Arroganti e spocchiosi, il declino M5s passa da Morra e risorge con Dibba (forse)

Arroganti e spocchiosi, il declino M5s passa da Morra e risorge con Dibba (forse)

Dalle stelle alle stalle

Il Movimento 5 stelle sta attraversando la crisi più buia e profonda dalla sua esplosiva nascita il 4 ottobre 2009. Se il visionario imprenditore Gianroberto Casaleggio ed il comico Beppe Grillo avessero avuto la possibilità di vedere anticipatamente il mutamento della loro creatura politica, forse si sarebbero volentieri risparmiati la fatica.

Entrambi infatti nei loro rispettivi ruoli hanno contribuito a portare al potere una classe dirigente caratterizzata dall’invidia sociale, dalla supponenza, dall’arroganza. Personaggi senza alcuna esperienza, privi di qualsivoglia tipo di cursus onorum politico-amministrativo si sono ritrovati catapultati nel giro di un decennio in Parlamento ed in seguito nei dicasteri più importanti. Un scalata incredibile, da sogno, dalle stalle alle stelle in questo caso anche se visti alla prova del governo ma anche della quotidiana dialettica parlamentare i grillini sembrano aver comprato il biglietto di ritorno assai in anticipo.

Di Battista: il principio e la fine

C’ proprio lui al centro dei pensieri e delle preoccupazioni del partito penta – stellato negli ultimi mesi. Da essere considerato la più preziosa delle risorse il buon Dibba si trova oggi nella condizione, profondamente ingiusta per la verità, di apparire come un pericoloso e sovversivo eretico, un irresponsabile che mina le già instabili basi sulle quali si regge il governo Conte.

Sembrerà strano dirlo ma Alessandro Di Battista ad oggi rappresenta l’anima per quanto possibile maggiormente coerente all’interno del Movimento. Non si può essere etichettati come controproducenti se si fa sommessamente notare che l’alleanza con il Partito Democratico è totalmente fuori dalle corde del grillismo che conoscevamo anche solo due anni fa.

È ingiusto insultare scompostamente “i tre quarti della palazzina del Dibba” come ha fatto Roberta Lombardi ospite di Corrado Formigli a Piazzapulita, rispondendo alla equiparazione del M5s all’Udeur  di Mastella. Di Battista in quel caso si riferiva all’attaccamento alla poltrona da parte dei parlamentari penta stellati, innegabile se riflettiamo su proposte come quelle del “mandato zero” per arginare la granitica e sacra regola del limite dei due mandati.

Forse però non è tanto il Movimento 5 stelle ad essere mutato, forse è proprio Dibba che è cambiato agli occhi dei suoi compagni di viaggio: proprio come recitava il titolo di un film dell’attore toscano Leonardo Pieraccioni “Il Principe e il Pirata”, così questa sembra essere l’evoluzione obbligata di Di Battista all’interno del suo movimento.

Oro, incenso e Morra

Non è tutto oro quel che luccica dice il popolare proverbio, per questo il Presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra nel perenne tentativo di incensarsi con il suo linguaggio forbito e la sua proverbiale calma che molo spesso diventa flemma, non è comunque riuscito a sfuggire alla sua vera natura, quella dimostrata negli ultimi giorni con le sue dichiarazioni decisamente poco eleganti sulla regione Calabria e sulla defunta governatrice Jole Santelli.

Nei giorni scorsi il senatore grillino ha detto in riferimento alla Santelli che era noto fosse una malata oncologica grave e nonostante questo i calabresi l’hanno votata lo stesso, trovandosi adesso in una condizione politica complicata e soprattutto senza una guida. Riguardo a questa uscita ben poco si può dire in quanto si commenta da sola: in primis le condizioni di salute di una persona sono un fatto privato; in secondo luogo quando Jole Santelli si è candidata non credo avesse la certezza che sarebbe deceduta solo qualche mese dopo, legittimamente aveva la speranza ed il sogno di potercela fare e nessuno si deve permettere di dire “No, le probabilità che tu sopravviva sono poche, non ti devi candidare, non devi lavorare”. Chiunque sa quanto sia importante il lavoro e l’occupazione in momenti così delicati e complessi.

La seconda uscita a vuoto riguarda il commento all’arresto del presidente del consiglio regionale calabrese Domenico Tallini. In questo senso Morra ha detto che il popolo ha la classe politica che si merita. Quest’ultimo ragionamento è davvero curioso. Senza ovviamente fare nessun tipo di parallelismo con la vicenda di Tallini accusato di reati molto gravi, non credo tuttavia che gli elettori del M5s sognassero un partito che dopo aver detto “mai alleanze” ne ha fatte due nel giro di due anni (Lega e PD); difficilmente un elettore grillino avrebbe messo il segno sul movimento se avesse saputo dello stratagemma “mandato zero” e poi la vicenda Ilva, il Tap, il cambio di opinione sulla UE, così tanto per fare degli esempi ma si potrebbe continuare a lungo. Credo fortemente quindi che anche se si aspettavano altro, anche gli elettori penta – stellati si sono (meritati) ritrovati questo scenario.

Mai quindi come in questo momento è evidente che la sciagura del Movimento 5 stelle sia iniziata proprio con il principio: istanze eccessivamente utopistiche, promesse impossibili, dialettica arrogante e spocchiosa, supponenza. Per tale motivo i due protagonisti del seguente articolo lo sono anche della tragicommedia in atto all’interno del grillismo e mai come adesso i grillini devono aggrapparsi alle parole di un uomo di stato di razza quale Winston Churchill per intravedere un nuovo orizzonte: “ Ora questa non è la fine. Non è nemmeno l’inizio della fine. Ma è forse, la fine dell’inizio”.

Lorenzo Marretti

Commenta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: