Covid, il virus che ha smascherato i limiti delle società postmoderne

Covid, il virus che ha smascherato i limiti delle società postmoderne

(Foto in evidenza tratta da Il Messaggero)

Purtroppo la seconda ondata del virus è arrivata anche in Italia. La partita contro il Covid non è terminata, come speravano i più ottimisti, ma era solo finito il primo tempo. Adesso ci aspetta un lungo e gelido secondo tempo che potrebbe durare sei mesi, con l’augurio che non si vada pure ai supplementari. E mentre la tragedia si abbatte nuovamente su di noi, le polemiche non si placano. Di chi è la colpa di questa situazione? Il Governo accusa velatamente i cittadini, i cittadini accusano il Governo, il quale rilancia e accusa le Regioni.

Il valzer delle polemiche

È ancora presto per fare un bilancio delle varie responsabilità. Tuttavia è evidente che il Governo ha peccato un po’ di superficialità, specchiandosi troppo a lungo nei complimenti sulla gestione della prima ondata, arrivati persino dal Financial Times. La pessima organizzazione dei trasporti pubblici, le criticità legate alla scuola e l’incapacità di tenere a bada la movida hanno dato indubbiamente un importante contribuito all’aumento dei contagi. In questi mesi però toccava alle Regioni occuparsi del potenziamento degli ospedali, i soldi a quanto pare non mancavano, eppure non sono stati spesi. Questi temi saranno sviscerati fino alla nausea nelle prossime settimane sui giornali e nei talk. E ovviamente non ci faremo mancare il sempreverde e assolutamente non ideologico dibattito sul MES.

“Non ce n’è coviddi”

Il video della signora di Mondello è la perfetta rappresentazione di come una parte degli italiani ha passato l’estate. Dopo la fine del lockdown, tutti abbiamo cercato di riappropriarci delle nostre vite, un atteggiamento più che comprensibile, a patto però che ci fosse un po’ di buon senso. E invece molte persone non hanno saputo rinunciare alle vacanze in Croazia o in Grecia e alle serate in discoteca. Le mosse perfette per far risalire, seppur lentamente, la curva dei contagi. Cosa c’era di così difficile nel restare in Italia o nel passare le serate senza ballare? La risposta a questa domanda apre il vaso di Pandora dei mali della nostra società.

Un’apparente pace perpetua

Per circa trent’anni il Pil e i redditi sono cresciuti, più o meno, in tutti i paesi occidentali, procurando alti livelli di benessere materiale. Terminata la competizione Usa-Urss, il rischio di una guerra sembrava per sempre scongiurato. E anche se non mancavano episodi come la Guerra nei Balcani, il crollo delle Torri Gemelle e le due Guerre del Golfo, si trattava comunque di eventi che avevano ripercussioni lontane dall’Italia, che ci toccavano poco o nulla. La stessa Sars, che nel 2002 aveva colpito l’Asia partendo proprio dalla Cina, era stata vissuta come un evento passeggero, che aveva avuto effetti marginalissimi nella nostra penisola (4 casi, nessun decesso). Le guerre, la fame e appunto le epidemie, sembravano cose da libri di storia o al massimo da Terzo mondo. Questa sorta di “bolla” ha prodotto l’uomo postmoderno, che non sa rinunciare a nulla e a cui tutto è dovuto. Una mentalità che abbiamo introiettato tutti, chi più chi meno. Già la Crisi del 2008 aveva fatto scricchiolare le fondamenta di questo castello. Il Covid potrebbe lasciare solo le macerie.

La lotta di classe è di nuovo visibile

Carlo Bonomi, Presidente di Confindustria

Un altro elemento finito in soffitta con la fine del “Secolo breve” era il conflitto sociale. O almeno così hanno predicato dal 1989 moltissimi analisti ed economisti. Ma in realtà la lotta di classe è parte integrante delle società capitaliste. Non si tratta di un’affermazione veteromarxista, ma di una semplice constatazione. Negli ultimi trent’anni questo conflitto era diventato invisibile, sommerso nella crescita incessante delle nostre economie. Anche in questo caso, per dare una rispolverata ad concetto ritenuto obsoleto, era servita l’onda lunga della crisi dei subprime. Adesso, con le chiusure dovute all’emergenza sanitaria, è di nuovo sotto gli occhi di tutti. Del resto, il Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, è proprio un personaggio novecentesco…

Garantiti vs lavoratori autonomi

Fin da marzo l’Italia è si è spaccata in due. Da un lato le Partite IVA, che hanno subito e subiscono ingenti perdite economiche a causa delle restrizioni adottate dal Governo; dall’altra i dipendenti pubblici, che hanno percepito lo stipendio anche durante il lockdown. I primi hanno passato gli ultimi mesi a tirare fuori i peggiori stereotipi sulla burocrazia italiana; i secondi hanno dimostrato di essere troppo indifferenti nei confronti delle piccole aziende che sono costrette a dichiarare fallimento. Tuttavia questa dicotomia è falsa e fa comodo a quell’establishment (per usare una parola sbagliata ma di moda) che preferisce vedere una guerra fra poveri, piuttosto che pagare in prima persona il prezzo dell’emergenza sanitaria. Ma il punto più inquietante è un altro: cosa succederà quando finirà il blocco dei licenziamenti?

I negazionisti

Peggio di quelli che non hanno saputo rinunciare ad un’estate normale, ci sono quelli che negano l’esistenza del virus, i cosiddetti NoMask. Si tratta di persone che non riescono ad accettare la realtà, ovvero che in natura esistono dei virus letali per l’uomo fin dalla notte dei tempi. Preferiscono inventare chissà quale complotto, dire che è tutto parte di un piano, che la responsabilità è di qualche cattivone. Queste storielle in fondo sono molto rassicuranti, perché sottintendono che c’è qualcuno che ha il controllo della situazione. Ma non è così.

Dove finisce la libertà

Ma i vari complottisti non sono soli, sono stati appoggiati, a volte anche esplicitamente, dai sedicenti liberali. Coloro che hanno vissuto ogni minima restrizione come una violazione della loro libertà personale, finanche la mascherina. Coloro che per mesi hanno parlato di dittatura sanitaria. Coloro che sostengono che, in quanto liberi individui, se vogliono sono anche liberi di contrarre il virus e quindi possono infischiarsene delle regole. Dimenticando però il motto liberale più vecchio di tutti, ovvero che la libertà di ognuno finisce dove inizia quella dell’altro. Per cui no, nessuno può ignorare le regole, nessuno è libero di contrarre il virus, perché rischia di contagiare, e magari uccidere, il prossimo. Semmai la pandemia ci ha insegnato che il progetto degli anarchici, secondo cui il buon senso degli individui può sostituire lo Stato, non è realizzabile.

Un cambiamento inevitabile

Fatta questa panoramica sulla nostra società, bisogna guardare in faccia la realtà. Eccetto la Cina – a quanto pare – nessun paese è riuscito a fermare il virus. Abbiamo creduto che la tecnica potesse dominare tutto ciò che ci circonda, ma è un’illusione. È in corso una pandemia, il danno si può ridurre, ma non azzerare. Perciò è inutile girarci intorno, ci aspettano dei mesi molto duri. E quando finiranno, anche se cercheremo di tornare alla normalità, le nostre vite non saranno più le stesse. Il mondo intero sarà diverso da prima. Se non altro questa volta forse noi italiani riusciremo a risparmiarci le canzoni sui balconi. Che non facevano altro che dare ragione all’ormai vecchia Serie Tv Boris, secondo cui l’Italia è “un paese di musichette mentre fuori c’è la morte”.

Vincenzo Battaglia

Nato nella punta più estrema della penisola italiana, mi sono trasferito appena maggiorenne a Siena per studiare l'unica cosa per cui sentivo portato: Scienze Politiche. Se sono arrivato a scrivere in questo blog evidentemente la cosa ha funzionato, o almeno così pare.

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