva confessato i suoi crimini (talmente confessati da essere stato assolto).

Qui è quando @DaniloToninelli parlava del sindaco di Lodi del Pd arrestato per una turbativa d’asta “che ha confessato di aver fatto”. Ovviamente Uggetti non aveva “confessato” nulla, infatti è stato assolto.

Originally tweeted by Luciano Capone (@lucianocapone) on May 26, 2021.

Nel paese di Enzo Tortora non c’è spazio per il principio di “colpevolezza fino a prova contraria”. La storia di Uggetti dimostra come sia facile distruggere la vita di una persona e quanto difficile sia il processo riabilitativo per chi subisce la macchina del fango. Sapendo questo, i politici tutti dovrebbero andarci molto cauti in attacchi ferini contro chi si trova ad essere indagato ed utilizzare una linea garantista. Di Maio fa bene a scusarsi, ma non verrà mai indagato o perseguito per aver reso un inferno la vita di coloro che a causa sua sono finiti nel tritacarne mediatico. Perché è facile parlare da un piedistallo, scusarsi e cambiare idea quando a giudizio c’è la reputazione di qualcun altro.

Paradossalmente, in questa macchiettistica visione di morale e giustizia figlia della dicotomia simpatia/antipatia verso l’indiziato, c’è chi da Di Maio potrebbe pretendere delle dimissioni. Staremo a vedere se la sua posizione è realmente figlia di un pentimento o di una riflessione o se invece nasce dall’opportunità di salvaguardarsi adesso che è al governo, e quindi più esposto ad attacchi politici e giudiziari. Nel caso qualche presunto scheletro decidesse di fare capolino da un armadio.

Riccardo Paradisi

Etrusco con il salmastro nella testa. Cresciuto sulle sponde maremmane del Tirreno, ho vissuto a Siena, a Dublino e nel Montana. Ma, nonostante le culture conosciute e le opinioni raccolte, non sono ancora in grado di votare un partito che prenda più dello 0,3%. Alla fine, arresomi all'evidenza di essere più bravo a battere al computer piuttosto che a fare una X a matita, mi sono dato all'analisi politica per passione.

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