Cina vs Usa . Perché il Dragone non spaventa Washington. Parte 1

Cina vs Usa . Perché il Dragone non spaventa Washington. Parte 1

Lo scorso 1 ottobre, a Pechino è stato celebrato in pompa magna il 70esimo anniversario della Repubblica Popolare Cinese(RPC). In questo lasso di tempo i cambiamenti che hanno interessato la Cina sono stati a dir poco portentosi: il Dragone è passato da paese agricolo e sottosviluppato, con la sola forza demografica, a seconda economica del globo e primo esportatore. Durante la parata, che ha coinvolto 15.000 soldati e 740 fra aerei,elicotteri e veicoli blindati, sono stati sfoggiati i più sofisticati armamenti a disposizione dell’Esercito Popolare di Liberazione, fra cui missili ipersonici capaci di raggiungere gli Stati Uniti in poche ore. Già, gli Stati Uniti.

Se nel 1949 la priorità di Pechino era quella di garantire la propria sopravvivenza, sfiancata da anni di guerra civile fra comunisti e nazionalisti e poi dall’invasione giapponese, oggi i discendenti di Confucio non nascondono di ambire al primato mondiale, di sottrarre agli USA lo scettro di egemone entro il 2049, anno del centenario della Cina comunista ad opera di Mao Zedong. Se infatti il XX secolo è stato il secolo americano, il XXI dovrà essere quello cinese, almeno nelle intenzioni dell’attuale leader Xi Jinping, che con il suo mastodontico progetto infrastrutturale, commerciale e geopolitico delle Nuove Vie della Seta vuole porre fine alla Pax americana, vigente dal 1945 e rafforzatasi dopo il crollo dell’Urss, che ha visto Washington rimanere l’unica superpotenza globale.

Ma la Cina è davvero in grado di superare gli Usa? La domanda può sembrare superflua, dato che da parecchi anni c’è una fiorente ed influente letteratura ad alti livelli che argomenta come questo avvicendamento sia una mera questione di “quando” e non più di “se”. In questo articolo cercheremo però  di confutare questo fatalismo, analizzando la competizione sino-statunitense in più settori.

Partiamo dall’aspetto politico. Può sembrare marginale, ma lo stato di salute delle proprie istituzioni risulta un fattore determinante, a lungo termine, per tracciare la traiettoria di un paese verso il trionfo o la sconfitta. Nell’autunno 2017, il Congresso del Partito Comunsita Cinese ha abolito il vincolo dei due mandati, dando la possibilità a Xi Jinping di mantenere la sua carica apicale a vita. Sebbene “l’uomo solo al comando” infonda sicurezza nell’opinione pubblica,guardando alla storia della RPC, questa possibilità non appare incoraggiante: Mao Zedong aveva accentrato su di sé la maggior parte dei poteri politici, diventando una sorta di autocrate senza inibizioni,accentramento coinciso con un periodo terribile per la Cina, fra Grande Balzo in Avanti e Rivoluzione Culturale ; Deng Xiaoping, oltre alle riforme economiche, introdusse la collegialità decisionale e il vincolo dei due mandati, e in questi decenni la Cina è cresciuta in maniera prodigiosa.

Guardando agli Usa, anche se Donald Trump risulta una figura estremamente polarizzante, la ciclicità delle elezioni presidenziali e di quelle di midterm, oltre ai “pesi e contrappesi” codificati nella Costituzione Americana, garantiscono la possibilità di turnazione ai vertici dell’esecutivo, impedendo che quest’ultimo possa subire derive autoritarie. Gli Usa in quasi due secoli e mezzo di storia non hanno mai vissuto una dittatura, mentre la Cina è passata dagli imperatori ai “principi rossi”, non sempre illuminati.

Veniamo poi al lato economico, forse l’aspetto che ha goduto di maggiore risalto, a livello mediatico quantomeno. La Cina ha indubbiamente attraversato una transizione senza precedenti nella storia umana, eguagliando il PIL statunitense nel 2014 per parità di potere d’acquisto per superarlo probabilmente anche in termini nominali entro il 2025-2030. Ma le dimensioni del PIL non sono tutto: l’economia cinese resta infatti tremendamente dipendente dalle esportazioni e dal basso costo del lavoro, anche se in quest’ultimo aspetto sta soffrendo la concorrenza del Sud-est asiatico, dove i salari sono più bassi. La guerra commerciale avviata da Trump ha evidenziato le debolezze di un’economia troppo export-oriented che si scopre in affanno di fronte alle intemperie commerciali, similmente alla Germania in Europa

CONTINUA…

ANDREA MARROCCHESI

Andrea Marrocchesi

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