LA DESTRA CHE RISORGE IN SVEZIA CONTRO LE SCUOLE CORANICHE E LE NO-GO-AREA

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Sverigedemokraterna (SD) 17,6%.

E’ esattamente questo il risultato che campeggia su tutti i quotidiani, cartacei o online, di tutto il mondo. Questo è il dato che riportano. Il partito dei “Democratici Svedesi” ha raggiunto il 17,6%.

Da un lato e dall’altro il dato viene analizzato sotto lenti differenti. Per gli europeisti è una vittoria, il partito SD non è riuscito a spaccare la fatidica soglia del 20%, per i partiti “populisti” euroscettici il risultato è ottimo, considerando non solo che il consenso elettorale è aumentato di diversi punti percentuali rispetto alla precedente tornata elettorale, ma che offre un nuovo alleato solido ed incisivo nello scacchiere comunitario. 

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La nuova politica internazionale dell’Italia

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Charlevoix, 2018. Giuseppe Conte, nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri viene accolto da Justin Trudeau che fa gli onori di casa. Inizia la passerella con il bacia mano alla consorte, per poi muoversi al tavolo delle trattative, nel quale lo stesso Premier va a sedersi tra Juncker, Presidente della Commissione Europea, e Shinzo Abe.
E’ stato probabilmente il G7 più conflittuale di sempre, nel quale i partner europei hanno fatto muro nei confronti di Donald Trump, sempre più deciso verso la linea protezionistica non solo sull’acciaio ed alluminio, ma anche in futuro su altri beni di consumo. Il conflitto pare inevitabile.
In tutto questo, però, è proprio l’Italia che torna a giocare un ruolo saggio e “furbo”. Ai più attenti non sarà passato inosservato ciò che ha pronunciato Conte durante le varie dichiarazioni rilasciate alla stampa durante i giorni del Summit.
Vi è necessità di non solo reintrodurre la Russia nell’incontro dei potenti, ma di innovare l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), nella quale la Cina è entrata anni fa a titolo di paese emergente e nella quale, oggi, ricopre invece un ruolo decisamente più importante.

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DALLA SIRIA TORNANO VENTI DI GUERRA PER IL MONDO

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Venti di guerra soffiano di nuovo nel mondo. Probabilmente nulla di nuovo, qualcuno potrebbe dire, dato che dalla fine del bipolarismo in poi, il numero di conflitti è aumentato. Eppure, a questo giro di valzer, la questione sembra essere decisamente diversa, più intensa, feroce e sfrontata. Come sempre è la questione siriana a tener banco, una situazione che si prolunga e trascina ormai da troppo tempo tra Bashar Al-Assad ed i ribelli siriani, composti da una moltitudine eterogenea, forse troppo, di varie organizzazioni. Sebbene questa contrapposizione non sia proprio nuova, sta raggiungendo negli ultimi giorni picchi sempre più elevati. Ancora una volta, dopo Afrin, Bashar Al-Assad viene accusato di uso di armi chimiche sui civili, in particolare donne e bambini, scatenando l’ira di USA, Francia e Regno Unito. Dall’altra parte della barricata, invece, si posiziona la Russia che, ferma e convinta alleata del Presidente siriano, lo difende dalle accuse. L’opinione pubblica è spaccata. Da un parte c’è chi sostiene che l’uso delle armi chimiche sia ormai una prova certa, che si debba intervenire e chi invece contesta che il tutto sia una farsa messa in atto dai ribelli per obbligare le potenze occidentali ad un intervento militare fermo sul suolo siriano. Continua a leggere

Sono tornato. L’armistizio ha salvato il Fascismo

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Cassibile, 3 Settembre 1943.

Il Regno d’Italia, alla presenza del Generale e futuro presidente Dwight Eisenhower firma la sua resa. Le ostilità cessano nei confronti degli Alleati ed un’altra guerra inizia, quella al nazifascismo.
Di qui inizia una storia che tutti conosciamo. L’Italia sale sul carro dei futuri vincitori, divenendo la base operativa e logistica delle truppe alleate che risalivano verso il Brennero.
In Germania, invece, le cose sono andate decisamente in modo diverso. Nessuna pietà verso un paese che, per la seconda volta, si era trovato al centro delle questioni europee, al centro di una rottura di equilibri di portata epocale.
La Germania fu rasa al suolo. Si era completato il disegno di Hitler: “O Germania o niente”.  Di fatto, dopo la sua sconfitta la Germania non era altro che un cumulo di macerie, un paese dilaniato, deturpato, distrutto dai continui bombardamenti a tappeto. Continua a leggere

Noi giovani, una generazione a metà.

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“Non siamo capaci di farci ascoltare.”. Questa è la frase che rimbomba nella mia mente quando penso a noi giovani, alla nuova fascia di ragazzi che avanza di cui, più o meno fieramente, faccio parte. Purtroppo è la verità, non siamo capaci di elevare la nostra voce, per pigrizia, per frammentazione, perché non abbiamo coscienza di noi come un tutt’uno e non un singolo atomo che vaga nel mondo. E molti di noi si arrabbiano perché le istituzioni, la generazione dei nostri genitori, il potere ci ignora. Ed a volte mi viene da sorridere quando penso a questo. Il sorriso compare sulle mie labbra in modo naturale perché chi afferma questo, spesso anche io tra loro, non si ferma, non si volta ad ascoltare cosa i coetanei dicono, professano, discutono. Da un lato ascolti ragazzi impegnati, che si danno da fare per rettificare, correggere, protestare contro decisioni assurde, contro strutture marce che felicemente campeggiano sulle nostre teste. Ma basta girare la testa dall’altro lato e l’udito può beatamente collassare. Accese discussioni sui talk show, sui reality. E’ vero, non sappiamo farci ascoltare, ma non basta farlo, bisogna anche curare il contenuto. Perché se le bocche di molti nostri coetanei son piene di queste inutilità, lo affermo fieramente: è meglio non tacere. Continua a leggere

Tra precariato e flessibilità

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Troppe volte siamo testimoni di eventi che accadono e ci giriamo dall’altra parte come nulla fosse. Eppure questa volta no. Ciò a cui ho assistito mi ha colpito profondamente. Entrato in una agenzia immobiliare, in attesa del mio turno, un ragazzo sulla trentina era a colloquio per poter avviare una pratica d’affitto per un immobile, per sé e la propria compagna, un immobile umile che avrebbe però consentito loro di creare quell’autonomia ed agognata indipendenza che la nostra generazione tanto brama. Entrambi posseggono un regolare contratto a tempo determinato, figlio della attuale riforma del lavoro, ma per l’agenzia non basta. Sebbene il contratto in loro possesso fosse di cinque anni ed il contratto d’affitto dell’immobile a scadenza biennale la richiesta è stata la seguente: “C’è bisogno di un garante, i vostri contratti non assicurano gli standard di cui necessitiamo.”. Nonostante il ragazzo avesse più volte insistito assicurando della stabilità dei loro contratti quinquennali, nonostante avesse più volte sostenuto di avere eventuali risparmi per qualsiasi necessità la risposta è stata un secco no. Non avendo alcuno che potesse fungere da garante il ragazzo è uscito da quella stanza afflitto. Continua a leggere

#Top&Flop: Renzi il Sol Calante

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Matteo Renzi da Firenze, classe 1975, è stato nell’immaginario comune (e lo è ancora per molti) l’uomo della Provvidenza per la politica italiana. La sua ascesa è stata fulminante, forte, d’impatto. E’ impossibile dimenticare la sua scalata a Segretario del Partito Democratico, le parole famose “stai sereno” al Presidente Letta, così come le tante promesse fatte in qualità di Presidente del Consiglio. Il titolo di Flop, però, veste bene addosso a questo oramai non più giovane di belle speranze. Perché purtroppo di sole belle speranze egli si è fatto portavocee spesso senza poi tramutarle in azioni concrete. Ed anche quando queste soluzioni sfioravano il concreto, i cittadini non sembravano ritrovarsi in esse, mostrando ampie forme di dissenso nei suoi confronti. La visione “rottamatrice” di cui si faceva promotore e primo sostenitore all’inizio aveva coinvolto soprattutto i giovani, stanchi di doversi continuamente confrontare con una classe politica e dirigenziale occupata ormai da veterani, senza alcuno spazio di manovra per lo spirito innovatore e genuino della gioventù galoppante. La visione “rottamatrice” è piaciuta, forse un po’ meno a coloro che invece la poltrona non volevano abbandonarla ed a quei “vetusti” virtuosi che credono fortemente nel valore aggiunto dell’esperienza. Continua a leggere