L’Africa profonda e la pace impossibile

L’Africa profonda e la pace impossibile

L’Africa profonda ha colpito ancora, violenta e inaspettata. Il teatro dell’ultima tragedia è la Repubblica Democratica del Congo, incastonata nel cuore del Continente Nero.

Questa volta le vittime mietute sono due servitori dello Stato italiano: l’ambasciatore a Kinshasa, Luca Attanasio e il carabiniere della scorta Vittorio Iacovacci. Anche il loro autista, congolese, è stato ucciso.

Erano li per una missione tanto nobile quanto probabilmente impossibile: stabilizzare il Congo. Ma andiamo con ordine.

Tragedie umane..

L’ambasciatore, il carabiniere e l’autista sono stati uccisi mentre si stavano recando a Goma, capoluogo della regione orientale del Kivu,. Lì il diplomatico 43enne originario di Saronno avrebbe dovuto visitare un programma di distribuzione alimentare per le scuole.

 Il veicolo era infatti del World Food Program, un’agenzia delle Nazioni Unite con sede a Roma che assiste circa 100 milioni di persone in 78 paesi, attraverso programmi alimentari. Sforzi che sono valsi il Nobel per la Pace lo scorso anno. Sul convoglio c’era anche un terzo italiano, Rocco Leone, vicedirettore del WFP in Congo, scampato per miracolo.

..e umanitarie

La regione del Kivu non è purtroppo nuova ad eventi truculenti, a causa degli scontri fra milizie ed esercito e anche delle attività dei contrabbandieri.

Da aprile 2017 ad oggi si sono registrati 1875 morti e 750 rapimenti per riscatto. In questa regione al confine con il Ruanda la guerra intestina all’inizio di questo secolo( strascico di una iniziata nelm 1996-97) si era interrotta con un trattato di pace. Accordo che i ribelli di Laurent Nikunda, ex generale di Kinshasa, hanno subito calpestato.

L’ex colonia belga è bersagliata da innumerevoli disgrazie, fin dall’indipendenza ottenuta nel 1960.  Dall’emergenza sanitaria dell’Ebola, povertà estrema, penetrazioni islamiste, e la “maledizione delle risorse”. Infatti, oltre a oro,diamanti e avorio, ci sono anche cobalto e coltan, indispensabili per la fabbricazione dei dispositivi tecnologici al nostro servizio.

Vale la pena ricordare come il Congo, fra il 1885 e 1908, fu teatro di spaventose atrocità ad opera del re Leopoldo II del Belgio, che gestiva la regione come proprietà personale e causò 1 milione di morti per via dello sfruttamento nell’estrazione di caucciù, fondamentale per la gomma.

La stessa guerra civile del 1961-65, conclusasi con l’affermazione del dittatore Mobutu , ebbe fra le cause lo sfruttamento dei giacimenti del Katanga.

Un doloroso precedente

Per tutti questi motivi l’Onu è attivo, come forza di peacekeeping e interdizione, tecnica che però genera spesso nuove divisioni. Noi italiani ci ricordiamo l’eccidio di Kindu, quando nel 1961 furono trucidati 13 nostri aviatori .

All’epoca il Congo era in piena guerra civile ed i militari italiani operavano nel contesto di una missione onusiana, salvo poi essere scambiati per mercenari europei e massacrati da dei ribelli.

Come accaduto per l’ambasciatore Attanasio, anche all’epoca di certo non inseguivamo oro e diamanti, ma solo di creare migliori condizioni di vita per gli autoctoni.

Amare conclusioni

Gran parte dell’Africa è instabile per propria natura, cui si aggiungono motivi ormai ben noti e discussi. Regioni come il Congo restano sicuramente nel cuore di chi le ha visitate, come accaduto all’ambasciatore.

Semper aliquid novi Africa adferre scriveva qualche tempo fa Plinio il Vecchio. Ed è vero, l’Africa riserva sempre nuove sorprese. Peccato non siano(quasi)mai positive.

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

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