Ho visto “Vice –L’uomo nell’ombra”

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Dick Cheney, se prima che gli dedicassero un film lo conoscevate già ci sono solo due opzioni: vi nutrite di politica 24 ore al giorno 365 giorni all’anno oppure siete americani. Richard Bruce Cheney, detto Dick, è colui che ha ricoperto la carica di vicepresidente degli Stati Uniti d’America durante una delle sue più discusse amministrazioni: quella di George W. Bush.

Non voglio stare ad ammorbarvi sui dettagli della trama o sull’ennesima trasformazione fisica dell’ottimo Christian Bale, non è il blog adatto e non sono io la persona giusta per farlo. Possiamo parlare di politica però. Di tutto quello che traspare, guardando il film, di questo clamoroso personaggio, per anni silenziosamente rimasto dietro le quinte del presidente Bush Junior, sicuramente quello che ne esce peggio in tutta la pellicola (emblematica la scena nella quale Dick Cheney, durante una cerimonia di partito, sta parlando con George H.W. Bush con quest’ultimo che tessa le lodi di suo figlio Jeb, mentre l’altro figlio George, ubriaco, rovescia a terra dei bicchieri di vetro). Ma anche cosa traspare di quegli Usa che erano solo qualche anno fa, colpiti nell’orgoglio da due aerei schiantatisi nelle torri gemelle e desiderosi di vendicarsi contro qualcuno o qualcosa.

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Con Clinton al governo Dick Cheney si è ormai praticamente ritirato dalla vita politica ed è amministratore delegato della Halliburton, multinazionale specializzata nello sfruttamento dei giacimenti petroliferi. Il film potrebbe non essere mai stato fatto se solo George W. Bush una domenica mattina non avesse chiamato Dick Cheney per chiedergli di fare da suo vice. Dick è riluttante ma poi fiuta l’occasione. È la sua grande occasione per fare il presidente degli Usa rimanendo nascosto. Si fa dare in gestione tutto; amministrazione, esercito, energia e politica estera. A Bush praticamente lascia solo le dichiarazioni in pubblico. Intanto forma la squadra di governo con i suoi di uomini e l’11 settembre 2001 prende definitivamente il controllo della situazione. C’è lui a dare ordini durante l’emergenza perché Bush è in una scuola elementare ad incontrare dei giovanissimi studenti. Cheney assume il controllo della situazione e inoltre per motivi di sicurezza non può più trovarsi nella stessa stanza di Bush. «Se esiste un per cento di probabilità che qualcosa costituisca una minaccia, gli Stati Uniti sono tenuti a reagire come se la minaccia fosse al cento per cento» sostiene dichiarando guerra ad Al-Qaeda. Ma gli americani non sanno cosa è Al-Qaeda, sono sempre stati abituati ad avercela con qualche Stato, non con una “semplice” organizzazione. Per Cheney è necessaria perciò una massiccia campagna mediatica contro l’Iraq perché sono loro che danno rifugio ai militanti di Al Qaeda. Inoltre il loro presidente detiene armi di distruzione di massa. Cosa succede dopo lo sappiamo tutti. Cosa non sappiamo, ma che nel film si vede, è come Dick Cheney si incontri periodicamente con uomini d’affari per “rendere liberi” dal controllo del presidente Saddam Hussein i molteplici pozzi petroliferi presenti in Iraq. Sarà infatti l’Halliburton a cedere, senza gara di appalto, molti giacimenti ormai liberi dopo la l’impiccagione del precedente proprietario.

Verità, scandalo, fantapolitica? Onestamente boh, ma il film merita e qualche spunto di riflessione mentre vai a riprendere la macchina al parcheggio te lo lascia. Non solo sulla gestione Usa dopo l’11 settembre ma sulla politica in generale. Come farla, chi la fa, chi la sa fare e chi non la sa fare. Chi ci crede e chi invece non ci crede per niente.

NICCOLO’ BELLUGI

Natale, i politici pubblicano e gli italiani commentano

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«Hai un terremoto a Catania, il fratello di un collaboratore di giustizia ucciso a Pesaro e pensi a fare il pirla con la nutella», «Crollano le case, assassinano i familiari dei collaboratori di giustizia ed il ministro dell’Interno mette le foto sui social manco fosse Chiara Ferragni»; sono quasi 10mila i commenti sotto la foto di Matteo Salvini pubblicata ieri mattina su Facebook e tutti recitano lo stesso mantra.

Il vicepremier voleva semplicemente dimostrare la sua vicinanza al popolo italiano tramite i suoi account social; un iter che, secondo qualcuno, gli persino fatto vincere le elezioni. Eppure si è trattato del solito tentativo di apparire sul web come una persona semplice che fa le stesse cose che fanno tutti gli italiani: bere vino, mangiare tortellini e fare colazione con pane e nutella. Stavolta però, prima di schiacciare “Condividi” avrebbe dovuto un attimo controllare le ultime news. “Il mio Santo Stefano comincia con pane e nutella, il vostro?” chiede. Continua a leggere

Organizzazioni di Nessuna Utilità – L’Onu

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Per la rubrica Organizzazioni di Nessuna Utilità oggi andremo alla “scoperta” dell’Onu, Organizzazione delle Nazioni Unite ma anche Organizzazione di Nessuna Utilità.

L’ente nacque con la Conferenza di San Francisco del 25 Aprile 1945 allo scopo di sostituire e prendere le veci della vecchia Società delle Nazioni che valse il Nobel per la Pace all’allora presidente statunitense Woodrow Wilson ma che, com’è noto, fallì miseramente il suo intento di mantenere la pace e prevenire lo scoppio di una eventuale seconda guerra mondiale. La SDN era infatti inserita in uno dei famosi 14 punti discussi alla Conferenza di “pace” di Versailles del 1919. E così, anni dopo, a Roosevelt venne l’idea dei “4 poliziotti” che stavano vincendo la Seconda Guerra Mondiale (che la stessa SDN avrebbe dovuto evitare, ndr) per fondare una nuova organizzazione, con lo stesso obiettivo della predecessora, i cui Membri Permanenti del Consiglio di Sicurezza sarebbero stati gli stessi stati vincitori della guerra: Usa, Regno Unito, Francia e Urss. Stalin, per paura di ricadere nell’orbita di un organizzazione prettamente atlantica, occidentale e filoamericana riuscì ad inserire nello stesso Consiglio di Sicurezza i cugini maoisti della Cina, che all’epoca inglobava ancora Taiwan. Continua a leggere

Ma…la Brexit?

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Eravamo tutti pronti; da allora in poi il 23 Giugno 2016 sarebbe stato per sempre ricordato come il giorno in cui “i britannici lasciarono l’Unione Europea”. Sarebbe presto diventata una data da ricordarsi a memoria, un capitolo futuro in un libro di Storia per le scuole ed il giorno esatto che sanciva, simbolicamente, il crollo dell’UE per l’euforia dei famosi “euro-scettici”. Ma come si dice, tra il dire e il fare ci sta di mezzo il mare. E guarda caso la Gran Bretagna è proprio un’isola.

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UN SOTTILE CONFINE

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Diciamolo subito: Mattarella può farlo. Citando l’articolo 92 della legge fondamentale italiana è il Presidente della Repubblica che nomina i ministri; vien da sé che, se non lo fa, il ministro in questione non va a capo di nessun dicastero. Ma in questi giorni gli articoli della Costituzione tirati in ballo si sprecano, al pari dei costituzionalisti. Oltre al 54, il 95, il 90, il 10, l’11 ed il 47 infatti, il più ricordato è ovviamente il primo, l’articolo numero 1, che al secondo comma dice che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione”. Ecco dove nasce il conflitto, ecco dove nascono le grida al “colpo di Stato” e alla “morte della Democrazia” che, leggendo le carte, suonano stavolta molto più giustificate di quanto non lo siano mai state in passato per altre situazioni. Ma quindi chi ha ragione? Gli #iostoconMattarella o i #MattarellaDimettiti? Sembra piuttosto che stavolta il confine tra il potere del Capo di Stato e il potere (dal gr. kratos) del popolo (dèmos) sia invece molto sottile.

Con ordine: se è vero che è il Presidente della Repubblica a nominare Presidente del Consiglio e ministri è altresì vero che, nel farlo, dovrà tenere per forza conto del voto democratico espresso dal popolo italiano. Se più del 50% degli italiani ha votato per Continua a leggere

C’ERAVAMO TANTO ODIATI

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“Son passate ‘9 settimane e ½’, non so chi tra Salvini e Di Maio fa Kim Basinger e chi Mickey Rourke, ma non è ancora successo niente” sono state la parole di Matteo Renzi questo Martedì su La7 quando, ospite di Giovanni Floris, ha detto la sua in merito alle possibilità della Lega e del Movimento Cinque Stelle di sciogliere lo stallo istituzionale post voto. Aldilà della frizzante ironia che contraddistingue il politico toscano, qui unita alla sua proverbiale e fenomenale abilità di stare in televisione, il bacio poi però, simbolicamente ovviamente, Salvini e Di Maio come i due protagonisti del film, se lo sono dati davvero. L’ex Presidente del Consiglio non lo sapeva ma Berlusconi il giorno dopo si sarebbe fatto da parte e avrebbe dato carta bianca al leader leghista per parlare, di nuovo, con quello pentastellato. Nota: Forza Italia non voterà la fiducia all’eventuale nuovo Governo. Uno spunto per poter fare libera opposizione. Continua a leggere