Conte monopolizza la Tv per combattere la Rete

Conte monopolizza la Tv per combattere la Rete

Nella fiera delle vanità che siamo costretti a sorbirci giornalmente, sorprende che un Premier come Giuseppe Conte, di primo acchito defilato ed istituzionale, diventi lo Spartaco della lotta contro la disinformazione di massa. Lo show di ieri sera, entrato già nell’annovero dei momenti politicamente più chiacchierati dell’anno, è una nuova evoluzione della strategia comunicativa fin qui usata dal nostro Presidente del Consiglio. La battaglia, mai così caustica, è tutta fra Tv e Rete, monopolizzate entrambe da forze diverse ed opposte, entrambe non pienamente all’altezza del proprio compito.

“Devo fare nomi e cognomi”

La mela avvelenata del discorso alla nazione del Premier è stata senza dubbio la difesa, trasformatasi in duro attacco, nei confronti di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Infatti, i due leader, contrariati dall’accordo per contrastare la crisi trovato in sede di euro-gruppo, da un paio di giorni sono passati all’offensiva, accusando Conte e Gualtieri di aver commesso “alto tradimento” con l'”approvazione” del MES. La loro strategia comunicativa, atta a sollevare sentimenti di indignazione e rabbia verso il Governo, ha alimentato l’erronea percezione che il meccanismo europeo di stabilità sia figlio di questa maggioranza e che il suo inserimento nell’accordo di Giovedì significhi automaticamente il suo utilizzo.

I fatti, ovviamente, non sono questi. Il compromesso trovato in Europa è attaccabile da ogni fronte, è un pessimo accordo che non ci consegna strumenti aggiuntivi per combattere la crisi se non le misure già messe in atto: SURE, coinvolgimento della BEI e acquisto di titoli di stato italiani da parte della BCE. Il MES, attivabile alla bisogna, non ha condizionalità per le sole spese sanitarie, mentre il fumoso Recovery Plan da discutere in Consiglio europeo è soltanto un’evanescente promessa. I paesi del Nord Europa hanno agito come sempre, rimandando le decisioni difficili ad un futuro prossimo e legandole ad una volontà politica che, come sappiamo, è la più lenta ad agire.

L’accordo è stato forse il migliore che potevamo strappare dalla peggiore Unione Europea, ma fa acqua da tutte le parti. Eppure, invece di attaccare il merito, Salvini e Meloni si sono addentrati nel sentiero del MES, il più scivoloso dal momento che non fu né negoziato e né firmato dall’attuale esecutivo. Conte, attaccandoli in Tv, ha tentato di fare chiarezza su questa fake news. La Lega e Giorgia Meloni, in qualità di componenti dell’esecutivo che nel 2011 negoziò la modifica del TFUE (Trattato sul funzionamento dell’UE) per aprire le porte al MES, sono stati indicati come i veri padri nobili del meccanismo europeo di stabilità.

E’ Tv contro social

L’attacco di Conte ha funzionato a metà nei suoi contenuti. Il Premier ha sbagliato ad indicare Giorgia Meloni come Ministra nel 2012 (quando Mario Monti era già a Palazzo Chigi) e ha accuratamente evitato di accennare all’opposizione della Lega alla ratifica del MES nello stesso anno. Ma d’altronde, quando si parla di questo meccanismo, sarebbe più facile dire che quasi nessun protagonista di questa stagione politica ne è responsabile.

Sul piano della forma, però, Giuseppe Conte ha sbalordito. Già da settimane il Presidente del Consiglio si sta affidando alla Tv (e alla rete) per veicolare i propri messaggi alla nazione. Queste apparizioni, più volte considerate inusuali ed improprie, sono valse le accuse di doppiopesismo a quei giornali che hanno sempre attaccato Berlusconi e che adesso soprassiedono su Conte. E tuttavia, malgrado l’eccessivo protagonismo, queste comparsate sono servite al Presidente per illustrare la sua versione della storia, contro un sempre più serrato fuoco di fila fatto di grafiche e parole forti sulla rete. Ieri, però, il Premier ha sorpreso proprio ribellandosi a questa dinamica della comunicazione social, spezzando quell’alone di impunibilità che Salvini e la Meloni pensavano di possedere, nonostante la frequente propaganda forviante.

Il Presidente, commettendo quella che, per molti commentatori, è considerata una scorrettezza istituzionale, ha monopolizzato la Tv per combattere la rete, con cui le opposizioni stanno facendo la loro fortuna. Perché, se è vero che l’approccio personalistico alla comunicazione di Stato non è né auspicabile né corretto, è pur vero che non vi sono meccanismi che regolino la propaganda su internet, filtrandone i toni o i contenuti.

Eppure, rispondendo a reti unificate agli attacchi delle opposizioni, Conte ha spedito al mittente le accuse contro di lui, rendendo il “Mostro” di Salvini meno mostruoso. Si è scoperto rivoluzionario, capace di incarnare parte di un’utenza dei social che, giornalmente, cerca di smontare fake news propagandistiche, ottenendo indietro risposte livorose. Non è un caso che, le prime dichiarazioni dei leader dell’opposizione abbiano riguardato la forma “cesaristica” con il quale il premier si è rivolto alla nazione per compiere attacchi politici, e non i contenuti. Del resto è solo una guerra di comunicazione ed i meme nati sul discorso di ieri sera ne sono la riprova: dalla Tv, Conte ha veicolato un messaggio di impatto nella rete.

Sappiamo che oggi Salvini ha parlato con il Capo dello Stato per esprimere indignazione e che assieme alla Meloni stanno spingendo per avere un posto in Tv per poter replicare a reti unificate. Ma forse, come chiosa di questa guerra fredda fra Tv e Rete, fra Conte e le opposizioni, ognuno portabandiera del proprio monopolio di comunicazione, fa sorridere che si chieda il diritto al contraddittorio. Del resto, nell’Italia che viviamo, avere un faccia a faccia fra leader politici in televisione è visto come un evento e non come una normalità. E’ il bello di contraddire ed essere contraddetti da soli, in sedi separate, ognuno davanti alla propria telecamera, con la propria verità. Questo, in qualsiasi vocabolario guardiate, non si chiama dibattito.

Riccardo Paradisi

Etrusco con il salmastro nella testa. Cresciuto sulle sponde maremmane del Tirreno, ho vissuto a Siena, a Dublino e nel Montana. Ma, nonostante le culture conosciute e le opinioni raccolte, non sono ancora in grado di votare un partito che prenda più dello 0,3%. Alla fine, arresomi all'evidenza di essere più bravo a battere al computer piuttosto che a fare una X a matita, mi sono dato all'analisi politica per passione.

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