Lockdown per anziani, isolare vite per proteggerle(?)

Lockdown per anziani, isolare vite per proteggerle(?)

Con un nuovo lockdown che diventa sempre più probabile, nell’ultimo Dpcm si è avanzata l’ipotesi di introdurre delle limitazioni per gli anziani over 70, ritenuti particolarmente vulnerabili al Covid 19 .

Questa possibilità è stata verosimilmente formulata a seguito di un recente studio dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi).

Alternativa intermedia

Secondo Matteo Villa, autore di questa ricerca, se costringessimo gli anziani all’isolamento protettivo salveremmo un numero enorme di vite.

Un nuovo lockdown avrebbe ripercussioni terrificanti su un sistema economico già in pesante affanno. Tuttavia, lasciar  circolare liberamente il virus avrebbe un costo umano spaventoso, stimabile in almeno 430.000 morti ed oltre 100.000 ricoveri in terapia intensiva qualora venisse contagiato il 70% della popolazione nazionale (42 milioni di persone) soglia per la famigerata immunità di gregge.

Tale proposta va dunque intesa come un compromesso fra i due estremi, uno socioeconomico e l’altro sanitario, da non scartare aprioristicamente.

Le fasce vulnerabili

Il fatto che il coronavirus colpisca in larghissima misura persone anziane e clinicamente compromesse non è una novità. Gli ultimi dati dell’Iss parlano di un’età media pari ad 80 anni, con il 63,6% delle vittime che aveva almeno 3 patologie pregresse.

L’82% dei  defunti per Covid aveva almeno 70 anni, il 94% più di 60. La letalità (rapporto morti/contagiati) cresce esponenzialmente con l’età, passando da 5 persone su 10.000 nella fascia 30-39 anni a ben 7 persone su 100 fra gli ultraottantenni. Isolando gli over 80, dunque, si dimezzerebbe la mortalità (rapporto morti/popolazione generale), secondo lo studio dell’Ispi. Isolando anche gli ultrasessantenni, la mortalità sarebbe di 10 volte inferiore.

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Se la matematica non è un’opinione...

Ipotizzando un contagio del 70% e quindi il raggiungimento della herd immunity nella popolazione under 60, gli infetti sarebbero 29 milioni ma i numeri dei decessi e delle ospedalizzazioni sarebbero decisamente migliori: 43.000 morti anziché 430.000 e una riduzione di circa il 75% della pressione sulle strutture sanitarie, dato che i tre quarti dei ricoverati in terapia intensiva ha oltre 56 anni.

Un lockdown selettivo per fasce d’età permetterebbe di limitare i danni produttivi: solo il 9% della forza lavoro in Italia ha oltre 60 anni, circa 2,3 milioni di persone. Se si considerano solo gli over 65, si scende ad appena 600.000 unità.

Tutto molto bello. Ma..

Nonostante dei benefici( o comunque dei costi minori) che delle restrizioni basate su criteri anagrafici porterebbero, c’è un rovescio della medaglia, come segnalato dallo stesso Villa nella sua analisi. Anzi: ce ne sono diversi. Aumentare la circolazione del virus tra i più giovani renderebbe più rischioso ogni eventuale contatto fra nonni e nipoti, ad esempio. 

Vi è poi un problema logistico impervio: un cambio d’abitazione diventerebbe impensabile e gli hotel adibiti a nosocomi si trasformerebbero in focolai al pari delle Rsa. Gli ultraottantenni costituiscono il 7,2% della popolazione, gli over 70 circa il 17%. Si tratta di numeri importanti, che rende molto difficile evitare il contagio con parenti o persone che li assistono.

C’è poi la componente etica: è difficile e anche comprensibile che gli anziani abbiano difficoltà ad accettare l’isolamento in casa, lontani dai propri cari, in attesa del mitologico vaccino o comunque di una terapia funzionante.

Questo virus si comporta un pò come una leonessa: aggredisce gli elementi più deboli del branco di antilopi. Spetta ai più forti tutelare chi non è abbastanza forte da farlo individualmente.

Andrea Marrocchesi

Nato e cresciuto a Siena sulla pietra serena, qui ho svolto i miei studi fino all'Università, dove ho conosciuto degli splendidi amici e colleghi(Scienze Politiche alla fine serve a qualcosa). Sempre critico verso la classe dirigente nostrana, ho deciso di utilizzare questo malcontento per fare qualcosa di utile, cercando di appassionare coetanei e non alla politica. Gran viaggiatore(mi manca l'Antartide fra i continenti), appassionato di musica classica e arbitro di calcio: quest'ultimo aspetto denota la mia propensione a decidere anche rischiando di rimanere antipatico.

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