Biden e l’eredità di Trump: l’Atlantico al bivio

Biden e l’eredità di Trump: l’Atlantico al bivio

Mentre CBS e CNN annunciano per prime la vittoria del candidato democratico in Pennsylvania, in Europa è (nuovamente) tempo di riflettere. Come il risultato delle presidenziali statunitensi potrà influire sulla politica atlantica di Washington? Se Barack Obama aveva concentrato le attenzioni del Paese sulle difficili riforme di politica interna e sulla direttrice pacifica, la sfida elettorale tra Joseph Biden e  Donald Trump ha prospettato futuri nettamente differenti circa l’evoluzione del rapporto di solidarietà tra gli Stati Uniti e i suoi alleati europei. Ricalcando la storica frizione tra chi alla Casa Bianca vede nell’Unione un prezioso appoggio nel vecchio mondo e chi teme invece la crescente autonomia politica e commerciale dei partner di oltreoceano.

Trump esce di scena

Donald Trump, Presidente uscente degli Stati Uniti d’America

Il presidente uscente appartiene indubbiamente al secondo campo. Trump non ha mai fatto mistero della sua ostilità all’idea di un rafforzamento europeo che limiterebbe la supremazia politica e commerciale statunitense nell’emisfero occidentale.

Di qui una politica di aggressivo contrasto, volta a minare gli equilibri dell’Unione, aprendo nuove dispute ed esacerbando vecchi dissapori. Come il contenzioso Boeing-Airbus, risultato in una guerra commerciale tutt’ora in corso che è costata all’Europa circa 283 miliardi in dazi sui prodotti di esportazione. Solo in Italia gli export agroalimentari verso gli USA (terzo partner commerciale del Paese nel settore) sono calati del 10,2% nell’ultimo anno.

Più dazi all’Europa

Ma la lotta alle tariffe commerciali europee, che mira nel breve periodo a rafforzare le esportazioni nei mercati d’oltreoceano, si inserisce in un solco più ampio. La spregiudicata azione politico-ideologica è volta a riguadagnare influenza internazionale. Gioca sulle linee di frattura degli istituti sovranazionali e fa appello alle forze centrifughe dei nazionalismi europei.

I sovranismi si strizzano l’occhio

Lo strategico flirt del presidente uscente con i movimenti sovranisti d’Europa, da Farage a Salvini, Orban e Le Pen, prefigura un obiettivo politico ben preciso – il ritorno a un’Europa delle nazioni sotto l’egida benevola di Washington e l’arretramento dell’influenza di Bruxelles, bloccata in una battaglia su due fronti contro le pressioni di Washington e Mosca. Una vittoria di Trump avrebbe confermato tale trend per altri quattro anni, incoraggiando il blocco filo-russo di Visegrad e accentuando l’isolamento politico dell’Europa occidentale.

Biden cambia tutto?

Joe Biden Presidente eletto degli Stati Uniti d’America.

La vittoria di Biden apre quindi la possibilità di un deciso cambio di rotta. Storico esponente democratico e scelta “sicura” preferita al controverso Sanders, l’ex-vicepresidente appare incline ad adottare una linea politica di conciliazione e restauro degli equilibri transatlantici, incoraggiando la ripresa del dialogo multilaterale attraverso le istituzioni sovranazionali e allentando la pressione su Bruxelles: a favore perciò di un possibile avvicinamento strategico al Vecchio mondo contro le strategie destabilizzatrici russe e la crescente influenza della Cina.

Vecchi assi, nuove regole con gli Usa di Biden

Il ristabilirsi di un fronte occidentale unito resta tuttavia una prospettiva incerta. Se ha ottenuto significativi successi in politica estera (il più importante l’accordo tra Israele e gli Emirati Uniti in funzione anti-iraniana), l’amministrazione Trump lascia dietro di sé significative questioni di carattere ideologico, sociale e politico. Resta incerto il futuro della guerra commerciale intrapresa contro Pechino, così come il futuro del settore energetico nazionale al bivio tra il boom dello “shale oil” e le frontiere delle energie rinnovabili promosse dall’Europa.

La politica interna è prioritaria

In politica interna, la recrudescenza della storica questione razziale evidenzia le divisioni interne all’opinione pubblica. Ma il fattore più destabilizzante potrebbe rivelarsi proprio il presidente uscente. Sulla sua figura si scontra un’opinione pubblica polarizzata e che sembra destinata a rimanere un elemento cardine del nuovo fronte repubblicano, ancora in corsa per il Congresso. La domanda è se il veterano Biden, sulla soglia degli ottanta, sarà in grado di elaborare le accentuate contraddizioni di una società globale sempre più divisa e tradurle in una politica estera coerente. Il tempo lo dirà.

SpazioPolitico

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