Benedetto Craxi, detto Bettino

Benedetto Craxi, detto Bettino

(Pubblichiamo alcune riflessioni gentilmente inviateci dal Prof. Isidoro Pennisi, docente presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria)

Nell’analizzare la vicenda politica e umana di Bettino Craxi si deve fare a meno dei giudizi di valore sul suo operare, sugli spasmi morali e giudiziari e sulle esequie postume e riabilitative. Non è così che si valuta, si racconta, un’opera politica, così come sarebbe sbagliato valutare e analizzare le opere di Michelangelo eludendo la sola cosa che conta: la sua produzione pittorica, grafica e plastica.

La Politica è un’arte, non in senso figurato, ma per via di evidenze sostanziali. Produce un habitat innaturale ma storico per la vita collettiva e personale, da cui dipende il passaggio sulla Terra d’ogni singolo essere umano, nella sola volta in cui essa avviene. La Politica prende atto che prima ancora d’ogni soggetto esiste l’insieme da cui dipende. La politica produce un manufatto artificiale, in cui il destino di breve periodo dell’essere umano e quello genealogico, che lo precede e lo segue, stiano dentro lo stesso tracciato del tempo, in maniera non confusa e non divisa. Non esiste arte, materiale o immateriale, che non sia spregiudicata, nelle intenzioni, nei mezzi e nei fini.

Bettino Craxi è un leader politico e un uomo di potere spregiudicato, nel senso ontologico e non nell’oramai banale significato cui siamo abituati. Un politico è il portatore di un progetto politico, altrimenti è un semplice, anche se necessario, funzionario della politica. Un progetto politico ha la pretesa di ridisegnare il destino di una Polis specifica in un tempo determinato. Condizione necessaria per disegnare il destino di una Polis, era ed è conquistare e possedere un potere superiore e legittimo per poterlo fare, che può finanche permettere di modificare la Legge adeguandola al progetto politico da eseguire. Ragionare sulla biografia di un leader politico, quindi, vuol dire definire in modo preciso il suo progetto e valutare gli eventi della sua sconfitta o della vittoria, perché è dai due distinti esiti che derivano le conseguenze reali che, nel nostro caso, viviamo ancora oggi con inconsapevolezza inaudita. 

“Il Socialismo è il superamento storico del pluralismo liberale, non già il suo annientamento”. Un progetto politico si riassume in una frase, in cui sono presenti gli elementi di una storia di cui ci si assume il carico, sia i pericoli letali, che postulano un’eventuale sconfitta. Craxi non si assume il compito di trasferire la storia del Socialismo Italiano sul piano delle Socialdemocrazie Nord Europee. Craxi pretende di reiterare in maniera nuova e coerente con i tempi, i motivi che portarono alla scissione di Livorno del 1921. Craxi, senza averne forse la statura (ma chi potrebbe ancora oggi averla) sposa con convinzione l’eredità di Turati che egli riassunse nel suo intervento a Livorno, e che rimane tra le pagine migliori della nostra storia. Un intervento in cui la questione del riformismo è semplicemente periferica, mentre centrale e profetica è proprio la contrapposizione tra la strategia del superamento e quella dell’annientamento dell’ideologia Liberale. Superamento che secondo Turati è “opera quotidiana di creazione della maturità delle cose e degli uomini” che, se portata avanti nel tempo, sarebbe sopravvissuta al mito Russo e alla scorciatoia della Rivoluzione. Turati ha fede nei tempi reali della politica, che sono storici e non biografici, e intuisce il pericolo, tanto da profetizzare qualche cosa che oggi è radicale realtà: “la futura conversione dei comunisti al metodo democratico e gradualista”. Il superamento che Craxi immaginava, e per il quale si spese, però, presupponeva che l’equilibrio tra l’area liberale e democratica dell’occidente e quello del comunismo reale del blocco sovietico, desse il tempo necessario per attuarlo. Era dentro questa contrapposizione che era possibile coltivare il tempo del superamento. Egli poteva immaginare i tempi e i modi dell’implosione repentina della controparte del Liberalismo Democratico? Venendo a mancare la controparte, che implodendo riformulò se stessa producendo e imponendo riletture originali delle logiche del Liberalismo e del Mercato (basti pensare, a cosa siano, oggi, la Russia e la Cina) non solo si avverò la profezia di Turati, ma la conseguenza primaria fu che il progetto di Craxi crollò senza rimedio, e chiunque come lui lo incarnava fu ridotto all’impotenza affinché il progetto stesso fosse dimenticato. Non si fanno prigionieri nelle battaglie politiche ed è necessario cancellarne la memoria, utilizzando anche la falsa magnanimità.

Una cosa è il Socialismo Democratico, immaginato da Craxi (non un partito ma una società Democraticamente Socialista) altra cosa è la magnanima Terza Via, cioè quella maniera sottile con cui il Liberalismo Democratico ha semplicemente socializzato e reso accettabile la sua impronta ideologica ormai pervasiva e, in apparenza, inarrestabile. Quella di Craxi è una vicenda non unica nella storia e se ne potrebbero indicare altre del tutto simili. E’ una però, quella che voglio qui ricordare. Annibale Barca, come Craxi, da una posizione di minoranza, sapeva che non poteva cancellare Roma e il suo portato ideologico dal Mediterraneo, ma poteva contribuire a superarne le logiche sfidandola e ridimensionandola, coinvolgendola dentro una parziale sconfitta che potesse presupporne una trasformazione a misura di un’ecumene mediterranea equilibrata. Poteva Annibale immaginare che, al contrario, quel tentativo avrebbe rotto un equilibrio dentro la stessa Repubblica, tra i fautori di un’egemonia culturale e civile del modello romano e coloro, che già bramavano, senza ancora averne le possibilità, la vocazione Imperiale?

Craxi, come Annibale, con una forza modesta ma inedita nel panorama politico italiano ed europeo, vince con impeto e capacità tattica tutte le battaglie politiche che lo porteranno a governare il Paese ma, come Annibale, a un certo punto s’impantanò in rapporto all’obiettivo strategico, sino a dover combattere la sua ultima battaglia imprevista sul piano giudiziario. Craxi, come Annibale, si batté con la furbizia e con ogni mezzo possibile ed eticamente discutibile, trionfò e sbaragliò tutti vincendo la sua personale Battaglia di Canne quando riuscì, con una percentuale di consenso bassa, a diventare Presidente del Consiglio in un Paese dove esisteva la Democrazia Cristiana. Pure Craxi, come Annibale, andò incontro, alla sua Battaglia di Zama, quando la Giustizia e la Legge chiesero conto. Sia chiaro: in ambedue i casi, coloro che li chiamarono all’ultima battaglia erano legittimati a farlo. Non fu un complotto quello di Scipione a Zama, come non lo fu quello della Giustizia Italiana che, ormai libera dai lacci che ne guidavano l’opera, semplicemente tornò a fare il suo normale lavoro. Non furono complotti, ma in un caso e in un altro, Scipione e la Giustizia Italiana, inconsapevolmente, furono gli strumenti per eliminare due distinti progetti politici e i suoi leader. Infine, trovo realmente sciocco il tempo e le parole spese per distinguere un esilio da una latitanza. I due termini, estrapolati dalla soggettività, sono sinonimi sostanziali, perché chi fugge, lo fa sempre da una Legge, scritta o meno (e conta poco se essa è costituita oppure arbitraria) che nel vigere non fa altro che reprimere chi la viola. Bettino Craxi si sottrasse a quest’ultima fase consuetudinaria, che vive chi perde una battaglia politica e di potere. Per questo motivo, ho sempre trovato deboli le sue recriminazioni, però ovvie e legittime le sue azioni, tutte tese a rimanere libero anche se sconfitto, secondo la Legge eterna degli Dei e non quella della Città (come ricorda Antigone).

La Legge Romana inseguì Annibale per tutto il Mediterraneo e l’Oriente, sino a quando a Libyssa fu lui a decidere di lasciare questa vita. “Libero volontariamente con il veleno il popolo Romano dal lungo affanno d’attendere la morte di un vecchio”. La Giustizia Italiana fece lo stesso con Craxi, fino a quando, a Hammamet, fu la sua vita a decidere di lasciarlo.

SpazioPolitico

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