In memoria di Paolo Borsellino

In memoria di Paolo Borsellino

Il 19 luglio di 28 anni fa, in via d’Amelio a Palermo, il magistrato italiano Paolo Borsellino e cinque uomini della sua scorta cadevano vittime di un attentato perpetrato da Cosa Nostra. Data l’importanza del personaggio di Borsellino, abbiamo deciso di ricordare questo anniversario, tracciando un bilancio.

Una vita dedicata alla giustizia

Nato a Palermo nel 1940, Borsellino consegue la laurea di Giurisprudenza con il massimo dei voti. Nel 1963 superò il concorso per la magistratura e nel 1975 fu trasferito presso il tribunale del capoluogo siciliano. Qui Borsellino incontra Rocco Chinnici, direttore dell’Ufficio processi penali, assassinato nel 1983 da Cosa Nostra, ed il capitano dei Carabinieri Emanuele Basile, anch’egli vittima della mafia nel 1980.

Borsellino comincia ad occuparsi di indagini sulla mafia :l’amore per la sua terra e per la giustizia daranno vita ad un impegno contro la criminalità organizzata. In questi anni farà la conoscenza di un altro gigante della giustizia italiana: il giudice Giovanni Falcone, collega e amico fino alla morte.

Il 1984 fu un anno decisivo per il pool antimafia: venne arrestato Vito Ciancimino e si pente Tommaso Buscetta. Falcone e Borsellino furono trasferiti sull’isola dell’Asinara per preparare l’istruttoria del maxi-processo di Palermo, che inizierà nel febbraio 1986 per concludersi sei anni dopo. I numeri furono impressionanti: 475 imputati, 200 avvocati difensori, 19 ergastoli e 2665 anni di pene detentive cumulate.

Purtroppo, fra le “vittime” del maxi-processo mancava il più importante, condannato solo in contumacia: Salvatore Riina detto Totò, super boss di Cosa Nostra, noto per la gestione assolutista dell’organizzazione. Compresa la minaccia , Riina non perse tempo.

Nel maggio 1992 Falcone e Borsellino festeggiarono l’elezione del primo come super-procuratore a Roma per la lotta alla mafia, ma l’esultanza fu breve : il 23 maggio, a Capaci, Falcone fu ucciso da un attentato dinamitardo assieme alla moglie e alla scorta. Borsellino rimase molto scosso, ma decise comunque di proseguire il suo lavoro. Il 19 luglio si recò dalla madre per accompagnarla dal medico, ma purtroppo quella giornata si concluse come sappiamo.

La distruzione di Cosa Nostra

Totò Riina fu catturato il 15 gennaio 1993 dalla squadra speciale dei ROS Carabinieri, guidata dal Capitano Ultimo. Era latitante dal 1969. Da allora Riina trascorrerà la sua vita al 41-bis, fino alla morte nel novembre 2017, con una lunghissima eredità di sangue.

Analizzando retrospettivamente queste vicende, però, possiamo dirlo chiaramente: Totò Riina è morto da perdente. La sua mafia infatti è stata disarticolata, e dopo 30 anni non si è ancora ripresa.

E questo non solo grazie alla magistratura e alle  forze dell’ordine, che hanno sepolto  i vecchi sotto una montagna di ergastoli. La fine di quella mafia è stata resa possibile da vari fattori: l’evoluzione della società siciliana, la globalizzazione, il progresso tecnologico. Siamo passati dall’omertà a Facebook, dai pizzini a WhatsApp.

Il contesto a cui apparteneva quella mafia era quello di una società arcaica, rurale e chiusa verso l’esterno, per fortuna in larghissima parte scomparsa. La partecipazione è cresciuta esponenzialmente. Senza il ruolo di Borsellino e Falcone, questo cambiamento culturale non ci sarebbe stato.

La sfida delle nuove mafie

Il declino di Cosa Nostra ha spalancato le porte all’ascesa di altre due mafie : la Camorra in Campania e la Ndrangheta in Calabria. Questo cambio della guardia riguarda anche il modus operandi. Se Riina aveva  dichiarato guerra allo Stato. le nuove mafie hanno optato per una linea più assertiva.

La Camorra in Campania ha origini antichissime, risalenti al XVII secolo. Ma è alla fine degli Anni 70 che essa inizia ad espandersi seriamente, quando nacque la Nuova Camorra Organizzata, fondata da Raffaele Cutolo. Molti clan furono coinvolti in sanguinose guerre, fino allo smantellamento alla fine degli Anni 80, con l’arresto o l’uccisione di molti boss. Alla NCO sono subentrate altre “federazioni” criminali, come spiegato nel romanzo Gomorra.

La Ndangheta calabrese, già nota durante il Regno dei Borboni, solo nel 2010 è stata inserita nel Codice Penale all’articolo 416-bis. Si tratta  dell’unica mafia che opera in tutti i continenti, con un giro d’affari stimato in 50 miliardi di euro(oltre il doppio di McDonald) e articolata in oltre 160 cosche e almeno 4000 affiliati. Uno dei punti di forza della Ndrangheta è sicuramente costituito dai rapporti di sangue: difficile che possa spuntare un pentito come Buscetta quando di mezzo ci sono i familiari.

In sostanza, queste nuove mafie si basano molto meno sulla forza delle armi rispetto alla vecchia Cosa Nostra: la loro specialità è il riciclaggio di denaro, soprattutto grazie al narcotraffico. Controllano ampie porzioni di commercio, agricoltura, industria e appalti e servizi finanziari.

Speranza per il futuro

Se la globalizzazione ha segnato il tramonto della “vecchia” mafia, quelle odierne hanno saputo coglierne i benefici, diventando minacce meno sanguinarie ma comunque pericolose per i cittadini onesti. Ora più che mai sono pronte ad approfittarsi di quest’ultimi, in grande difficoltà a causa del coronavirus.

Ma ci sono ragioni per essere ottimisti. La mafia di Riina pareva imbattibile, capace di uccidere parlamentari,sindacalisti, militari e magistrati. Eppure è stata sconfitta. Anche oggi abbiamo giudici come Antonino di Matteo e Nicola Gratteri, che hanno dedicato la carriera alla lotta contro la mafia. Confische, sequestri e arresti sono cronaca ordinaria.

Si può ipotizzare che Borsellino, fosse ancora vivo, sarebbe felice di aver lasciato impresso un segno così forte . La mafia l’ha ucciso solo un ricordo. Lo stesso potrebbe succedere per quella odierna.

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

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