Coronavirus in Italia, il vero malato è il senso civico

Coronavirus in Italia, il vero malato è il senso civico

Il Coronavirus ha portato in Italia una situazione mai vissuta prima ma ogni generazione ha dovuto avere a che fare con momenti difficili: i più anziani sono stati testimoni dell’8 settembre 1943, c’è chi ha visto il rapimento di Moro e la strage di Bologna, chi ha ben impresse le immagini degli attentati a Falcone e Borsellino. Stavolta il nemico da combattere è un virus altamente contagioso e, mentre a chi è venuto prima si chiedeva di combattere il nazifascismo, di difendere l’Italia dal terrorismo rosso e nero, di schierarsi nella lotta alla mafia, adesso si chiede semplicemente di restare a casa sul proprio divano.

Un compito decisamente più facile da svolgere eppure l’italiano del nuovo millennio ha fallito lo stesso e alla fine è dovuto intervenire lo stato con misure drastiche per interrompere l’infinita spirale di idiozia che è iniziata quasi tre settimane fa con il primo caso di Codogno. L’immagine che la nazione ha dato agli occhi del mondo è quella di uno strano circolo vizioso: siamo partiti con gli scaffali vuoti dei centri commerciali, abbiamo concluso con i centri commerciali nuovamente affollati.

Nel mezzo – a dire il vero anche prima – ci sono le foto significative di un popolo: episodi di razzismo verso persone dai tratti orientali, assembramenti dai Navigli milanesi fino a Napoli, il fuggi fuggi continuo di persone dalle ‘zone rosse’ verso il resto d’Italia, la campagna pubblicitaria degli impianti dell’Abetone che invitava gli studenti universitari ad approfittarsi della situazione per farsi una sciata.

Ai microfoni delle televisioni va in scena la più totale noncuranza tra chi dice di essere tornato a casa dalla zona rossa e tra chi fa l’aperitivo “in barba al coronavirus” – e purtroppo anche in barba ai medici, ai volontari, agli infermieri che rischiano la vita in nosocomi sempre più affollati-. Vedendo tutto questo mi duole ribadire un concetto che ho già espresso.L’italiano medio è quello che per 365 giorni all’anno chiede “regole, ordine e disciplina” (in toni sempre più autoritari) e poi quando le regole ci sono fa come cazzo gli pare.

Marco Crimi

Senese, laureato in Scienze Politiche, collaboro con un giornale e scrivo per passione

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