Demagogia sanitaria

Demagogia sanitaria

Il precedente più rilevante di vaccino realizzato per contrastare un virus respiratorio è quello per la così detta influenza.

Ormai sappiamo, e dobbiamo credere a chi lo spiega, che i due virus (quello influenzale e il COVID) non sono tra loro paragonabili, dal punto di vista biologico, virologico. Purtuttavia, danno seguito a due fenomeni che hanno in comune almeno due aspetti: si trasmettono nella stessa maniera, e hanno l’identica caratteristica mutevole. Ambedue, una stagione dopo l’altra, si presentano in maniera molto diversa, tanto da aver costretto, nel caso dell’influenza, a una precisa e inequivocabile profilassi, che consiste nel somministrare uno specifico vaccino ogni anno, nello stesso periodo: non prima e non dopo.

 Il vaccino per l’influenza del 2018 non è lo stesso del 2019. Io non so nulla del come e del perché di tutto questo (anche se sta scritto, nel caso dei virus respiratori precedenti al COVID, su qualsiasi libro di medicina o enciclopedia, antecedenti a internet) esattamente come non so il perché un aereo si alzi dal suolo, voli e poi torni a terra. In un caso e nell’altro, però, non posso, non devo, eliminare dal novero del possibile, la conoscenza empirica dei due fenomeni, soprattutto se si è avuta la fortuna (di questo si tratta) di aver studiato qualche anno, di aver vissuto un certo numero di anni. Ho il diritto di non conoscere il come e il perché di un dato argomento (e il dovere di non intromettermi senza competenze) ma non ho quello di non sapere il suo modo di essere: la sua fenomenologia. Io noto che troppi sono concentrati sulla natura del virus, sulla sua maniera di diffondersi, sul vaccino (esperti da una parte e dilettanti dall’altra) mentre nessuno, in maniera diretta e senza fronzoli, affronta i gradi di razionalità, i livelli di concretezza, con cui si sta governando la crisi sanitaria e si sta usando il vaccino, che in questo quadro è il nodo più rilevante.

Tutti a parlare dell’aereo, dell’aereodinamica, ma nessuno che affronta la maniera con cui il pilota lo guida che, in ultima analisi, determina la riuscita o il fallimento sia della scienza aereodinamica, sia dell’ingegneria aereonautica. Fuor di metafora, io ormai sono certo che stiamo commettendo alcuni errori razionalmente identificabili, che nulla hanno a che fare con le scienze biologiche e mediche, ma con quelle politiche. Irrazionalità che nel caso della crisi sanitaria, riguardano la maniera di applicare le conoscenze biologiche e virologiche e la maniera di utilizzare un prodotto farmaceutico. Lascio stare le prime, che riguardano soprattutto la prima fase, ma non le ultime, quelle che concernono l’utilizzo del vaccino.

Quando a Gennaio si ebbe tra le mani questo prodotto farmaceutico, alcuni dati erano certi e non aggirabili.

1) Il prodotto non sterilizza (cioè non immunizzava a tempo indeterminato, come quelli del morbillo, del vaiolo, della polio, ma a tempo determinato, come quello dell’influenza).

2) Il prodotto è concepito e realizzato intorno alla versione del virus prevalente in quel momento, e non per le sue varianti future.

3) La somministrazione di questi vaccini, per permettere l’efficacia immunitaria promessa, va fatta in un tempo preciso che anticipi le condizioni favorevoli all’epidemia (da Novembre a Febbraio, in Italia): non troppo prima e ovviamente non dopo, altrimenti le difese sono efficaci quando le condizioni per l’epidemia sono basse o nulle, e inefficaci quando le condizioni sono alte e pericolose.

4) La base imponibile, se così si può dire, per raggiungere delle immunità di gruppo, non è più quella nazionale.

5) In Italia vivono circa sessanta milioni di abitanti, la giornata è fatta da ventiquattro ore, un mese da trenta giorni e un anno da dodici mesi. La maniera con cui si risolvono questi dati, non è biologica o medica, ma è scienza di governo. In questo senso, e in rapporto ai dati oggettivi che ho elencato, la scelta, di procedere, per tempi e dimensioni, a una vaccinazione di massa (in Italia e ovunque) senza criteri che non fossero quelli della sola priorità, è stata demagogica e irrazionale. Demagogica perché è servita a dare fiducia all’opinione pubblica. Irrazionale perché il risultato a oggi sembra scontato.

L’effetto dell’immunizzazione è insufficiente, a questo punto, per fungere da reale sbarramento alla diffusione del virus (perché fatta in un tempo troppo anticipato rispetto alle caratteristiche farmaceutiche certificate dallo stesso prodotto). La stessa terza dose, con cui si proverà a non far emergere questo problema, sarà fatta con un vaccino concepito per combattere un virus che forse non esiste più, sostituito da una sua evoluzione verso cui non avrà lo stesso effetto protettivo.

Questa terza dose, inoltre, funzioni o meno, avrà ragione d’essere reale e non solo umorale e demagogica, se si farà entro la fine di Novembre, al più tardi Dicembre, come avviene per quello influenzale, altrimenti, stando le cose dette in precedenza, per tutti quelli che la faranno dopo questa finestra temporale, sarà una forma di farmacologia demagogica. Questo vuol dire essere contro i vaccini o ritenere la vaccinazione inutile o, peggio dannosa? Secondo me no. Il quadro che ho riassunto descrive una sequenza di decisioni irrazionali che attengono alla scienza di governo e non a quella biologica o medica.

E’ la scienza di governo, infatti, che ha il compito, dopo aver definito tutti i dati oggettivi del problema (quelli che ho detto in precedenza, ma anche altri, di genere sociale ed economico) di fare scelte razionali. In questo caso esse consistono nel disegnare una campagna vaccinale possibile, e non una retorica e demagogica. Una campagna di vaccinazione razionale non consiste nello stabilire solo le priorità e un target: tutti i cittadini, compresi bambini e infanti. Una campagna di vaccinazione razionale deve tenere conto di tutti i dati sul tavolo, che insieme descrivono la realtà e non una sua astrazione.

Deve tenere conto del quando somministrare questo tipo di vaccino, e di conseguenza del chi lo deve fare tenendo conto della capienza temporale, oltre il quale, somministrarlo è un errore, cioè uno spreco di prodotto, di sforzi e di rischi che, per quanto bassi, non vanno corsi inutilmente, per via di scelte irrazionali. La scienza di governo è razionale non quando applica principi esatti ma astratti, senza tenere conto della realtà concreta, come spesso è lecito che facciano altre scienze, ma quando rende concrete alcune astrazioni trasformandole in ciò che è possibile, in un dato momento e dentro precise condizioni storiche. Credo sia giusto ripetere una cosa. Su una base di strumentazioni politiche astratte e sfuggevoli si sta perseguendo un obiettivo di sanità pubblica assoluta e irraggiungibile, almeno nella misura che retoricamente s’immagina. Le conseguenze non saranno mediche, perché questo virus diventerà, nel tempo, endemico, e sarà dimenticato. Saranno politiche, perché la gestione irrazionale dell’intera vicenda, in Italia e altrove, avrà affetti al momento non prevedibili nel dettaglio, ma certamente gonfieranno il consenso di chi approfitterà dello spirito vendicativo, d’insoddisfazione, già presenti in precedenza alla crisi sanitaria, ma che questa sta portando a maturazione, rendendola pronta per il raccolto.

Riflessioni del Prof. Isidoro Pennisi, docente presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria

SpazioPolitico

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