Dario Fabbri: “Biden a capo di un’amministrazione gestita dagli apparati”

Dario Fabbri: “Biden a capo di un’amministrazione gestita dagli apparati”
Intervista integrale a Dario Fabbri / da Youtube

Mercoledì 17 marzo, a poche ore dall’affermazione di Biden, secondo il quale Putin sarebbe un “killer“, abbiamo avuto il piacere di ospitare Dario Fabbri, coordinatore America di Limes, sul nostro canale Twitch. Poco più di un’ora di conversazione in cui abbiamo trattato alcuni dei punti salienti della geopolitica statunitense con la nuova amministrazione Biden.

Joe Biden può essere un riformatore come Lindon Johnson? “Questa è un’amenità“, Biden “è a alla testa di un’amministrazione più o meno con il pilota automatico, gestita dagli apparati“. Per Fabbri basta vedere le nomine tecniche nella scelta dei membri dell’amministrazione, primo su tutti Antony Blinken, figura selezionata per il suo expertise la cui lingua madre è il francese.

Poi la questione artico. “Gli Stati Uniti se ne sono sempre interessati poco perché di fatto controllano tutte le altre rotte commerciali“, ma il loro impegno nell’area crescerà nel prossimo futuro. Occorre spogliarsi dal velo di ingenuità con cui spesso vengono trattate le questioni ecologiche: “non c’è nulla di globale nel cambiamento climatico“. Per Fabbri, le potenze non sono tutte interessate a invertire il riscaldamento globale, alcune sono addirittura attratte dallo scioglimento delle calotte che potrebbero rivelare nuovi giacimenti di idrocarburi.

Spostandoci verso il Mediterraneo ed il Medio Oriente, Dario Fabbri rimprovera all’Italia il mancato controllo dello stretto di Sicilia, rotta indispensabile per l’Oceano Indiano. “Biden non sta pensando a cambiare la postura tattica nella zona” e la prospettiva è quella di un sempre maggiore interventismo turco. Ma è nel Medio Oriente che gli Stati Uniti hanno un bilancio in negativo per quanto riguarda gli interventi militari. Lì, applicando erroneamente la politologia alla strategia hanno tentato di utilizzare canoni occidentali nel processo di state building iracheno, fallendo.

Gli avversari designati, assieme alla Russia sono due: l’Iran da cui gli USA sono “ossessionati“, e la Cina. Già prima del summit di Anchorage fra funzionari esteri americani e cinesi, Dario Fabbri prevedeva che il dialogo si sarebbe incagliato sui diritti umani, cari solo a una parte di occidente. Una strategia chiara per compattare i dissensi interni contro un’entità estera incompatibili con i valori statunitensi.

Un’intervista che non potete assolutamente perdere nella sua versione integrale.

SpazioPolitico

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