Anticorpi monoclonali, cosa sono e come ci possono aiutare contro il covid

Anticorpi monoclonali, cosa sono e come ci possono aiutare contro il covid

Negli Stati Uniti ci si è curato l’allora presidente Donald Trump e da noi è iniziata la somministrazione da qualche settimana, dopo il via libera dell’Aifa. Nella lotta contro il covid gli anticorpi monoclonali costituiscono un’arma in più, da integrare con la campagna vaccinale.

Anticorpi monoclonali, cosa sono e come funzionano?

Vengono usati da tempo in ambito clinico per scopi diagnostici e terapeutici, molto prima di questa pandemia. Sono sfruttati contro patologie oncologiche, ematologiche e autoimmuni. Nel caso del covid gli anticorpi si legano alla proteina spike che il virus per entrare nelle cellule, fermano il suo ingresso e bloccano la riproduzione.

Ad ora in commercio, come ricorda l’Agi, ci sono il mix di Regeneron e i farmaci di Eli Lilly (prodotti in Lazio).

Su questi ultimi possiamo ricordare che la casa farmaceutica, a gennaio, aveva annunciato che, in uno studio di fase 3, il cocktail con gli anticorpi bamlanivimab ed etesevimab insieme “aveva il potenziale per ridurre significativamente i ricoveri e i decessi dei pazienti Covid ad alto rischio” .

La cura ha ricevuto anche degli stop. Il più recente è stato a fine marzo, quando l’Fda americana ha bloccato l’anticorpo bamlanivimab, prodotto appunto da Eli Lilly, “dato l’aumento sostenuto negli Stati Uniti delle varianti virali di Sars-CoV-2 resistenti a bamlanivimab somministrato da solo”

La sfida italiana, “gli anticorpi più forti del mondo”

“I nostri monoclonali sono i più potenti al mondo. Volevamo qualcosa che potesse essere dato con un’iniezione anche da un paramedico” .

Durante una lectio magistralis tenuta a Siena, lo scienziato Rino Rappuoli non ha usato mezzi termini per parlare di quella che è una promessa tutta italiana (anzi con una nota d’orgoglio direi tutta senese): quella degli anticorpi del Mad Lab di Toscana Life Sciences che saranno prodotti da Menarini e che dovrebbero arrivare a inizio estate( da poco è iniziata la sperimentazione clinica).

Rappuoli sta coordinando questo progetto. Intervistato a Otto e Mezzo su La 7, il microbiologo aveva affermato che i suoi farmaci “potrebbero risolvere il problema della saturazione degli ospedali e delle terapie intensive” ed ancora, sulle varianti del coronavirus, “i nostri monoclonali sono efficaci contro le mutazioni inglese, brasiliana e sudafricana” .

Una scommessa su cui hanno puntato il ministro della Salute Roberto Speranza e l’ex-commissario per l’emergenza covid Domenico Arcuri. A inizio marzo è stato siglato il patto per lo sviluppo degli anticorpi monoclonali contro il Covid con un investimento complessivo di oltre 38 milioni di euro, con oltre 26 milioni di risorse pubbliche – 25,5 dal Mise e 500mila dalla Regione Toscana – . Nel patto è stato previsto anche l’inserimento di Invitalia nel capitale sociale di Tls Sviluppo.

 L’accordo prevede “100mila dosi per persone malate di covid-19 per poi arrivare a 200mila dosi”, così aveva detto il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.

Marco Crimi

Pubblicista, senese, laureato in Scienze Politiche, collaboro con un giornale e scrivo per passione

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